di Pierluigi Ghiggini
30/8/2017 – Il castello di Toano è esistito davvero e i suoi resti sono venuti alla luce nel corso di una breve ma molto fruttuosa campagna di scavo condotta dal 31 luglio al 12 agosto nell’area della pieve di Santa Maria di Castello. Scavo condotto dall’Alma Mater Studiorum e diretta da Nicola Mancassola (dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna) in stretta collaborazione con l’ufficio Beni culturali della Diocesi di Reggio, e del comune di Toano.
E’ stata scoperta la torre del castello: lo scavo è arrivato a due pavimentazioni, una del 1.500 e l’altra del 1,200, e ancora sotto a due sepolture i cui resti saranno sottoposti all’analisi del carbonio 14 per stabilirne la datazione.
Trovati anche numerosi oggetti, tra cui monete e un bel puntale in bronzo dorato.
La pieve di Santa Maria di Castello è una delle più antiche della diocesi reggiana, attestata già nel 980 sotto il controllo del vescovo e passata successivamente nelle mani di Bonifacio di Canossa.
Una prima area di scavo è stata aperta in corrispondenza degli absidi della chiesa, al fine di porre in luce eventuali tracce di strutture precedenti.
Così – spiega il professor Mancassola – «si è rinvenuta un’abside più antica e più grande dell’attuale e i resti di un ambiente annesso (probabile sacrestia) costruiti tra il 1400 e il 1500. Tali resti rappresentano solo una fase della chiesa, visto che tali strutture furono costruite distruggendo alcune tombe del 1300. Con il proseguimento dello scavo nei prossimi anni si conta di raggiungere anche i livelli romani e quelli altomedievali così da poter comprendere la struttura della chiesa in quell’epoca».
Un altro settore di scavo è stato aperto lungo il perimetrale sud della pieve e ha messo in luce vari elementi. In particolare la torre del castello, «che non si conosceva per niente – sottolinea Mancassola – forse un primo elemento della fortificazione medievale, che ha avuto una lunga frequentazione dal 1200 al 1500 quando è stata abbandonata».
All’esterno della torre «è stata individuata una pavimentazione in grosse lastre di pietra che divideva la torre da un’ area di necropoli attorno alla chiesa.
Notevole il ritrovamento di monete, medagliette e croci votive, alcuni oggetti d’abbigliamento in bronzo (fibbie da cintura), ceramica da cucina, maiolica arcaica (della metà del 1300) e ceramica invetriata del periodo rinascimentale, olgtre a un puntale in bronzo dorato che ora dovrà essere studiato per una datazione sicura».

Di grande importanza sarà «lo studio delle varie sepolture rinvenute e la datazione al carbonio 14 di alcune di queste ossa, così da avere dati certi sul periodo in cui vissero».
Particolarmente soddisfatto anche il noto archeologo Iames Tirabassi che ha collaborato nelle fasi preliminari e allo scavo vero e proprio. «Ho inteso dare un contributo particolare all’interpretazione stratigrafica dello scavo, come all’assetto geomorfologico dell’area – spiega – L’esito della campagna è quanto di meglio ci si potesse attendere. Perché la pieve si chiama di Santa Maria di Castello, ma il castello non era mai stato trovato sino ad ora.
D’altra parte durante le ricognizioni abbiamo notato dei resti murari, e lì abbiamo aperto la trincea di scavo, cengtrando l’obiettivo. Ora si tratta di andare avanti, per individuare anche i resti del borgo circostante la fortificazione».