di Angelo Simonazzi
A distanza di oltre quarant’anni dell’assassinio del diciannovenne Sergio Ramelli di Milano, aderente al Fronte della gioventù che raggruppava i giovani del Msi, morto dopo 47 giorni di agonia in seguito alle ferite riportate nel corso di una violenta aggressione subita il 13 marzo 1975, mentre rientrava a casa, da parte di elementi di Avanguardia operaia, da socialista democratico quale sono sempre stato, rendo il dovuto omaggio a Ramelli, nella consapevolezza e convinzione che al di là delle diverse posizioni e convinzioni politiche ed ideologiche, a unire e affratellare gli uomini debba essere il loro essere tali e figli di Dio, men che mai la violenza, oggi a Bologna, per impedire la presentazione di un innocuo libretto biografico illustrato a fumetti sul povero §Ramelli.
Per certi personaggi, ancora giovani, della sinistra extraparlamentare o autonomi o dei centri sociali o no global, la vittima (come tutte le vittime di violenza politica) Sergio Ramelli, è soltanto una memoria proibita, una memoria dipinta.
Siamo purtroppo ancora ai tempi di “Quando uccidere un fascista non era reato…”.
Ma noi riteniamo che renderGli omaggio suia una cosa buona e giusta, assumendoci tutte le responsabilità umane, politiche e giuridiche, come ha fatto tempo addietro il giudice isrtruttore di Milano Guido Salvini durante il processo (lui uomo di sinistra), insieme agli avvocati Giuliano Pisapia (di parte civile) e Ignazio La Russa (difensore).
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.