8/7/2017 – Oltre 1500 reggiani ieri sera in piazza Prampolini a Reggio Emilia per ascoltare Ascanio Celestini. In occasione delle celebrazioni per i martiri del 7 luglio, il re dei cantastorie ha portato in scena “Che fine hanno fatto gli indiani Pueblo? Storia provvisoria di un giorno di pioggia”, uno studio di spettacolo con le musiche di Gianluca Casadei.
Un monologo in divenire dedicato agli ultimi della terra, «a quelle persone che spesso per noi sono soltanto numeri – ha spiegato Celestini nella sua introduzione – Con questo spettacolo cerchiamo di riconsegnare loro una vita, un nome e un cognome». L’evento, promosso e curato da Arci Reggio Emilia con il contributo del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con Cgil e Istoreco, si è aperto infatti con i nomi dei cinque martiri reggiani.
«Iniziare a pensare che le persone hanno anche un nome è un grande passo avanti. Spesso per noi i morti sono soltanto morti, ma un tempo erano vivi, avevano una faccia, un nome e un cognome. E nonostante siano morti, il loro nome esiste ancora, e anche la memoria di quella faccia. Nella canzone di Fausto Amodei dedicata ai martiri di Reggio Emilia quei nomi vengono fatti e viene riconsegnata un’identità a quelle persone».
Con questa serata insieme a uno dei più grandi narratori italiani Arci Reggio Emilia e il Comune di Reggio Emilia hanno voluto ribadire ancora una volta come i linguaggi dell’arte e della cultura siano il tramite con il quale stimolare riflessioni sui temi cardine della società e del contemporaneo. Lo spettacolo è stato reso possibile anche grazie al contributo di Boorea, Coopservice, Ccfs e Kopia service.