13/3/2017 – Già nell’aprile 2013 Giuseppe Pagliani, che era capogruppo del Pdl in provincia, interrogava la presidente Sonia Masini, per il cianuro rilevato nelle analisi delpercolato della discarica di Poiatica. “Come mai – scriveva l’esponente azzurro – dalle analisi del percolato effettuate dal Corpo Forestale dello Stato, di Rieti, si segnala la presenza di cianuro mg/l. 0,530, elemento chimico che non è mai stato segnalato dalle analisi pubblicate negli ultimi anni da Arpa e dal gestore della discarica”.
Pagliani inoltre chiedeva “come si intende procedere per valutare l’impatto ambientale delle emissioni di toluene, e relativi danni alla salute dei residenti compresi nell’area di almeno dieci km dalla discarica”.
Non solo: un mese più tardi Pagliani inviava a Sonia Masini una nuova interpellanza su Poiatica, relativa ai numerosi movimenti franosi in atto nel teritorio di Carpineti, chiedendo come fosse possibile in tali condizioni autorizzare la coltivazione del sesto loto della discarica.
Oggi il capogruppo di Terre reggiane, il primo ad essere intervenuto contro l’ipotesi di “chiudere” Poiatica con altre 860 mila metri cubi di rifiuti speciali, rilancia gli interrogativi di quattro anni fa sulla gestione della discarica. Interrogtativi che sono in un modo o nell’altro al centro dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia sul traffico illecito di rifiuti.
“Io già nel 2013 – scrive oggi Pagliani – in una interrogazione a risposta scritta chiedevo chiarimenti sulla qualità dei rifiuti che venivano portati in discarica a Poiatica. Le risposte dell’amministrazione guidata da Sonia Masini furono sempre evasive od inesistenti”
“Ancora una volta ribadisco l’esigenza di chiudere definitivamente quella discarica che per oltre 20 anni ha inquinato la montagna reggiana. Io e gli altri colleghi consiglieri sentimmo tutti a suo tempo le rassicurazioni concesse ai comitati da parte dell’amministrazione cui assessore era Mirko Tutino.
Oggi riprendiamo quelle rassicurazioni esplicite anche della regione Emilia Romagna, per ricordare a tutti che gli impegni degli enti furono precisi di chiusura”.
E aggiunge: “Le indagini dell’antimafia sono molto importanti in quanto per troppi anni riguardo a quel sito si sono rincorse voci gravi relative a materiali che in quella sede non sarebbero dovuti essere scaricati.
Io già nel 2013 con una interrogazione a risposta scritta chiedevo chiarimenti sulla qualità dei rifiuti che venivano portati in discarica a Poiatica. Le risposte dell’amministrazione guidata da Sonia Masini furono sempre evasive od inesistenti”.

Discarica Poiatica, 22 giugno 2014. A Quercioli di Sopra, area a ridosso della recinzione, il contatore Geiger segna 290 Nanosievert/ora
COSA E’ FINITO NELLA DISCARICA DI POIATICA? L’INTERROGAZIONE DI PAGLIANI DELL’APRILE 2013
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
OGGETTO: indagine sul biostabilizzato utilizzato in discarica, sulle irregolarità inerenti la tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti
PREMESSO che;
secondo la Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2006 n.1996, -Regolamentazione dell’utilizzo del biostabilizzato ottenuto dalla stabilizzazione aerobica delle matrici organiche dei rifiuti- , l’Amministrazione regionale ha inteso predisporre una disciplina tecnica per regolamentare la produzione, la qualità, e gli utilizzi del rifiuto ottenuto dalla biostabilizzazione delle frazioni organiche dei rifiuti, consultando le Amministrazioni Provinciali e le aziende produttrici;
CONSIDERATO che: l’Amministrazione regionale con propria deliberazione – 1 marzo 2000, n.647- ha approvato uno schema di contratto di programma per l’utilizzazione del compost, – sottoscritto dalla Regione Emilia Romagna, dal C.I.C. Consorzio Italiano Compostatori, e aziende ad esso associate, in data 19 dic 2000 -;
DATO che: di conseguenza è stato costituito un gruppo di lavoro con la partecipazione delle Amministrazioni provinciali, cui compete l’attività di controllo delle aziende, sia delle aziende di produzione biostabilizzato che della Direzione Ambiente, per definire la metodologia e gli strumenti di valutazione del biostabilizzato, la regolamentazione per la produzione e i suoi utilizzi;
VISTO che: il biostabilizzato, qualora abbia caratteristiche idonee, può essere utilizzato per la copertura giornaliera, e/o finale dei rifiuti in discarica, nel rispetto di precise tecniche gestionali, con esenzione del pagamento del tributo speciale per il deposito di rifiuti in discarica;
CONSIDERATO che:
dato atto della notevole variabilità dei processi tecnologici dell’evoluzione delle tecniche di laboratorio per verificare i parametri analitici del biostabilizzato, ne consegue che la regolamentazione deliberata dalla Regione ER è rivolta quindi alle aziende produttrici di biostabilizzato che hanno gli impianti siti sul territorio regionale;
VISTO INOLTRE che: gli impianti di produzione del biostabilizzato devono essere dotati di vagliatura finale di 50 mm, o se viene utilizzato solo per copertura di rifiuti in discarica, fino ad una vagliatura massima di 80mm, purché venga tassativamente rispettato l’indice di respirazione dinamico, e la percentuale di umidità, secondo la regolamentazione regionale;
CONSIDERATO INOLTRE che: il biostabilizzato è un rifiuto speciale non pericoloso, ottenuto tramite biostabilizzazione aerobica della frazione umida dei rifiuti urbani indifferenziati, separata meccanicamente, e frazione umida di rifiuti raccolta separatamente, e dunque il processo di biostabilizzazione prevede la stabilizzazione biologica del rifiuto organico e la igienizzazione della biomassa;
DATO INOLTRE che: il biostabilizzato utilizzato per la copertura giornaliera, non deve rappresentare su base annua più del 20% della quantità di rifiuti conferiti in discarica;
CONSIDERATO che: nel piano di gestione discarica deve essere precisato il tempo massimo di detenzione del biostabilizzato in area di discarica prima dell’utilizzo, da farsi entro 3 gg dal ricevimento in discarica;
VISTO che: il biostabilizzato per la copertura giornaliera deve essere tassativamente accompagnato da indice di respirazione dinamico;
CONSIDERATO che: l’utilizzo per la copertura finale in discarica è fattibile solo se il biostabilizzato è previsto nel Piano di Ripristino Ambientale della discarica come operazione R10, recupero rifiuti, secondo cui il lo stabilizzato deve essere miscelato al 50% con terreno per il primo strato non superiore ai 50 cm, e poi con un secondo strato di terreno vegetale spesso almeno altri 50 cm;
DATO che: ai fini della verifica delle caratteristiche del biostabilizzato deve essere svolto un controllo periodico da effettuarsi presso gli impianti di produzione e presso la discarica;
DATO INOLTRE che: la caratterizzazione di base del biostabilizzato deve essere effettuata dal produttore nell’impianto, su di un lotto di almeno 500-1000 t. , e successive verifiche di conformità del biostabilizzato da conferire in discarica con cadenza almeno trimestrale e su lotti di almeno 500 t., che rispettino i medesimi parametri presenti nelle caratterizzazione di base;
CONSIDERATO che: i conferitori devono mettere a disposizione del gestore della discarica la certificazione di conformità del biostabilizzato, sia le analisi di caratterizzazione relative all’ultimo trimestre e che il gestore della discarica deve definire la procedura di verifica del rispetto delle condizioni di cui la delibera regionale, e al fine dell’accettazione del biostabilizzato in discarica per la copertura dei rifiuti;
CONSIDERATO IN FINE che: secondo l’esito dell’accertamento eseguito dal Corpo Forestale dello Stato, Unità refertazione e indagini scientifiche N.I.C.A.F. al punto 3 di pag. 3: “Dai controlli documentali sono emerse irregolarità inerenti la tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti, poiché l’azienda si avvale per la redazione dei registri di carico e scarico, di quattro registri informatici relativi alle operazioni D01, D14, R11, R01 di discarica e recupero effettuate in loco, i quali, come dichiarato dalla parte in fase di accertamento, vengono stampati con cadenza quindicinale.
E’ stato accertato che il numero progressivo di registro viene apposto sui formulari solo dopo che è stata effettuata la stampa del registro, considerando che le ultime stampe risalivano al mese precedente, tutti i formulari del mese di ottobre risultavano privi del numero di registro e pertanto non registrati. Essendo che la vigente normativa prevede un tempo di registrazione di n.2 giorni lavorativi, tutte le operazioni in esso riportate sono state potenzialmente modificabili fino al momento della stampa del registro, senza che venga lasciata alcuna traccia di eventuali modifiche apportate. Infatti la registrazione si completa con l’apposizione del numero di registro sui formulari. Per quanto sopra esposto è stata accertata la irregolare tenuta dei registri di carico e scarico di rifiuti non pericolosi in violazione dell’art. 190 del comma 1 del D.Igvo 152/06(cfr. allegati verbale di sopralluogo e operazioni compiute e allegato verbale amministrativo n. 24/12 del 10.12.2012-prot. N. 1115). “-
SI INTERROGA LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA SONIA MASINI AL FINE DI CONOSCERE:
Se il biostabilizzato utilizzato per le operazioni di capping nella discarica di Poiatica proviene da impianti soggetti alla regolamentazione deliberata dalla Regione Emilia Romagna;
LE FRANE DI CARPINETI: INTERPELLANZA DI PAGLIANI IN PROVINCIA DEL MAGGIO 2013
Reggio Emilia, 28 maggio 2013
INTERPELLANZA A RISPOSTA ORALE
OGGETTO: indagine sulle concessioni rilasciate dal comune di Carpineti alle imprese di escavazioni e ad Iren nel Comparto denominato Carpineti Est, e sulla destinazione finale dell’area corrispondente alla cava di argilla Poiatica- Montequercia, temporaneamente concessa in coltivazione alla ditta Opera Group Srl.
PREMESSO che: nell’ambito del Comparto denominato Carpineti Est Iren Ambiente, è proprietaria di vasto appezzamento di terreno, in località Poiatica Montequercia, costituente corpo unico, rientrante in parte in zona destinata a discarica per rifiuti, in parte in zona destinata ad attività estrattiva,;
CONSIDERATO che: il Piano Paesistico Regionale PTRP – tav 1-25 inserisce la cava Poiatica Montequercia nelle “Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale (art 19delle Norme), riconoscendo all’interno di quest’ambito di tutela anche i comparti estrattivi dismessi, che si collocano ad ovest del polo in esame;
VISTO che: sul lato est della cava è presente l’insediamento storico di Ca’ de Lanzi, indicato tra le zone ed elementi a particolare interesse storico, come ”insediamenti urbani storici e strutture insediative storiche non urbane ( Art 22 delle Norme);
VISTO INOLTRE che: nel lato sud della cava trovasi il fiume Secchia, segnalato tra gli “Invasi ed alvei di laghi , bacini e corsi d’acqua ( Art. 18 delle Norme) con relativa zona di tutela dei corsi d’acqua ( Art. 17 delle Norme);
PREMESSO che: nel Nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale PTCP, approvato con delibera n 124 del 17/06/2010, l’area di cava in esame rientra nell’ambito di Paesaggio 3 “Cuore del sistema matildico;
CONSIDERATO inoltre che: porzioni dell’area della cava Monte Querce rientra nelle tutele paesaggistiche appartenenti al “Sistema Forestale e Boschivo, con boschi di querce e altre latifoglie miste);
CONSIDERATO che : la carta dei beni paesaggistici del territorio provinciale riconosce il torrente Dorgola tra i “Fiumi, Torrenti e Corsi d’acqua iscritti nell’elenco delle acque pubbliche”;
VISTO che: nella carta inventario del dissesto -PAI – PTCP – e degli abitati da consolidare (L445/1908) è segnalata la presenza di due frane definite in cartografia come attive), e che nell’Atlante dei rischi idraulici ed idrogeologici del PAI, si riconosce nel settore sud e sud /est una frana attiva,con distacco dal crinale di Monte Quercia fino a lambire il torrente Dorgola;
VISTO inoltre che: nell’area della cava di Monte Quercia non esistono delimitazioni delle fasce fluviali;
CONSIDERATO che: Iren Ambiente, nella Sintesi Illustrativa della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA 2012) – Progetto ampliamento 6° lotto della discarica di Poiatica – a pag 11/36 riproducendo dal PTCP 2010 la Tav P13 con le – Zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti- – viene specificato testualmente da Iren che “…Oltre a quanto individuato nella Tav. P13, costituiscono zone non idonee: per le discariche di rifiuti inerti i beni tutelati in ragione del loro interesse paesaggistico elencati dal’art. 142 del D.Lgs 42/2004; e per le discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi i territori sottoposti a tutela ai sensi del D.Lgs 42/2004, e che si evince che ne’ l’impianto di discarica esistente, ne’ l’ampliamento in progetto ricadono in zone non idonee. Dichiarando ancora che “Non vi sono nelle immediate vicinanze aree protette; la più vicina è il Parco del Gigante ( Alto Appennino Reggiano) che dista circa 10 km dalla discarica.
Oltre al sistema forestale , diffuso in tutto il territorio, ma non interessato dall’ampliamento proposto, l’elemento di maggior significato naturalistico e paesaggistico nelle vicinanze dell’impianto resta il fiume Secchia, posto a Sud, mentre l’ampliamento si sviluppa verso Nord.”-
DATO che: sotto alla Tav. P13 del PTCP 2010 cui fa riferimento Iren, si precisa però a lettere microscopiche che tra le zone non idonee per la localizzazione d’impianti di smaltimento e recupero rifiuti – (oltre alle zone ed elementi strutturanti la forma del territorio e di specifico interesse naturalistico e le zone ed elementi di interesse storico e archeologico-), non sono idonee neppure – Le aree soggette a fenomeni di dissesto ed instabilità, di cui agli articoli 57, 58 (comma 1 lett, a e b) 60,61 le fasce fluviali di cui agli articoli 66, 67 (parte seconda titolo IV), – Il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino tosco emiliano e le Riserve naturali regionali di cui all’art. 68 comma 2 ( parte seconda titolo VIII), compresi i siti di Rete Natura 2000 di cui all’art 89 (parte seconda titolo VIII);
CONSIDERATO che: come si evince anche dal verbale della deliberazione della giunta comunale di Carpineti n 55 del 13/8/2012 – avente oggetto l’approvazione schema di convenzione amministrativa per la coltivazione della cava di argilla denominata Lovaro Boccadello, presentato dalla Ditta Creta srl, escavazioni e lavorazione argille, con nota ricevuta in data 19.07.2010 al n. 5899 di protocollo, Creta ha rassegnato al Comune uno studio inerente i fattori di rischio derivanti da dissesti avvenuti nel versante nord-est (versante sinistro fronte Lovaro – D1) e nel versante nord (versante sinistro fronte Vasirano – D2) della cava Lovaro-Boccadello, indicando le modalità esecutive degli interventi urgenti di messa in sicurezza reputati necessari per ovviare al pericolo in atto e richiedendo di essere autorizzata alla loro esecuzione; – che con atto in data 22 settembre 2010 prot. 7608, il cui contenuto ha da intendersi qui integralmente richiamato e trascritto, il Comune ha autorizzato Creta “all’attivazione dei lavori di messa in sicurezza dei versanti nord-est (versante sinistro fronte Lovaro) e versante nord (versante sinistro fronte Vasirano) Soggetti a fenomeni di dissesto, da eseguirsi mediante movimentazione di terreno posto all’interno della cava d’argilla denominata “Lovaro-Boccadello” nel rispetto degli elaborati grafici asseverati a firma del tecnico dott. Giancarlo geol. Bonini …, pervenuti in atti del Comune di Carpineti n. 5899 del 19.07.2010″, nonché delle prescrizioni contenute nel medesimo atto autorizzativo;
VISTO inoltre che: già nel PTCP del 2008, alla pag 16 nell’elenco – Aree a rischio idrogeologico molto elevato- è citato il territorio di Carpineti –Valestra 035- ER-RE, e che anche a pag 17 si cita Decreto di consolidamento per il Comune di Carpineti per gli abitati di Costaiatica, Vellucciana, Casa Lanzi, Villaprara, Savognatica, e che a pag. 21 è riportato che le fasce fluviali sono delimitate nei tratti dove può esserci interferenza con infrastrutture e nuclei abitati ;
CONSIDERATO infine che: come riportato dalle cronache locali del 9 aprile 2013 “Nel comune di Carpineti decine di frane e di smottamenti. Tanti dissesti, nuovi o riattivati, generati da forti piogge incessanti. Famiglie evacuate, ordinanze di sgombero. Peggiora sempre più la situazione idrogeologica e sono a rischio anche diversi allevamenti, in particolare a Vellucciana e Marossa. Ecco l’elenco dei danni aggiornati al 9 aprile 2013:
ABITAZIONI PRIVATE
ESERCIZI PUBBLICI
STRUTTURE AGRICOLE
LUOGHI COLPITI DA MOVIMENTI FRANOSI, CON INTERESSAMENTO DI STRUTTTURE PUBBLICHE E PRIVATE
SI INTERROGA LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, SONIA MASINI AL FINE DI SAPERE:
– COME si può procedere con l’ampliamento del sesto lotto della discarica di Poiatica , tutta l’area è da decenni sempre oggetto di frane, smottamenti e colate di terreno, e che anche in tutti gli screening effettuati per concedere in coltivazione le cave limitrofe descrivono le stesse criticità?
– COME mai si è definito idoneo il sito in cui è stato configurato l’impianto della discarica, dal momento che le discariche di rifiuti non devono sorgere in aree franose e idrogeologicamente dissestate?
– COME si intende procedere per l’ autorizzare le attività di coltivazione delle cave nel comparto di Carpineti Est, dal momento in cui non è ancora chiaro in che modo, e a che prezzo ( screening e progetti da parte di una nutrita schiera di geologi, ingegneri, biologi ecc.. ), sono state, e verranno, ripristinate una volta esaurite?
– SE il prezzo a cui è ceduto ogni metro cubo di argilla, è davvero da ritenersi proporzionato al danno insostenibile che viene inferto all’ambiente?
– COME sono state rispettate le distanze delle attività antropiche nel Comparto di Carpineti Est dalle fasce fluviali del Dorgola e del Secchia, e secondo quali criteri?
– COME mai si continua a non voler considerare la contiguità ormai evidente di un dissesto idrogeologico, che comprende non solo l’area già martoriata da nuove o vecchie escavazioni, ma tutto il territorio circostante, che per natura è geologicamente franoso, così come si è potuto drammaticamente osservare nei mesi scorsi, soprattutto nelle località di Falbio, Santa Caterina, Gnana,Boschi, Carbonia, Carezza, Quercioli, Casella, La Sorgara, Frascanera, Via Sopra Vigne, Riana, Velucciana, Marola, Casa Campani, Via Bebbio, Monte Valestra, ecc…?
– COME si possa davvero pensare di ripristinare un luogo originariamente predestinato a pascolo o area boschiva, saturandolo di rifiuti urbani, fanghi e biostabilizzato di dubbia natura?
– SE si ha conoscenza della caratterizzazione del biostabilizzato, o altro materiale per ripristino idraulico, usato fino ad oggi per le attività di ripristino delle cave esaurite; e se si è proceduto ad un esame preventivo dei suoli per escludere che con fenomeni di ruscellamento a valle, fino al Dorgola o al Secchia, si diffondano metalli pesanti ed altri pericolosi inquinanti nell’ambiente, tenendo conto del danno che questo potrebbe causare anche alla nuova area di rispetto della Val Dorgola (SIC), che si estende a sud, nel territorio compreso tra Carpineti, Casina Viano e Baiso? (Giuseppe Pagliani – Capogruppo PDL in Provincia)
Giovanni
13/03/2017 alle 16:24
Vorrei che fosse la Da adesso a porre gli stessi interrogativi alla Masini.
Anna
13/03/2017 alle 16:50
È stato svolto un lavoro d’ indagine immane, eppure la casta di intoccabili che governa questa provincia, invece che fare chiarezza, si è arroccata con protervia dietro a un muro di inquietanti silenzi. Ci sono studi che provavano persino la pericolosità dell’aerosol microbico che si respira in discarica,in Iren sapevano che era raccomandato l’ uso delle mascherine.
Carlo Menozzi
14/03/2017 alle 09:14
In compenso però l’avv. Pagliani è stato arrestato per aver partecipato ad una cena …..