di Pierluigi Ghiggini
3/3/2017 – Si è concluso dopo cinque anni il calvario giudiziario dell’ex vigile urbano Pietro Fontanesi, accusato ingiustamente dalla Procura di Reggio Emilia del delitto del dottor Carlo Rombaldi, il medico del Santa Maria Nuova ucciso sotto casa sua in via Fabio Filzi nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1992. Ieri la Corte di Cassazione ha rigettato per inammissibilità i ricorsi del procuratore generale di Bologna e e del pm reggiano Maria Rita Pantani contro l’assoluzione piena dell’ex vigile, avvenuta in due gradi di giudizio. Proscioglimento definitivo anche per il possesso di alcuni vecchi proiettili, che gli erano costati nove mesi in primo grado (ma con successiva asoluzione in appello).
Il Pg della Cassazione, in udienza, ha chiesto il rigetto nel merito dei ricorsi, l’avvocato Giovanni Tarquini (e col padre Giancarlo, ex procuratore) difende Fontanesi sin dal primo momento ha chiesto e ottenuto dalla Corte l’inammissibilità. La Procura reggiana non ha trascurato nulla sino all’ultimo per riaprire il caso, al punto da far pervenire alla Suprema Corte altri documenti, comunque non ammessi in quanto tardivi.
Fontanesi non era in aula per ragioni di salute: quando l’avvocato Tarquini lo ha chiamato per dargli la notizia dell’ultima e definitiva assoluzione, è scoppiato in un pianto dirotto e non è riuscito a parlare.
Fontanesi fu indagato nel 2012, dopo il ritrovamento di una pistola Smith & Wesson appartenuta all’ex vigile: arma che secondo la Procura sarebbe compatibile con i resti dei proiettili trovati sul posto del delitto (e saltati fuori dopo molti anni, in una busta sbagliata, da un deposito della polizia a Roma). Tuttavia ben dieci periti di fama hanno attestato che non si può provare che sia stata quella pistola a sparare. D’altra parte a carico dell’ex vigile, che ha subito anche 6 mesi di arresti nel 2013, non vi erano nè prove, nè testimonianze e nemmeno un movente plausibile.
Così è stato assolto con formula piena nel giugno 2014 dal tribunale di Reggio presieduto da Francesco Caruso, sentenza confermata in appello a Bologna nel novembre 2015. La pm Pantani aveva chiesto l’ergastolo.
Ieri la chiusura definitiva del procedimento in Cassazione.
Ciò che resta del processo Rombaldi-Fontanesi, è la sensazione che la Procura abbia sbagliato completamente strada, finendo per trasformare Fontanesi in un capro espiatorio innocente, al di là di ogni evidenza.
A questo punto riprende quota l’ipotesi del delitto a sfondo politico-terroristico, circolata per lungo tempo e mai adeguatamente approfondita: secondo alcune testimonianze dell’epoca, Rombaldi avrebbe scoperto che al Santa Maria Nuova era ricoverato sotto falso nome un militante palestinese ferito. Erano le settimane della guerra scoppiata all’interno dell’Olp dopo l’attentato ad Arafat. Rombaldi, si disse, era deciso a denunciare il fatto: forse aver parlato con qualcuno gli costò la condanna a morte. A distanza di 25 anni gli assassini non hanno ancora un nome.