13/12/2016 – Da anni a palazzo di Giustizia si lavora al limite dell’ emergenza. Ora siamo a un passo dalla paralisi.
Ieri mattina il presidente vicario del Tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti ha incontrato i giornalisti nell’aula bunker del processo Aemilia, a margine del seminario su “Comunicare la giustizia”, e insieme al presidente della Fondazione Giustizia, avvocato Giulio Terzi, ha lanciato un appello alle forze cittadine perchè contribuiscano in modo straordinario ad alleviare i problemi di un organico ormai ridotto al lumicino. Mai si era registrata una situazione così difficile.
Cristina Beretti, è noto, ha assunto la reggenza del Tribunale dopo la nomina di Francesco Maria Caruso a presidente del Tribunale di Bologna. Caruso tuttavia continua a guidare il maxiprocesso Aemilia.
«In tutto il palazzo di Giustizia – ha detto la presidente – lavorano attualmente 51 persone. Sono quasi tutti dipendenti ministeriali, salvo tre assunti dalla Fondazione Giustizia i cui contratti però scadono con la fine dell’anno. Dal primo gennaio rischiamo così una situazione di paralisi alle cancellerie civile e del lavoro, e soprattutto alla cancelleria fallimentare che ha in carico ben 868 procedure con due soli amministrativi in servizio, uno dei quali è, appunto, dipendente della Fondazione Giustizia di Reggio Emilia».
A dare man forte in Tribunale intervengono anche volontari Auser e di Dar Voce, che tuttavia non possono sopperire alle carenze d’organico. E d’altra parte non sono più possibili i distacchi dalla Provincia, com’era avvenuto alcuni anni fa.
La conseguenza? «Le persone che avevano due o tre mansioni – aggiunge – oggi devono far fronte a sei o sette incarichi diversi.Il personale è oberato di lavoro, si fa sentire l’affaticamento e basta un minimo intoppo per bloccare un ufficio».
E’ l’approdo di una crisi che si trascina da anni e anni.
Vent’anni fa, nel settembre 1996, spiega Beretti, «qui lavoravano 156 persone». Ora sono esattamente un terzo, e le esigenze di certo non sono diminuite.
«Col tempo il personale si è ridotto sino a 85-87 presenti, e il ministero ha tagliato drasticamente la pianta organica sino a quel livello. Ma ora, a quota 51, siamo a un punto di non ritorno. Noi continuano a garantire i servizi, ma non nascondo che lo facciamo decisamente a fatica». Molte pratiche vanno a buon fine grazie alla disponibilità di cancellieri e impiegati che quando è necessario si sobbarcano le mansioni di altri: ed è ormai la prassi corrente.
Dal ministero sono esclusi interventi straordinari, perché si sta procedendo a un concorso per 800 assunzioni che saranno spalmate su tutto il territorio nazionale.
L’unica strada praticabile a breve (ed è questione di giorni) è che la città metta mano al portafoglio per soccorrere il “suo” palazzo di Giustizia. L’obiettivo minimale è confermare i contratti dei tre assunti dalla Fondazione Giustizia, è comunque non sarebbe sufficiente a garantire la continuità dei servizi: «Basta una persona in malattia o in maternità per fermare la macchina», insiste Cristina Beretti.
«E’ indispensabile reperire nuove risorse – afferma l’avvocato Giulio Terzi – Nella Fondazione Giustizia hanno annunciato un nuovo contributo l’’Ordine degli avvocati e l’Ordine dei commercialisti, ma è subordinato alla deliberazione di impegni da parte delle altre componenti: Comune di Reggio, Provincia, Camera di Commercio, Università di Modena e Reggio, notai».
«E oggi siamo a chiedere – conclude Beretti – l’intervento di altre organizzazioni e altri enti cittadini a fianco della Fondazione Giustizia».