di Pierluigi Ghiggini
Sono 3 mila 729 i fornitori, i finanziatori, le banche, le società, le associazioni, le cooperative, i dipendenti e i collaboratori in coda a chiedere soldi alla liquidazione della Coopsette di Castelnovo Sotto. Nelle 700 pagine dello istato passivo compilato dal commissario giudiziale Giorgio Pellacini compaiono anche i dirigenti che hanno guidato la cooperativa verso il baratro.
Ad esempio, l’ultimo presidente Fabrizio Davoli (oggi in un consorzio coop toscano che costruisce i centri commerciali Decathlon in mezza Italia, compreso quello di Reggio) è stato ammesso fra i creditori per la notevole somma di 140 mila 001 euro, pur essendo escluse altre sue richieste per 36 mila 879 euro.
Ancora superiore la cifra per la quale è stato ammesso l’ex direttore generale di Coopsette Raimondo Montanari: 227 mila 879 euro.
Furio Saraceno, già presidente del consorzio Nodavia della Tav di Firenze, aveva chiesto a vario titolo la somma di 236 mila 364 euro, ma il liquidatore lo ha ammesso “solo” per 148 mila 617 euro. Luciano Provasi, già dirigente Nodavia, è nella lista per 123 mila 060 euro, mentre Mirco Spagni, già del consiglio di amministrazione Coopsette rivendica crediti per 132 mila 386 euro (al netto dei 53 mila 791 chiesti ma non ammessi da Pellacini). E Domenico Livio Trombone, ex membro del collegio sindacale (e attualmente liquidatore Open.Co) è stato ammesso fra i creditori per 55 mila 323 euro.
Riccardo
13/12/2016 alle 11:40
Eccoli i nostri ex dirigenti belli e pimpanti. Dopo averci asciugato le tasche e tolto il lavoro chiedono anche i danni. Ma non si vergognano a chiedere indietro i debiti che hanno fatto?. Sarebbe meglio che dessero i loro soldi a chi li ha persi veramente. Vergogna.
italo
15/12/2016 alle 19:38
Penso che sia Scandaloso e dovrebbero vergognarsi e sparire dalla faccia della terra .Per aver tradito la fiducia di tanti Soci .