15/7/2015 – Il Pm di Bologna Francesco Caleca ha chiesto la condanna a 16 anni per Michele Pugliese, detto “La Papera”, 40anni, ritenuto uomo di spicco delle cosche di ndrangheta Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e imputato a Bologna, dove sono contestati a lui e ad altri sette imputati a vario titolo i reati di reimpiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia, aggravati dall’aver agito per agevolare un’associazione mafiosa.
E’ il processo nato dall’operazione Zarina che ad aprile 2014 portò a 13 arresti e aveva messo a fuoco il riciclaggio di beni delle cosche da portare avanti in Emilia, soprattutto nel Reggiano e nel mantovano, attraverso società intestate a prestanome attive nell’autotrasporto e nel movimentoterra. La sentenza è attesa a settembre. Le cosche di Isola Capo Rizzuto sono state legate nel tempo, alternativamente, ai clan Grande Aracri e Dragone di Cutro. Un’organizzazione di ndrangheta guidata a un certo punto dalle donne.
Chiesti 9 anni per Caterina Tipaldi, la “Zarina” da cui il nome dell’operazione scattata due anni fa. Otto anni chiesti per Giuseppe Ranieri, come per Mirco e Mery Pugliese; 8 anni e 6 mesi per Doriana Pugliese, 6 per Vittoria Pugliese e Carmela Faustini.
Le indagini della Dda di Bologna, coordinate dal pm Marco Mescolini (lo stesso dell’operazione Aemilia) portarono alla luce un giro di intestazioni fittizie di beni e società attive per lo più nel ramo dei trasporti, riconducibili a Michele Pugliese, uomo della ‘ndrangheta isolatina , sostituito dalla “zarina” nella gestione dei traffici illeciti mentre si trovava agli arresti domiciliari e aveva subito già un sequestro preventivo di beni con l’operazione “Pandora” del 2009, quando Pugliese viveva a Gualtieri.
A Reggio Emilia, l”indagine prese il via nel 2010 da una segnalazione dell’allora presidente antimafia della Camera di commercio di Reggio Emilia Enrico Bini, oggi sindaco di Castelnovo Monti, e da un controllo dei carabinieri sulla societa’ “Autotrasporti Emiliana Inerti Srl unipersonale” (con sede operativa nel reggiano e sede legale ad Isola di Capo Rizzuto), il cui amministratore unico era Federico Periti. Ma a gestire la società era di fatto Pugliese, che avrebbe sottratto numerosi beni al sequestro preventivo dell”operazione Pandora, intestandoli ad altre persone.
A Bologna, invece, le indagini partirono nel novembre 2011, quando i Carabinieri della compagnia di San Giovanni in Persiceto cominciarono a indagare sull”incendio di alcuni escavatori in una cava della societa” “Lame 91”, con sede a Castel Maggiore ma con attività di estrazione a Sala Bolognese, nella quale risultavano effettuare movimento terra alcune ditte calabresi. Le indagini, passate poi al Nucleo investigativo del Reparto operativo, si concentrarono sulla famiglia Tipaldi.