Rolando Rivi, la strada va bene purchè non si dica che l’hanno ammazzato i comunisti

13/10/2015 – Chi fu ad ammazzare il seminarista Rolando Rivi? La domanda sorge spontanea dopo l’approvazione in consiglio comunale a Reggio Emilia di una mozione presentata mesi fa dal consigliere capogruppo Cesare Antonio Bellentani, della lista Magenta, per l’intitolazione di una via o una piazza al martire bambino Rolando Rivi, proclamato Beato dalla Chiesa cattolica nel 2013.

Il Beato Rolando Rivi, martire bambino

Il Beato Rolando Rivi, martire bambino

La mozione, che impegna la Giunta a individuare una strada, “possibilmente in una zona abbastanza visibile” è passata ad ampia maggioranza con 16 voti favorevoli di Forza Italia, Grande Reggio, Lista civica Magenta, M5S e Pd. Lucia Lusenti di Sel ha votato contro, e il gruppo Pd, che ha lasciato libertà di coscienza, si è diviso: Campioli havotato contro insiele a Lusenti, mentre si sono astenuti Morelli, Vergalli e Salvatore Scarpino.

Tuttavia, per ottenere  il voto del Pd, il presentatore Bellentani ha dovuto accettare di espungere dal testo della mozione il riferimento ai “partigiani comunisti” che sequestrarono, seviziarono e uccisero Rolando Rivi e Monchio, nella montagna modenese, nell’aprile 1945. Il fatto che gli assassini furono partigiani comunisti è una verità storica, sancita anche dalle sentenze della magistratura, che giunse alla conclusione che il martire bambino fu soppresso “perchè rappresentava un ostacolo all’avanzata del comunismo”.

Ma tant’è, bisogna prendere atto che a 70 anni di distanza parlare degli eccidi di matrice comunista a Reggio Emilia è ancora un tabù, e questo francamente non fa onore al Pd, dove pure si è innestato un ceppo robusto di cultura politica cattolica. La verità è la verità anche quando brucia ancora  nelle proprie carni, e non ci sono mai buone ragioni perchè venga soppressa.

Nondimeno il risultato politico ottenuto da Bellentani è indiscutibile: aver ottenuto a Reggio Emilia un impegno formale all’intitolazione di una strada (e non un viottolo nascosto nelle campagne, come vorrebbe ancora qualcuno) al martire Rolando Rivi, non è poco. E’ segno che, se i muri ancora resistono, almeno un po’ di calcinacci cominciano a cadere, tanto il Pd, nella stessa mozione, ha sì cancellato i partigiani comunisti, ma ha approvato il riferimento al Triangolo della morte.

INTITOLAZIONE A ROLANDO RIVI DI UNA STRADA NEL COMUNE DI REGGIO EMILIA: LA MOZIONE APPROVATA

Premesso

che quest’anno corrono i 70 anni dal barbaro assassinio del seminarista Rolando Rivi, una delle vittime (dei partigiani comunisti*) nel cosiddetto Triangolo della morte durante la seconda guerra mondiale così come nei periodi successivi.

Considerato

Che Rolando Rivi  nato a San Valentino il 7 gennaio 93 e trucidato a Monchio il 3 aprile 1945 aveva all’epoca dei fatti la tenerà età di quattordici anni, e che la sua unica colpa era quella di indossare l’abito del seminarista, scatenando questo unico fatto un odio bestiale e assassino.

Verificato

Che la sua figura di martire non è mai stata ricordata in adeguata maniera ufficiale.

Si impegnano sindaco e Giunta

A individuare una strada o una piazza, possibilmente in una zona abbastanza visibile, da intitolare a questo martire, che ha pagato con la propria vita, all’età di quattoridici anni, solo a causa dell’abito che indossava e a cagione dell’ordio feroce verso la chiesa, e a ricordarne con la giusta dignità la memoria come tributo tardivo ma necessario al suo martirio.

Cesare Antonio Bellentani

*parole soppresse nel testo approvato in consiglio comunale

 

 

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6 risposte a Rolando Rivi, la strada va bene purchè non si dica che l’hanno ammazzato i comunisti

  1. Paolo Comastri Rispondi

    13/10/2015 alle 12:36

    Sarà anche un risultato “politico” indiscutibile ma il ricatto imposto e subito di togliere dalla motivazione la paternità partigiana e comunista dell’omicidio, è inaccettabile. Ci sono state ben tre sentenze di condanna, e in tutti i gradi di giudizio, dal 1951 al 1954 contro gli autori materiali del delitto Giuseppe Corghi e Delciso Rioli, entrambi, anche per loro esplicita ammissione peraltro mai smentita ne contestata, comunisti e partigiani della brigata Garibaldi inquadrati nella divisione Frittelli della divisione Dolo. Nessun dubbio inoltre sul contesto di violenza “rossa” in cui maturò quell’omicidio. Perchè allora cedere a questo sporco ricatto ?? In nome e per conto di cosa ??? Perchè voler far prevalere coloro che da 70 anni propinano una “verità” distorta, faziosa per non dire mendace. Accettando questo indegno ricatto li si è legittimati ancora una volta !!! Povero Rolando……!!!!!

  2. Ivaldo Casali Rispondi

    13/10/2015 alle 14:30

    Piena condivisione al commento di Paolo Comastri e totale contrarietà, al ricatto dei cattocomunisti, di censurare l’accertata paternità dei partigiani comunisti nel barbaro omicidio, del Beato Rolando Rivi.

  3. Progetto Reggio Rispondi

    13/10/2015 alle 14:56

    Il fanatismo ideologico vive, così come il negazionismo (rosso in questo caso).
    Per il Pd i delitti dei partigiani comunisti non sono esistiti, cosi come non è esistito il “triangolo della morte”.
    “E chi dice il contrario è un fasista”, direbbe Peppone.
    Il “Chi sa parli” di Otello Montanari poteva essere un contributo verso la riconciliazione, invece vediamo i suoi “nipotini politici” strappare le pagine della storia in nome di una ideologia totalitaria fallita ovunque.

    • Pierluigi Rispondi

      13/10/2015 alle 15:18

      Per la verità il Pd (non tutto) ha accettato un documento che, benchè censurato sui partigiani comunisti, cita il Triangolo della morte nel contesto della condanna di un delitto. Credo che sia la prima volta nella storia reggiana.

  4. marta Rispondi

    13/10/2015 alle 15:41

    Forse dovremmo aver compassione di chi si ostina a non voler vedere, non voler capire, rifiutando la realtà dei fatti. Ci vuole una bella dose di coraggio, sincera umiltà e timor di Dio, per approcciare al mistero degli angeli, dei martiri e dei santi. Siamo tutti peccatori, vediamo dunque di supplire alle gravi mancanze degli altri, perché anche i cuori di chi non crede presto possano aprirsi a Dio e commuoversi dinnanzi alle reliquie del piccolo martire bambino, e ritrovando la forza per distinguere nettamente il bene dal male.

  5. Liliana Dazzi Rispondi

    13/10/2016 alle 11:53

    Questa omertà verso i delitti perpetrati dai partigiani comunisti, nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale,dimostra la precisa volontà di non volere cambiare, di non voler progredire, di non volere riconciliarsi.Quanta acredine nei confronti di una parte! Si dovrebbe iniziare a rivedere la storia, riscrivendo i libri di testo! Mi sono accorta che anche la scuola ha ubbidito per 70 anni ai diktat di partito!

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