“Contro Pagliani una persecuzione politica: se contesti la Masini finisci nei guai”

25/9/2015 – C’è una persecuzione politica dietro le disavventure giudiziarie dell’avvocato Pagliani? I fatti, visti nella loro oggettività, fanno pensare. La questione, non del tutto nuova, torna alla ribalta nei giorni del processo al capogruppo di Forza Italia per le critiche rivolte alla ex presidente della Provincia Sonia Masini nella controversa vicenda dell’appalto da 14 milioni del Global Service, assegnato nel 2011 all’unica cordata che aveva presentato un’offerta, nonostante la richiesta di altri concorrenti- poi ritirati – di proroga dei termini per carenza delle documentazioni tecniche. La vicenda ha pesanti implicazioni politiche: Sonia Masini arrivò a”fuggire” da una seduta del consiglio provinciale in cui era all’ordine del giorno una mozione di Pagliani proprio sul Global Service, ma nel frattempo aveva querelato il consigliere per le affermazioni pronunciate nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali. Poi, incredibilmente, l’opposizione alla Masini è diventata una delle principali accuse formulate dalla Dda di Bologna a carico di Pagliani, il quale ha patito 22 giorni di carcerazione preventiva nell’ambito dell’inchiesta Aemilia.

Già il Tribunale del Riesamesi incaricato di stroncare le accuse della Dda, attestando che Pagliani aveva condotto la campagna nei confronti dell’ex Presidente Masini esercitando legittimamente le prerogativa di consigliere di opposizione. Ma il problema politico resta tutto.

A sollevare la questione con una chiarezza senza precedenti oggi è il coordinatore provinciale di Forza Italia Gianluca Nicolini: “Come forza politica non possiamo più tacere di fronte a questo perdurante accanimento nei riguardi del consigliere Pagliani. Il filo rosso delle “disgrazie” giudiziarie di Pagliani è sempre il medesimo: aver osteggiato l’attività di governo condotta dall’ex presidente Sonia Masini”.

Fra l’altro, va detto che mentre si è arrivati all’udienza preliminare del processo per presunta diffamazione, dopo ben quattro anni non si è ancora conclusa l’inchiesta aperta della Procura di Reggio Emilia proprio sulla gara d’appalto del Global Service. A quanto pare solo di recente il professor D’Aloia ha consegnato la sua perizia giuridico-amministrativa disposta dalla Procura ben tre anni fa.

Ma torniamo a Nicolini : “Negli ultimi mesi assistiamo ad un preoccupante fenomeno che vede l’avvocato Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia in sala del Tricolore e a palazzo Allende, destinatario di azioni giudiziarie che hanno come ultimo fine l’attività politica da lui svolta in veste d’amministratore di opposizione, da sempre impegnato a contrastare il malgoverno della sinistra – scrive il coordinatore azzurro, e consigliere a Correggio –  Al netto delle vicende processuali, come forza politica non possiamo più tacere di fronte a questo perdurante accanimento nei riguardi del consigliere Pagliani. Il filo rosso delle “disgrazie” giudiziarie di Pagliani è sempre il medesimo: aver osteggiato con critiche, soventi dure, l’attività di governo condotta dall’ex presidente Sonia Masini, denunciandone gli interessi che soggiacevano a determinate scelte amministrative perseguite dalla Giunta provinciale, in particolare in riferimento alla gara d’appalto per il Global Service della Provincia di Reggio”.

“Confondere la diffamazione e l’offesa personale con l’attività politico-istituzionale di un membro dell’opposizione, eletto dai cittadini per fare questo – aggiunge Nicolini-  è un vizio diffuso tra gli amministratori del Pd, paladini a parole della libertà di espressione e della democrazia, come puntualmente ci ricordano ogni 25 aprile, ma nei fatti innamorati del vecchio “codice Rocco” specialmente quando si tratta di fermare un avversario politico scomodo, anche ricorrendo alla via giudiziaria.

Esprimiamo quindi la nostra piena e convinta solidarietà all’amico Pagliani – conclude –  e rinnoviamo l’invito a tutti gli elettori a non credere alle sirene di quanti, responsabili del malgoverno dell’ente Provinciale dell’ultimo decennio, si presentano ora come vittime”.

 

 

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6 risposte a “Contro Pagliani una persecuzione politica: se contesti la Masini finisci nei guai”

  1. Nazzarena cilloni Rispondi

    25/09/2015 alle 12:02

    Nicolini condivido il tuo pensiero,e’ una persecuzione politica ma Pagliani saprà come difendersi.confido in una magistratura giusta e non di parte.

  2. Nazzarena cilloni Rispondi

    25/09/2015 alle 12:06

    Pagliani saprà come difendersi

  3. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    25/09/2015 alle 14:25

    Voglio qui ricordare la querela della signora Sonia Masini (agosto 2011) contro di me e altri due cittadini innocenti, per stalking poi derubricato a generiche molestie, per aver denunciato la stessa con tanto di foto e testimoni per peculato. L’uso illegittimo dell’auto della provincia per andare al bar, a trovare genitori, per far spesa alla coop o shopping in centro a Reggio Emilia. Addirittura con la documentazione di articoli di giornale. Dopo quasi tre anni di indagini (si fa per dire) lo stesso PM ha chiesto l’archiviazione per me e i due malcapitati cittadini, per infondatezza della notizia di reato. Purtroppo devo segnalare che la Procura non è stata altrettanto solerte nel promuovere d’ufficio un procedimento per calunnia contro la Masini ai danni di tre onesti cittadini. Quando si dice “interpretare” e non applicare la legge! A mio carico hanno inoltre aperto ulteriore indagine per “mendaci dichiarazioni” sulla mia attività lavorativa. Pare che un solerte capitano dei CC non volesse credere che io avevo lavorato come consulente a diversi progetti del MAE (Ministero degli Affari Esteri), della commissione europea e del MINCOMES, Ministero del Commercio con l’Estero. Quando dopo interrogatori, consegna del contratto, foto e testimoni, si sono resi conto che avevo detto la verità, nessuno e dico nessuno, né Procura né Comando provinciale dei CC si è scusato con me. Per non dire dei denari che ho dovuto sborsare al mio avvocato. Nel frattempo non ho più avuto nessun contratto con istituzioni italiane … e chi lo prende uno che è accusato di stalking ??? Anche se poi risulta innocente.
    La Procura di Reggio Emilia, e i “servi sciocchi” (come dice il capitano Ultimo) che hanno servito il padrone sbagliato, un’arrogante presidente che ha raccontato balle e fatto false accuse, (si chiama calunnia), e non il cittadino onesto (tra l’altro come consigliere comunale, nell’esercizio delle mie legittime funzioni); si dovrebbero vergognare ed essere sanzionati.
    La mia piena solidarietà con l’avv. Giuseppe Pagliani. E’ necessaria una nuova resistenza, contro il fascismo rosso e il totalitarismo strisciante. Lo dico da figlio di partigiani combattenti.
    Alessandro Raniero Davoli

  4. umberto gianferrari Rispondi

    25/09/2015 alle 17:59

    Mia moglie ed io,siamo i due malcapitati a cui Davoli accenna….Entrambi TESSERATI al PDL, senza che nessuno del partito,si fosse interessato alla nostra assurda vicenda…..Menefreghismo totale,nei confronti di tesserati che si trovavano indagati per STALKING, dalla procura Reggiana, per avere fotografato un personaggio pubblico,in luogo pubblico?….. Solidarizzo, menefregandomi .

  5. achillios Rispondi

    26/09/2015 alle 00:17

    Se in Italia ci fosse davvero giustizia, forse non ci sarebbe bisogno di scendere a patti col diavolo per scoperchiare gli affari loschi di chi pretende di saperci amministrare onestamente.

    Ma in Italia non c’è giustizia, quindi ognuno si arrangia come può.
    C’è ancora chi crede di poter combattere civilmente e allora via con i comitati apolitici, le liste di minoranza, le assemblee pubbliche ed altre graziose amenità. C’è chi scrive al prefetto, scrive al procuratore, scrive alla Provincia, scrive alla Regione, sollecita la stampa locale e nazionale.
    Eppur NULLA si muove!
    In Italia chi non ha santi n paradiso può urlare con tutto il fiato che hai in gola, che tanto nulla cambia.
    E’ la legge del più forte.
    Non è la legge di uno stato democratico.
    E’ legge della giungla.
    La legge della dittatura.
    La “Resistenza” della dittatura.
    I “Resistenti” si sono acchiappati tutto loro, a NORMA DI LEGGE e il primo che si lamenta non solo è OUT, ma diviene il capro espiatorio di tutta la comunità.
    I “Resistenti” intanto si sono suddivisi in eserciti e distribuiti in tutti i posti possibili immaginabili della pubblica amministrazione.
    Chi ha analizzato il fenomeno del radicamento mafioso a Reggio Emilia non ha potuto fare a meno di datarlo: le infiltrazioni risalgono ad almeno trent’anni fa, e ogni attività mafiosa ha dovuto obbligatoriamente rapportarsi con la pubblica amministrazione.
    Posto che nella pubblica amministrazione ci sta un partito del medesimo colore da almeno sessant’anni, è assai curioso che la definizione di politico mafioso calzi a pennello solo per l’unico rappresentante del partito d’opposizione.
    Non un sindaco. Non un presidente della Provincia. Non un presidente delle tante coop che pure hanno lavorato a stretto giro di posta con le mafie per decenni. Non uno dei tanti politici riciclati nelle società partecipate dei comuni, nelle fondazioni, nella scuola, nella sanità.
    La mafia a Reggio Emilia, ha dimensioni macroscopiche, eppure fino all’altro giorno nessuno se n’era mai accorto.
    Da non crederci.
    Infatti non ci credo.
    Faceva comodo il silenzio.
    Facevano comodo i soldi.
    Faceva comodo il business.
    Non vogliono neppure discutere del disastroso appalto per il cantiere in piazza Vittoria.
    Non vogliono neppure discutere della radioattività anomala nella discarica di Poiatica.
    Non vogliono neppure discutere degli appalti Iren…
    Non vogliono neppure discutere degli appalti pubblici pilotati dal partito.
    Non vogliono più discutere di En.Cor.
    Non vogliono più discutere dell’appalto della scuola media di Montecchio.
    Non vogliono più discutere di come hanno gestito l’inceneritore AGAC.
    Per la procura queste cose sono già state ammucchiate in una fossa, come cadaveri in attesa di essere inceneriti.
    Negare la notizia.
    Negare sempre.

    Se in Italia ci facesse davvero giustizia probabilmente verrebbe riconosciuto in primis lo stato come la madre di tutte le mafie e le indagini partirebbero proprio dalla testa di quell’idra che ci governa.
    Non si può pretendere di essere credibili nella lotta contro le mafie se per prima non si riconosce come tale, quella mafia “bianca” che appesta la cosa pubblica.

    L’assenza di qualsiasi forma di disapprovazione nei confronti del Pd tiene sotto scacco l’intera provincia reggiana da interi decenni, e dato che, come scrive Saverio Lodato, “CHI DETIENE IL POTERE, POSSIEDE ANCHE GLI STRUMENTI ATTRAVERSO CUI FORMULARE LE DEFINIZIONI DI GIUSTO ED INGIUSTO, STABILENDO I CONFINI TRA IL LECITO E L’ILLECITO”, quanto può essere giusta la giustizia italiana?

    • umberto gianferrari Rispondi

      26/09/2015 alle 08:50

      Parole sante !…..

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