Aemilia atto terzo, torna in carcere il costruttore Vertinelli. Sequestri per 35 milioni di euro

3/9/2015 – Terzo capitolo dell’inchiesta Aemilia, con altri sequestri di beni e società per 35 milioni di euro. E’ tornato in carcere il noto costruttore Palmo Vertinelli, 54 anni, cutrese di Montecchio, che ora finito in carcere nell’ambito della prima ondata di Aemilia e al quale i magistrati hanno letteralmente smontato un impero economico. In febbraio, dopo una ventina di giorni di latitanza, Vertinelli si era presentato in carcere a Bologna due giorni prima che il Tribunale della Libertà dichiarasse nullo il suo arresto.

L'auto con a bordo Palmo Vertinelli esce dalla caserma dei Carabinieri di Reggio Emilia per il carcere

L’auto con a bordo Palmo Vertinelli esce dalla caserma dei Carabinieri di Reggio Emilia per il carcere

L’operazione di oggi è stata condotta dai Carabinieri nelle province di Reggio Emilia, Parma, Aosta, Bologna e Crotone in esecuzione delle ordinanze emesse dal Gip di Bologna su richiesta dei sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi.

Ordinanze di custodia cautelare anche per Giuseppe Vertinelli, fratello di Palmo, nato a Cutro nel 1962 (e anche lui residente a Montecchio in Strada Calerno 12) e per Michele Bolognino, 48 anni, nato a Locri: Bolognino – arrestato in fine gennaio – è già in carcere a l’Aquila sempre nell’ambito dell’inchiesta Aemilia che ha disarticolato i clan reggiani che ruotano intorno alla cosca Grande Aracri, mettendo in luce una impressionante penetrazione della n’drangheta nelle economia reale reggiana: solo in luglio, nella seconda tranche di Aemilia, erano stati sequestrati patrimoni per ben 330 milioni di euro, in gran parte riconducibili secondo la Dda ad Alfonso Diletto.

Le 16 società di capitale sequestrate oggi, riconducibili secondo la Dda ai fratelli Vertinelli e a Bolognino,  sono del settore costruzioni e dei servizi: fra questi l’importante consorzio Gecoval di Aosta, l’Edilizia Costruzioni generali di Montecchio, la Sice srl, la  Touch srl di Crotone operante nell’autotrasporto e la Top Service di Parma.

Nel corso della mattinata, oltre 100 Carabinieri del comando provinciale di Modena e del Raggruppamento Operativo Speciale, supportati dal comando provinciale di Reggio Emilia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e il contestuale decreto di sequestro beni emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna nei confronti di BOLOGNINO Michele, VERTINELLI Palmo e VERTINELLI Giuseppe, indagati a vario titolo nell’ambito dell’operazione “ÆMILIA” per associazione di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni, impiego di denaro e proventi illeciti, riciclaggio ed altri reati aggravati dalla finalità mafiosa.

I provvedimenti scaturiscono da un’articolata attività investigativa, coordinata dai  Sostituti Procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, sviluppata in prosecuzione dell’indagine “ÆMILIA” che aveva consentito di individuare e disarticolare l’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista con epicentro a Reggio Emilia, collegata alla cosca “GRANDE ARACRI” di Cutro (KR), “evidenziandone – tra l’altro – la capacità d’infiltrazione in vari settori dell’economia locale. Il 28 gennaio scorso l’operazione aveva portato all’arresto di 117 persone su 224 indagati, tuttavia numerosi arrestati erano stati rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame.

L’operazione ha portato al sequestro di 16 società di capitali, 9 beni immobili, 16 autoveicoli e 21 tra rapporti bancari e finanziari.

Le indagini “hanno ulteriormente confermato l’ingerenza nella gestione e controllo di  attività imprenditoriali, formalmente intestate a prestanome, nonché l’accumulo illecito di significativi patrimoni personali”. Così sono emerse conferme in ordine alla gestione occulta di imprese, in parte già sottoposte a sequestro nell’ambito dei precedenti provvedimenti adottati dalle autorità giudiziarie di Bologna e Reggio Emilia ed eseguiti nel contesto delle operazioni condotte il 16 ed il 22 luglio scorsi (in particolare, sequestro delle società del gruppo “SAVE” di Giovanni Vecchi e Patrizia Patricelli, riconducibili a Alfonso Dilettto , e sequestro della “Dueaenne S.as. . di Bruna Braga, moglie di Augusto Bianchini)

“Attraverso l’analisi della documentazione contabile sequestrata, si è evidenziata la riconducibilità agli indagati di ogni processo decisionale interno alle aziende, per cui qualsiasi “ordine” relativo alle operazioni aziendali veniva vagliato e gestito dai reali dominus, dietro lo schermo di prestanome comopiacenti . Ciò ha consentito di ricondurre ai fratelli VERTINELLI e al BOLOGNINO una serie di imprese attive nel settore dell’edilizia, quali il Consorzio Stabile GECOVAL di Aosta, la S.I.C.E. s.r.l., l’Impresa VERTINELLI s.r.l., l’EDILIZIA COSTRUZIONI GENERALI s.r.l., queste ultime di Montecchio Emilia, la TOP SERVICE s.r.l. di Parma e la OPERA s.r.l. di Crotone.

Sono state inoltre trovati riscontri circa la riconducibilità agli indagati delle società (pertanto sottoposte a sequestro) TOUCH s.r.l. di Crotone, operante nel settore degli autotrasporti, la Tangenziale Nord Est s.a.s., la MILLE FIORI Service s.r.l. e la Achilli & Schianchi s.n.c., tutte con sede a Montecchio Emilia e attive nel settore della ristorazione e bar.

Il valore complessivo dei beni sequestrati, come detto, supera i 35 milioni di euro.

INTERDITTIVA AD AOSTA PER IL GECOVAL

Non più tardi di un mese fa il Questore di Aosta Maurizio Celia ha emesso la prima interdittiva antimafia della Val d’Aosta proprio nei confronti del consorzio stabile Gecoval di Saint Vincent per i legami del patron  Francesco Curcio con alcuni imprenditori legati a Nicolino Grande Aracri. I nuovi sviluppi della indagini Aemilia hanno chiarito in cosa consistono questi rapporti.

Il consorzio Gecoval, formato da quattro imprese del settore edile,  ha sempre operato negli appalti pubblici della Vallèe anche se con alterne vicende, come iscrizioni in black list e successive riabilitazioni da parte della giustizia amministrativa.

Francesco Curcio, imprenditore residente a Montjovet,  nel febbraio 2014 era stato condannato a  un anno ed otto mesi per tentata estorsione, dopo che, nel settembre 2012, aveva perso un appalto da due milioni e mezzo di euro per lo sgombero neve sulle strade  della Valtournenche.

 La Gecoval avrebbe anche collaborato con imprenditori ritenuti del cosiddetto “Gruppo Bagalà”, di Francesco Bagalà, originario di Gioia Tauro arrestato nel gennaio 2014  insieme ad altre quindici persone nell’ambito dell’inchiesta “Ceralacca 2” con cui è venuta allo scoperto un’associazione a delinquere composta da imprenditori, funzionari e dipendenti pubblici, finalizzata alla turbativa d’asta, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, per l’assegnazione degli appalti della “Stazione unica appaltante” di Reggio Calabria e della “Sorical”, la società di gestione delle risorse idriche calabresi: con l’operazione erano state sequestro dodici società e beni per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.

I legami tra il consorzio Gecoval e i Vertinelli, del resto, sono emersi non più tardi dello scorso anno nell’appalto per il rifacimento della copertura dell’edificio del palaghiaccio e del palasport di Courmayeur, a fianco della nuova funivia del monte Chetif: ben novemila metri quadrati di rivestimenti in legno, per un valore di circa 500 mila euro. Lavori assegnati dal Comune alla Opera srl di Montecchio (oggi sotto sequestro) insieme al Gecoval, a Opere edili e alla Cmt. A dirigere il cantiere di Courmayeur con una venti di operai della Opera srl., nell’estate 2014, c’era Antonio Vertinelli.

I PARLAMENTARI 5 STELLE: ALTRO DURO COLPO ALLE COSCHE

“Un altro duro colpo è stato inferto al cuore della ‘ndrangheta emiliana in queste ore: sono stati sequestrati beni per oltre 35 milioni d’euro. Il lavoro della Dda di Bologna, del gip Alberto Ziroldi, dei carabinieri e della guardia di finanza sta andando nella direzione giusta: è fondamentale colpire il patrimonio delle cosche per cercare di debellare questo cancro che ha messo radici così profonde nel nostro territorio”. Lo affermano in una nota congiunta parlamentari, senatrici e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle dell’Emilia Romagna.“Questi nuovi sequestri hanno fatto emergere che gli affari dei Grande Aracri arrivavano fino alla Riviera romagnola: Michele Bolognino -referente principale della cosca a Parma- possedeva infatti due bar a Riccione, entrambi sequestrati” spiegano i parlamentari e consiglieri regionali M5S.“Aggredire i patrimoni delle mafie è l’unica strada percorribile. Quei beni non son altro che il frutto del potere e della violenza dei boss, è lì che bisogna andare a colpire. Purtroppo il prezioso lavoro svolto da magistrati e forze dell’ordine rischia di essere annullato dal paradosso che regna sovrano nella nostra legislazione antimafia: i tempi fra sequestri, confische definitive e destinazione dei beni sono troppo lunghi e questi beni, soprattutto immobili ed aziende, rimangono inutilizzati o, in alcuni casi, ritornano nelle mani dei mafiosi. Nella nostra regione a fronte dei numerosissimi sequestri effettuati, i beni destinati in via definitiva negli ultimi due anni sono stati soltanto cinque! “continuano gli esponenti del Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna in Parlamento e Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna.

“I boss non temono la giustizia finché trovano appoggio nella cosiddetta zona grigia – non dimentichiamo ad esempio, l’inefficacia della nuova norma sul voto di scambio politico elettorale, sancita perfino in una sentenza della Cassazione di fine agosto 2014 – ma sono terrorizzati all’idea di perdere il possesso dei propri beni, frutto di violenze, sangue e soprusi” continuano gli esponenti M5S.“In Commissione Giustizia alla Camera giace da oltre un anno la proposta di legge per la riforma del codice antimafia nelle parti che riguardano la gestione dei beni confiscati dal momento del sequestro fino alla destinazione, l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati e la disciplina degli amministratori giudiziari che gestiscono i beni; noi vogliamo che si possa arrivare in tempi rapidi a discuterla ed approvarla! Queste dovrebbero essere le priorità di Parlamento e Governo! Come diceva Carlo Alberto Dalla Chiesa, che ricordiamo essere stato ucciso insieme alla moglie proprio 33 anni fa, “la mafia verrà sconfitta solo quando lo Stato darà come diritto ciò che le mafie danno come favore” concludono parlamentari e consiglieri regionali del M5S in Emilia-Romagna nella nota congiunta.
(M5S Reggio Emilia)
 

 

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