Una famiglia reggiana a Bangkok. “La bomba al tempio indu vendetta di etnia turca contro i cinesi”

di Alessandro Bettelli

19/8/2015 – Il sordo boato dell’ordigno brillato all’ora di punta di due giorni fa a Bangkok, oltre a squarciare l’asfalto attorno alla panchina sotto la quale era stato posizionato, ha aperto una ferita nel cuore non solo dei thailandesi, ma anche dei numerosi turisti che ogni anno visitano la Terra del Sorriso, rimanendone in qualche modo legati a doppia mandata. Tant’è che nelle ore successive all’attentato, mentre rappresentanti della giunta militare che governa il Paese (non senza malumori) da 15 mesi, si alternavano sulle reti di Stato, per l’occasioni a trasmissioni unificate, lanciando messaggi di distensione (“La situazione è sotto controllo”, “State lontani dall’area dell’attentato per non inquinare potenziale prove”), negli ospedali della “città degli angeli” stava iniziando una gara alla solidarietà: decine e decine di thailandesi e stranieri, in fila ordinata davanti ai nosocomi, pronti a donare il proprio sangue.
 Evento eccezionale per noi, ma tutt’altro che assurdo, anzi
assolutamente comprensibile, per chi della Thailandia abbia una benché minima conoscenza, avendovi trascorso anche un breve periodo di vacanza.
Oggi l’altare induista di Erawan, situato in un angolo del centralissimo incrocio Ratchaprasong, è preso d’assalto da thailandesi e da turisti, per deporvi fiori in onore delle
vittime. Sulla statua dedicata a Phra Phrom (la versione thailandese di Brahma) sono ancora visibili i segni dell’esplosione, ma, come dicono i thailandesi, “mai pen rai” (“Non importa, nel senso che non ci si può più far niente), dunque la vita va e deve andare avanti, e l’unica cosa che resta da fare è celebrare la memoria dei caduti.
La speranza è ora che la diffusione del video dell’uomo in azione pochi istanti prima dell’esplosione possa presto dare un nome al sospettato. In un tweet, il portavoce della polizia ha annunciato che sul giovane è stata posta una taglia di un milione di bath, pari a circa 28mila dollari.
Sui social media molti fanno notare il sospetto comportamento di un secondo “giovane”, stavolta con indosso una “maglietta rossa”, ripreso nel video che inquadra il presunto attentatore mentre mentre abbandona uno zainetto all’interno del santuario Erawan. Dalla polizia, tuttavia, non è giunta alcuna conferma a riguardo.
Carla David, il marito Gianluigi Chiozza e il figlio David, reggiani, vivono da anni a Bangkok, dove gestiscono un’agenzia di rappresentanza di Ceramiche Italiane per il mercato asiatico.
 
Che aria si respira oggi a Bangkok?
Si respira aria di totale normalità, la routine quotidiana è identica a quella di due giorni  fa. In ufficio nessuno commenta, nessuno parla dell’accaduto
 
Quali le misure adottate dal governo dei militari in questo contesto di allerta?
Direi, se paragoniamo all’attentato di Londra, per noi cittadini nessuna. In BTS (metropolitana sopraelevata di Bangkok) un leggero sguardo alle borse. Ne nessuna postazione militare né pattuglia di polizia.
 
Dove si trovava al momento dell’esplosione?
Stavo rientrando dall’ufficio in Asoke ed il tam tam via whatsApp di parenti e amici mi hanno avvisata
 
Abitate vicino alla zona di Ratchaprasong?
No abitiamo  in Thong Lor, ma ci passiamo molto spesso.
 
E’ cambiata la vostra vita in questi giorni?
Sin dal giorno dopo, quello del secondo mancato attentato, io alle 6 ero già sulla BTS, andavo a Saphan Takis e alla la fermata di Chit Lom (la stazione della metropolitana sopraelevata appena sopra il santuario di Erawan) ho fatto il segno della croce.  Due donne thailandesi si sono commosse. Nessuno di loro ha voluto guardare giù
 
Avete paura?
Affatto
 
Quale la matrice dell’attentato più accreditata?
L’unica cosa che sembrava certa e che ora sembra davvero accertata era che non si trattasse di un attentato di matrice thailandese.
 
Perché questa certezza?
Dapprima, essendo  sotto regime militare tra le prime ipotesi s’era pensato ad una sorta di violenta ribellione al regime. Ma non “quadrava”, i thailandesi sono all’80 % buddhisti e seguono per filo e per segno questa filosofia di vita! Non farebbero mai azioni così forti e violente e, non da ultimo la Thailandia stava vivendo un momento stupendo economicamente parlando, essendo  tra i primi Paesi al mondo come meta turistica, quindi perché fare una cosa del genere! 
La seconda ipotesi parlava di un attentato religioso da parte di integralisti musulmani. Ieri invece sono cominciate ad arrivare notizie più coerenti, suffragate anche  dall’immagine dell’ipotetico attentatore che non é né  thailandese né sembrerebbe arabo. Si tratterebbe invece di una rivendicazione di un’etnia turca cacciata dalla Thailandia ed esiliata in Cina, dove in parecchi sono morti ed altri maltrattati. Colpire il cuore di Bangkok dove ora i turisti cinesi sono numerosissimi sarebbe stato il loro obiettivo.
 

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