Ndrangheta, la Provincia parte civile al processo Aemilia: voto unanime dei sindaci. Molti politici pensano così di lavarsi la coscienza

22/7/2015 – La Provincia e i Comuni uniti contro le mafie. L’Assemblea dei sindaci ha dato mandato alla Provincia di Reggio Emilia di costituirsi parte civile nei processi per mafia relativi all’inchiesta Aemilia.

L’assemblea – riunita oggi,  mercoledì 22 luglio nella sala consiliare di palazzo Allende –  ha impegnato  all’unanimità il Presidente Giammaria Manghi a rappresentare i quarantacinque Comuni reggiani e il territorio provinciale in sede processuale, nell’ambito dei procedimenti che verranno instaurati a seguito della conclusione delle indagini condotte dalla Dda di Bologna, che hanno fatto emergere come malavita organizzata e fenomeni di infiltrazione mafiosa siano presenti sul territorio provinciale e abbiano condizionato pesantemente diverse attività economiche, con danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dalle comunità locali e dai cittadini.

Provincia parte civile al processo Aemilia: l'assemblea dei sindaci riunita a palazzo Allende

Provincia parte civile al processo Aemilia: l’assemblea dei sindaci riunita a palazzo Allende

 “Questo voto incarna la volontà di rappresentare appieno gli interessi di una comunità che chiede oggi più che mai una risposta adeguata alla propria classe dirigente – ha dichiarato Manghi – Il costituirsi parte civile in un unico movimento corale è un atto politico e culturale, un muro compatto contro un sistema inaccettabile: una simile capacità di contrasto poggia sulla consolidata attitudine alla collaborazione tra istituzioni, Enti e associazioni, nonché su un diffuso senso civico, che ha impedito all’illegalità, a fronte delle sue numerose collusioni, di tradursi in fenomeno di massa”. 

Tale scelta non esclude e non sostituisce analoghe iniziative di tutela giudiziaria promosse da parte di singoli Comuni che dovessero ritenersi più danneggiati, come quella già annunciata dal Sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e dai Sindaci di Bibbiano, Brescello, Gualtieri, Montecchio e Reggiolo, in forma coordinata tra gli stessi e la Provincia, ma – come ha precisato il Consigliere provinciale delegato alla legalità e Sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini – “sottolinea la volontà di fare quadrato e affrontare compatti la battaglia per ristabilire la legalità”.

 Il presidente Manghi e i sindaci ritengono che sia “la Provincia il livello di governo più idoneo a rappresentare le comunità locali, anche in sede processuale, per ottenere dai responsabili dei gravi fatti emersi dall’inchiesta Aemilia il giusto risarcimento del danno arrecato, una volta che, con la richiesta di rinvio a giudizio, saranno delineate con chiarezza le ipotesi di reato e i responsabili dei fatti”.

I sindaci hanno deliberato che le somme ottenute come risarcimento saranno investite per la promozione dello sviluppo delle attività più danneggiate dai fenomeni malavitosi. Infine, Provincia e Comuni continueranno a dare rilevanza a livello locale al dibattito e all’azione politica nel contrasto all’infiltrazione criminale:”I sindaci e i consigli comunali si impegnano a farne oggetto di appositi confronti e approfondimenti nelle rispettive sedi, anche per dare ulteriore sostegno all’azione giudiziaria collettiva della Provincia”.

In questo unanimismo, è rimasta ancora una volta in ombra la situazione insostenibile di alcuni comuni, in particolare di Brescello (il cui sindaco Marcello Coffrini, inchiodato alla poltrona più di Marino a Roma e di Crocetta a Palermo,  nutre una indubbia stima verso Francesco Grande Aracri) dove il lavoro della commissione di accesso potrebbe concludersi con la proposta di scioglimento del consiglio per infiltrazioni mafiose, ma anche di Montecchio, dove mancano ancora esaurienti risposte sul perchè l’amministrazione comunale aveva affidato la costruzione della scuola media a una impresa casertana priva di certificazione antimafia (si arrivò a minacciare di querela la consigliera di Forza Italia che aveva sollevato il caso).

Insomma, non è tutt’oro quel che riluce. Senza tacere che proprio questo sistema di potere che oggi intende costituirsi parte civile, solo alcuni anni fa isolò drammaticamente l’ex presidente della Camera di commercio Enrico Bini, oggi sindaco di Castelnovo Monti e delegato alla legalità in Provincia, per il suo strenuo impegno antimafia.

Che dire?  Evidentemente bisogna mettere un pietrone sul passato, sicuri dell’impunità politica, se è vero che quelle oscure vicende non hanno suscitato l’interesse neppure della Dda di Bologna.

IL DOCUMENTO VOTATO DAI SINDACI REGGIANI

L’ASSEMBLEA DEI SINDACI

Premesso che l’art. 1, comma 55, della Legge 7 aprile 2014, n. 56 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” dispone che: “L’assemblea dei sindaci ha poteri propositivi, consultivi e di controllo secondo quanto disposto dallo Statuto”

;visto il vigente Statuto della Provincia di Reggio Emilia, che all’art. 1 dispone: “La Provincia di Reggio nellEmilia rappresenta la comunità provinciale reggiana, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo”;

visto il nuovo Statuto della Provincia di Reggio Emilia, approvato dall’Assemblea dei Sindaci in data odierna, che entrerà in vigore in tempo utile per l’esecuzione della presente deliberazione, che all’art. 1, commi 1 e 2, dispone: “La Provincia di Reggio Emilia è l’ente territoriale di area vasta, dotato di autonomia statutaria, regolamentare, amministrativa e finanziaria secondo i principi fissati dalla Costituzione, dalle leggi e dal presente Statuto, che rappresenta i Comuni, la comunità e il territorio che la compongono, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo”;

visto l’art. 1, comma 86, della Legge 7 aprile 2014, n. 56, che dispone che le province esercitano la funzione di “cura dello sviluppo strategico del territorio e gestione di servizi in forma associata in base alle specificità del territorio medesimo”;

richiamato quanto emerso in sede di Assemblea dei Sindaci di questa Provincia in data 31.01.2015, sull’oggetto “Riflessioni e confronto su quanto emerso dalla recente operazione “Aemilia” in termini di infiltrazioni malavitose”;

2 – evidenziato il grave allarme sociale che destano i fatti oggetto dell’indagine coordinata dalla D.D.A. di Bologna, i cui recenti sviluppi hanno evidenziato come il fenomeno della malavita organizzata sia presente sul territorio provinciale e abbia condizionato pesantemente diverse attività economiche; considerato che – stando alle prime ricostruzioni dei fatti – gli episodi criminosi per i quali si procede hanno interessato direttamente il territorio di numerosi Comuni della Provincia e indirettamente coinvolto anche imprese e cittadini di altri Comuni;

ritenuto che i fenomeni di infiltrazione mafiosa nel territorio reggiano abbiano arrecato un rilevante danno patrimoniale e non patrimoniale alle comunità locali e ai cittadini, a causa delle distorsioni prodotte nel mercato (specialmente quello immobiliare) e a causa di reati a danno dello Stato e degli enti locali (fenomeni di evasione contributiva, di turbative nei pubblici incanti, di condizionamento di funzionari pubblici);

rilevato che la Provincia di Reggio Emilia, quale ente deputato a curare lo sviluppo strategico dell’intero territorio provinciale, sia il livello di governo più idoneo a rappresentare le comunità locali (Comuni e Provincia), anche in sede processuale, al fine di ottenere dai responsabili dei gravi fatti sopra evidenziati il giusto risarcimento del danno arrecato; ritenuto pertanto di dover impegnare il Presidente della Provincia a rappresentare i Comuni, la comunità e il territorio che la compongono” (art. 1 Statuto), tramite la costituzione di parte civile della Provincia stessa, una volta che con la richiesta di rinvio a giudizio saranno delineate con chiarezza le ipotesi di reato e i responsabili dei fatti;

ritenuto altresì che le somme che verranno introitate a titolo di risarcimento del danno debbano essere utilizzate per la promozione dello sviluppo delle attività maggiormente danneggiate dai fenomeni malavitosi;

3- visto il parere di regolarità tecnica espresso dal Segretario Generale in ordine alla legittimità del presente atto; ritenuto di formulare pieno appoggio all’azione della magistratura e delle forze dell’ordine volta al contrasto dei fenomeni di infiltrazione criminale, esprimendo loro nel contempo la gratitudine delle popolazioni locali e delle istituzioni che le rappresentano;

considerata la rilevanza del dibattito e dell’azione politica e culturale a livello locale quale strumento di contrasto all’infiltrazione criminale

ritenuto pertanto opportuno che i consigli comunali facciano oggetto di queste tematiche in apposita seduta, anche al fine di dare ulteriore sostegno all’azione giudiziaria collettiva della Provincia;

considerata la decisione assunta e comunicata dal Sindaco di Reggio Emilia nella giornata di lunedì 20 luglio u.s., in virtù della quale il Comune capoluogo ha deciso di costituirsi parte civile nel processo Aemilia;

considerata l’esigenza palesata anche da altri Comuni, significativamente danneggiati dal fenomeno criminale, di poter agire anche direttamente a tutela delle comunità locali, comunque in un quadro di coordinamento e reciproca assistenza;

in relazione all’esito della votazione, all’unanimità dei voti favorevoli

DELIBERA

1. di impegnare il Presidente della Provincia a rappresentare i Comuni, la comunità e il territorio provinciale in sede processuale, tramite la costituzione di parte civile della Provincia, nell’ambito dei procedimenti che verranno instaurati a seguito della conclusione dell’indagine denominata “Aemilia” della D.D.A. di Bologna;

2. di impegnare il Presidente della Provincia ad impiegare le somme che verranno introitate a titolo di risarcimento del danno per la promozione dello sviluppo delle attività maggiormente danneggiate dai fenomeni malavitosi

3. di dare atto della rilevanza del dibattito e dell’azione politica e culturale a livello locale nel contrasto all’infiltrazione criminale e pertanto di impegnare i sindaci e i consigli comunali a farne oggetto di confronto e approfondimento, anche al fine di dare ulteriore sostegno all’azione giudiziaria collettiva della Provincia;

4. di dare atto che la costituzione di parte civile della Provincia ai sensi della presente deliberazione non esclude né sostituisce analoghe iniziative di tutela giudiziaria promosse da parte di singoli Comuni in forma coordinata tra i medesimi e la provincia stessa.

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