Gestione acqua, dibattito caldo. L’assessore Notari demolisce il piano: “Per il Comune un debito superiore al bilancio”

20/6/2015 – In una Sala Rossa affollata come non mai di consiglieri, di supporter del comitato Acqua bene comune, grillini ed esponenti del  Pd,   la commissione Ambiente del consiglio comunale di Reggio, presieduta da Salvatore Scarpino, ha affrontato per la prima volta il famoso piano Tutino per il ritorno alla gestione interamente pubblica del servizio idrico, in un clima reso elettrico dalla recentissima bocciatura del piano stesso da parte della direzione del Partito democratico.

Presenti gli assessori Tutino e Notari, il piano di fattibilità è stato illustrato con l’aiuto di una serie di slide da Caucci dello studio Agenia. Le cifre, ancora ballerine, tuttavia non si discostano dalle indiscrezioni che circolano da settimane: per riprendersi interamente la gestione del servizio per i prossimi 25 anni,  i Comuni reggiani dovrebbero pagare a Iren circa 102 milioni più Iva, totale 150 milioni, al quale vanno aggiunti i debiti di Agac Infrastrutture che ammontano a 80 milioni e verrebbero iscritti nei bilanci consolidati degli enti, senza contropartita. Commissione 3

In totale l’operazione costerebbe non meno di 200 milioni agli enti locali reggiani  i quali – come ha fatto notare il capogruppo Pd Andfrea Capelli – soldi non ne hanno, quindi dovrebbero finanziare la gestione in house interamente a debito.

Sulle cifre, è noto, le valutazioni sono divergenti perché secondo il Comitato l’operazione sarebbe sostenibile senza difficoltà. Ma la matematica non è un’opinione, almeno sino a un certo punto, e così la realtà dei conti è venuta a galla nel fuoco di fila degli interventi dei consiglieri, favorevoli o contrari che fossero.

Dario De Lucia, della sinistra Pd, per il quale il partito deve rispettare gli impegni presi in campagna elettorale (e per questo ha tenuto un’assemblea giovedì sera), ha  affermato con realismo che l’indebitamento iniziale sarebbe il 250% del fatturato acqua, più ulteriori punti interrogativi sulla copertura degli insoluti (fra i 3 e i 5 milioni), sulla possibilità di finanziare nuovi investimenti e soprattutto  – ha fatto notare ancora Capelli – con pesanti rischi a carico dei comuni, che in caso di imprevistipotrrebbero faresoltanto una cosa: aumentare le tariffe, comunque già cresciute di oltre il 46 % negli ultimi anni.

Il dibattito andato avanti sino alle 20,30 è stato piuttosto caldo,  ma alla fine la doccia fredda è arrivata dall’assessore al bilancio Notari: l’operazione – ha detto in sostanza – imporrebbe al  Comune di Reggio di accollarsi un debito di 120 milioni che da solo sarebbe superiore al totale della gestione corrente annuale. Di conseguenza l’ente non potrebbe più accendere ulteriori debiti per investimenti. Inoltre non sono ancora chiari gli effetti sul patto di stabilità.

Se questo è il quadro, si può immaginare quali sarebbero le conseguenze sulle finanze dei piccoli enti: e ciò spiega ad esempio la risoluta contrarietà al piano da parte di Giammaria Manghi, sindaco di Poviglio e presidente della Provincia.

Nondimeno il Comitato acqua bene comune ha scelto la strada dell’appello politico, nella convinzione non soltanto che l’operazione sia sostenibile, ma che alla fine si tradurrà in un vantaggio per tutti. Emiliano Codeluppi, designato a intervenire a nome del Comitato,  ha accusato Caucci di aver presentato “male” il il piano, e ha  ricordato i grandi investimenti compiuti dalle amministrazioni del primo Novecento, con coraggio e lungimiranza, quando Reggio era povera e i mezzi disponibili erano infinitamente inferiori agli attuali. commissione 2

Da qui l’invito quasi ultimativo ai consiglieri a ritrovare il coraggio di altri tempi: “Volete essere ricordati per aver ripubblicizzato l’acqua, o come quelli che l’hanno privatizzata? “. Ha anche dato dei “poverini” ai politici, ma la sala ha rumoreggiato e ha dovuto scusarsi. Codeluppi, alla fine, ha calato l’asso di una possibile maggioranza diversa dell’attuale in Sala del Tricolore (naturalmente sulla questione specifica)  cogliendo al volo l’assist offerto  consigliere di opposizione Cesare Bellentani  secondo cui l’amministrazione ha l’obbligo di rispettare la volontà espressa dai cittadini col referendum nazionale sull’acqua.

La commissione continuerà l’esame del problema, ma deve sbrigarsi: a metà di settembre scadono i termini per mettere a gara la concessione, attualmente in capo a Iren. Può darsi che alla prossima riunione venga presentato un piano B, perché a seppellire questo ci ha già pensato il Pd.

(p.l.g.)

Be Sociable, Share!

2 risposte a Gestione acqua, dibattito caldo. L’assessore Notari demolisce il piano: “Per il Comune un debito superiore al bilancio”

  1. waterboy Rispondi

    20/06/2015 alle 11:24

    A leggerlo non ci crede, qualcuno ha scomodato la Reggio dei primi del 900, povera ma giustamente ambiziosa di portare a tutti un servizio pubblico essenziale quale l’acqua. Oggi però parliamo di portare un servizio pubblico che esiste, regolato da Autorità pubbliche e gestito da una società (IREN) a prevalente capitale pubblico in mano ad un ente totalmente pubblico e per fare questo NULLA facciamo tutto questo acsino, le pagliacciate, le tende e quant’altro.
    Speriamo che non ci veda nessuno….

  2. Fausto Poli Taneto Rispondi

    22/06/2015 alle 14:47

    Si ma, waterboy, ci costa un occhio della testa tutto cio’. Gli impianti di distribuzione dell’acqua sono tutti ampiamente ammortizzati. Ci dovrebbero pagare loro, i cattivi amministratori, DIAMINE……………

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.