Salvare le Fiere: ecco il piano Prampolini

20/5/2015 – La  Confcommercio di Donatella Prampolini spariglia i giochi, reagisce all’immobilismo generale e presenta un piano per salvare le Fiere di Reggio. Chi contava già di avere in tasca il pool di aree e padiglioni destinati all’asta a seguito del concordato (e a maggior ragione dopo la liquidazione anticipata della società di via Filangieri deliberata da Comune di Reggio, Provincia e dalla Camera di commercio guidata da Stefano Landi, che detiene il pacchetto azionario di maggiore consistenza) dovrà rivedere la propria agenda.

Rinegoziare l’affitto del ramo di azienda relativo all’organizzazione degli eventi, stabilendo una durata a lungo termine, ma con la possibilità di recedere con dodici mesi di preavviso, anziché sei. Questa la sintesi della proposta sulla quale Donatella Prampolini avvierà al più presto il confronto con le istituzioni locali e con il Liquidatore giudiziale, dopo il via libera ottenuto ieri sera  dalla Giunta di Confcommercio e da Federalberghi.

La proposta è stata ufficializzata da Prampolini con una dichiarazione diffusa in mattinata. «Il termine di dodici mesi diventa indispensabile per consentire la programmazione degli eventi – ha affermato – garantendo la continuità e l’avviamento aziendali, nell’interesse degli stessi creditori e di quella fetta cospicua dell’economia locale che ruota intorno all’indotto.»

«Questo non sarebbe l’unico beneficio –prosegue- perché nelle more della vendita all’asta verrebbero riscossi i canoni e, nel caso di cessione ad un altro ente fieristico, il nuovo acquirente si troverebbe con una rimanenza iniziale determinata dagli eventi già calendarizzati. Qualora l’acquirente fosse un soggetto diverso, interessato solo all’area, diventerebbe necessario un cambio di destinazione d’uso, procedimento complesso il cui iter di approvazione non si concluderebbe comunque prima di un anno».

«Oltre a svolgere un ruolo propulsivo e di coinvolgimento –conclude Donatella Prampolini –  come Confcommercio ci impegniamo a dare il nostro contributo nell’attività di ricerca degli interlocutori. E’ un tentativo che va fatto, meglio se con la condivisione e la partecipazione di tutte le Organizzazioni imprenditoriali.». L’invito a Unindustria, alla Cna,a Lapam e alle centrali cooperative è evidente.

Anche se Prampolini non esclude che alla fine l’acquirente possa essere un soggetto interessato alle aree ma non alle attività di via Filangieri, i ripetuti riferimenti ad interlocutori esterni suonano come una conferma indiretta, pur non esplicita, delle voci secondo cui i contatti con Fiera di Milano in realtà non si sarebbero mai stati interrotti, e che il maggior ente fieristico italiano potrebbe valutare il proprio ingresso a Reggio Emilia in considerazione della posizione strategica del quartiere fieristico, in prossimità della fermata Mediopadana dell’alta velocità.

Fiera di Milano potrebbe riprendere le fila del discorso interrotto a seguito del violento diktat della giunta regionale Errani, anche perché, vista la decisione  di buttare a mare il polo reggiano (confermata nei fatti dal governatore Bonaccini nella sua ultima visita a palazzo Allende), nessuno avrebbe più nulla di cui lamentarsi.

Di certo Donatella Prampolini ha compiuto un atto di coraggio: è la dimostrazione che gli operatori privati sono disposti a fare la loro parte, e che ci sono forze per le quali la storia delle Fiere non può finire così.

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