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Cinese massacrato a martellate: l’aggressore inseguito e bloccato da studenti e cittadini. La Polizia: “Bravi, comportamento encomiabile”

14/5/2015 – Sono stati i cittadini i protagonisti dell’arresto per tentato omicidio del cinese di 35 anni Deng Wafu, a Reggio Emilia senza fissa dimora, ultima residenza registrata a Prato, che ieri intorno alle 13 di ieri  in piazzale Europa ha massacrato a martellate un connazionale  di 41 anni, disarmato. La vittima è un operaio che vive stabilmente in un comune della provincia di Reggio: per ragioni di tutela non ne è stata diffusa l’identità. Ricoverato in condizioni gravissime al Santa Maria Nuova per numerose ferite alla testa, al torace all’addome è stato operato d’urgenza nel pomeriggio. E’ ricoverato in terapia intensiva ma, dopo ore drammatiche, ora è fuori pericolo.

Questa mattina il vice capo della Squadra Mobile di Reggio Emilia, dottor Romano, ha ricostruito la dinamica della ferocie aggressione: “Un fatto di sangue efferato” avvenuto in prossimità della piattaforma 18 della stazione autobus all’ora di punta,  mentre in piazzale Europa transitavano decine di persone, non meno di una trentina, e mentre sotto la pensilina 18 erano in parecchi ad attendere l’arrivo del pullman.

Romano ha definito “encomiabile” il comportamento dei cittadini, studenti e lavoratori, italiani e magrebini, che hanno inseguito il martellatore e lo hanno bloccato in fondo al parcheggio dal lato  di via Ramazzini, circondandolo ma senza torcergli un capello, per consegnarlo subito alle Volanti della Polizia. “Non c’è stato alcun tentativo di linciaggio, nessuno si è improvvisato sceriffo”.

I testimoni sono numerosi e concordano sul susseguirsi dei fatti. Nessuno sulle prime aveva badato ai due cinesi, uno dei quali con un sacchetto di plastica in mano, che discutevano apparentemente con calma nella zona dello stallo 18. L’aggressione è stata repentina: niente urla né spintoni avevano lasciato presagire l’esplosione della furia omicida.

All’improvviso Deng Wafu ha cominciato a colpire col sacchetto di plastica la sua vittima: solo quando il sacchetto è caduto i presenti si sono resi conto che dentro c’era un grosso martello. Uno, due, tre, dieci colpi alla testa, al torace e anche alla pancia, per i quali l’operaio quarantenne è rimasto per ore tra la vita e la morte.  Colpi sferrati con ferocia inaudita e senza sosta: anche quando la vittima si è accasciata a terra,  Wafu ha continuato a inferire con sadismo su di lui.

A quel punto gli studenti presenti hanno capito cosa stava accadendo: corrono verso il bruto e lo allontanano, mentre qualcuno chiama il 113 e l’operaio giace esanime a terra. Il cinese recupera martello e sacchetto, che gli erano caduti di mano, e se la dà a gambe. I ragazzi però lo inseguono, e a loro si uniscono diversi adulti. Non danno tregua al violento sino a quando, questione di una manciata di secondi, l’aggressore giunto in fondo al parcheggio getta il martello sono una macchina (dove è stato rinvenutopiù tardi) e cade a terra sfinito per la corsa. I cittadini lo raggiungono, lo circondano e lo bloccano in attesa  della Polizia, sopraggiunta subito dopo.

L’indignazione per il fatto di sangue si fa subito strada anche nei social network. Su Facebook Stefano Raspini, fra i testimoni in piazzale Europa posta tutto il suo orrore: “Sembrava di essere a Mogadiscio”.

Perché l’aggressione? Cosa si erano detti i due prima dell’esplosione di violenza? Quali erano i loro rapporti precedenti? C’entrano traffici illeciti, debiti o che l’altro?  Domande che non hanno ancora una risposta: sarà l’inchiesta coordinata dal pm Maria Rita Pantani a ricostruire il contesto della vicenda e le ragioni dell’aggressione, non appena la vittima sarà in grado di rispondere alle domande degli inquirenti. I due non erano parenti, e certamente Deng Wafu era arrivato all’appuntamento con intenzioni bellicose, pronto a fare del male: il martello nel sacchetto di plastica potrebbe essere valutato nel contesto di una ipotesi di premeditazione.

 

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