“Ci vuole una nuova resistenza”: Mora barricadero
alla manifestazione sindacale del Primo Maggio

Guido Mora,segretario Cgil, parla dal palco del Primo Maggio

Guido Mora,segretario Cgil, parla dal palco del Primo Maggio

2/5/2015 – “Auspico un primo maggio di lotta perché è forte il bisogno di una nuova resistenza per cambiare questa realtà davanti a processi che sempre più mettono in discussione la sostanza della democrazia”.

Un  Guido Mora barricadero, in puro Landini-style, ha arringato ieri pomeriggio la folla del Primo Maggio reggiano, in una piazza Martiri gremita, trasformando il tradizionale appuntamento sindacale in una manifestazione politica anti governativa.

Quest’anno festeggiamo il primo maggio, per la prima volta, senza l’articolo 18 e a Statuto dei Lavoratori fortemente manomesso  – ha detto il segretario provinciale della Cgil – Bisogna rapidamente recuperare un’opposizione alle politiche economiche e sociali portate avanti nel nostro Paese – continua – dove sempre più anche chi lavora è povero ed aumentano le diseguaglianze sociali”.

Il corteo del Primo Maggio arriva in piazza della Vittoria

Il corteo del Primo Maggio arriva in piazza della Vittoria

Come ogni anno Reggio Emilia sfila in corteo, per le vie della città, perché “la festa dei lavoratori è la nostra festa”, come dice un lavoratore, mentre con moglie e figlio, sfila dietro le tante bandiere. Anche se vento e cielo grigio accompagnano il corteo lungo la via, e sembra sempre che debba piovere, il tempo tiene. 

Il corteo del Primo Maggio

Il corteo del Primo Maggio

Alle 15 tutto è pronto e all’angolo tra la via Emilia e viale Montegrappa si radunano lavoratori e cittadini. Si parte, e dietro lo striscione dei tre sindacati confederali, Cgil Cisl e Uil,  che quest’anno hanno scelto lo slogan “La solidarietà fa la differenza” sfilano i lavoratori dell’industria, dei servizi, del pubblico e anche della scuola, in protesta, proprio in questi giorni contro la riforma del governo. Ci sono anche l’Anpi, il Comune di Reggio e la banda di Albinea che, con i suoi fiati e tamburi, è colonna sonora del corteo.

Primo Maggio Reggio

Il palco del Primo Maggio 2015

Il palco del Primo Maggio 2015

Alle 16 piazza Martiri del 7 Luglio si riempie pronta ad ascoltare gli interventi di Margherita Savioli, segretaria Cisl Reggio Emilia, che richiama l’urgenza di affrontare “il tema della precarietà esasperata, del razzismo e dello sfruttamento che – dice – non sono temi lontani dal nostro Paese, ma sempre più vicini”. Mentre Antonio Foccillo, segreteria Uil nazionale, mette l’accento sull’importanza della giornata del primo maggio che “non è solo un rito ma un momento per richiamare tutti alla realtà e ai problemi del Paese”. Ma è Guido Mora che, concludendo il suo intervento dal palco, che dà fuoco alle polveri: “Auspico un primo maggio di lotta perché è forte il bisogno di una nuova resistenza per cambiare questa realtà davanti a processi che sempre più mettono in discussione la sostanza della democrazia”.

Alle 17 inizia la musica, perché il primo maggio è una festa ed anche se minaccia di piovere, la piazza resta piena per ascoltare Bobo Rondelli e il suo Come i Carnevali tour e Paolo Benvegnù in Earth Hotel tour.

L’INTERVENTO DI MARGHERITA SALVIOLI (CISL)

“Quale significato ha festeggiare una ricorrenza tutti gli anni? Oggi non si celebra solo un rito che si ripete da più di cento anni e nemmeno per una consuetudine folcloristica…..
Niente di ciò, diciamocelo una volta ancora: per noi la festa del lavoro significa anzitutto testimoniare la nostra volontà, il nostro impegno per affermare valori e diritti sociali e politici che ancora in troppe parti del mondo sono violentemente e brutalmente violati.
Lo osserviamo nei volti, nelle storie di vita delle migliaia di profughi che mettono a rischio la propria vita, spesso perdendola, per cercare una terra in cui coniugare termini quali futuro, speranza.
Valori e diritti politici e sociali che vengono messi in discussione anche nelle nostre realtà, così civili e democratiche, e vengono messi in discussione da una cultura che pare ormai permeare buona parte del tessuto sociale e produttivo, una cultura liberista che trasforma l’uomo in merce, che definisce il primato del profitto sull’uomo, trasformandolo da soggetto a oggetto, da lavoratore a prestatore d’opera, da destinatario ultimo a mero strumento.

Margherita Salvioli Mariani (foto G.Santandrea)

Margherita Salvioli Mariani (foto G.Santandrea)

Credo sia questa la causa reale e profonda della crisi, di questa crisi pesante, che vede nel nostro territorio più di 31.000 disoccupati iscritti alle liste di disoccupazione; senza contare tutti quei lavoratori, in gran parte giovani e donne, che avendo rapporti di lavoro precari, nel momento in cui il rapporto è stato interrotto sono rimasti a piedi e non rientrano tra i numeri: nemmeno la dignità di poter essere contati, quasi inesistenti!
Allora la nostra presenza qui ed oggi vuol essere prima di tutto segno della nostra vicinanza a tutti questi lavoratori e lavoratrici, oltre che a voler rappresentare il nostro impegno a superare una crisi che appare lunga, con qualche barlume di ripresa alla quale però non corrisponde un aumento dell’occupazione.
E allora, in una fase come questa, questa giornata ci deve far riflettere e, deve far riflettere soprattutto i nostri governanti, che poco stanno facendo per risollevarci da questa situazione.
E’ notizia di ieri: disoccupazione al 13%, quella giovanile al 43%. Lo diciamo ancora e forte: le regole sul
lavoro, qualsiasi esse siano, non servono per diminuire la disoccupazione: ci vogliono posti di lavoro, politiche industriali ed investimenti mirati!
Da dove cominciare allora per cambiare rotta?
Credo che, a partire da noi stessi, il sindacato, dovremo cambiare l’approccio con cui guardiamo e valutiamo la crisi stessa. Bisogna che facciamo lo sforzo di analizzare non solo i numeri ma le sue ricadute, con uno sguardo più umano. Cercando cioè, di vedere e di capire che dietro ai numeri freddi delle casse integrazioni, delle disoccupazioni, ci sono storie di uomini e donne, di giovani o cinquantenni che siano. Storie drammatiche di persone a cui perdendo il lavoro non viene a mancare solo uno stipendio (che di per sé può già creare situazioni difficili come quelle quelle famiglie che perdono l’unico reddito su cui potevano contare…), ma molto di più: viene a meno la possibilità di autoaffermazione, di una prospettiva per il futuro, la libertà…… e soprattutto viene a mancare la propria dignità!
Non è un caso che la nostra Costituzione – ricordata dal presidente Mattarella anche stamane – proprio parlando del lavoro, sancisca il lavoro come lo strumento principe per la promozione della persona! Ed in questo modo, attraverso il lavoro è l’intera società che progredisce, che si evolve e che può essere chiamata tale. Proprio per questo il lavoro deve tornare ad essere BENE COMUNE, che riguardi, cioè, tutti gli uomini, tutto l’uomo.
Di più: il lavoro, in quanto strumento di sviluppo sociale, non deve essere il lavoro di pochi…ma non basta! Deve essere un buon lavoro (non solo in termini redditizi, …)
Abbiamo visto molte aziende che per inseguire la maledetta logica del profitto hanno investito più sui prodotti finanziari che sul lavoro reale dei propri dipendenti. Abbiamo dovuto assistere alla dimostrazione di come l’insaziabile ricchezza di alcuni ha ridotto uomini e donne alla condizione di schiavitù, uomini e donne che non avendo null’altro a cui aggrapparsi sono costretti a soccombere!
Va nella direzione di contrastare e denunciare questo stato di cose, che CGIL CISL e UIL quest’anno hanno scelto di fare la manifestazione nazionale a Pozzallo, in Sicilia, luogo di approdo di chi vive sulla propria pelle la schiavitù. E non dimentichiamo che nel 2010 la manifestazione nazionale era stata fatta a Rosarno, teatro della ribellione di centinaia di stranieri che non hanno più accettato di essere schiavi al servizio della malavita, della ‘ndrangheta. Ed è per questo stesso motivo che CGIL CISL e UIL hanno voluto dare alla Festa del lavoro di quest’anno un segnale ancora più forte ribadendo, ancora una volta, che il lavoro, il buon lavoro, è tale se si coniuga con la legalità, l’integrazione, la solidarietà.
Si è voluto, nella riflessione sul lavoro, mettere in relazione diritto al lavoro e sviluppo economico con i temi dell’accoglienza e della solidarietà, oltre che quello della legalità. Ciò per significare che senza lavoro , integrazione, solidarietà e legalità, non vi può essere uno sviluppo che vada nella direzione della giustizia economica e sociale. In altre parole, siamo a dire a voce alta l’impegno del sindacato per una politica a favore dello sviluppo e dell’occupazione come strumento essenziale per combattere le mafie, e affermare una cultura della legalità e della solidarietà, contro la malavita e l’illegalità, contro la disuguaglianza e lo sfruttamento, al sud, in tutto il paese e in tutto il mondo.
Schiavitù e sfruttamento non sono situazioni purtroppo relegate solo a barconi che attraversano i nostri mari. Anche vicino a noi cominciano a sorgere nuove forme di sfruttamento, che diventano forma di schiavitù nel momento che non ci sono alternative. Lavori sottopagati, precarietà esasperata, che molti giovani e donne sono costretti ad accettare per poter vivere.
Laddove manca il lavoro, manca la sicurezza, trionfa l’abusivismo, si estende l’illegalità, si innesca il razzismo.
Il razzismo e lo sfruttamento si prevengono e si combattono, oltre che con l’accoglienza e l’integrazione, anche e soprattutto con lo sviluppo sostenibile e responsabile dei sistemi produttivi locali, prevedendo la partecipazione diretta degli immigrati e dei lavoratori al processo di crescita del territorio.
Al riguardo, non si può perdere altro tempo. E’ arrivato il momento in cui Istituzioni centrali e regionali, mondo imprenditoriale e parti sociali , insieme, troviamo la capacità di fare sintesi e contribuire con grande responsabilità a creare le condizioni per la crescita del Paese.
La crisi rischia, e lo ha già dimostrato, di allargare le sacche di illegalità, l’infiltrazione delle mafie, anche nel nostro territorio…. combattere quindi la crisi all’insegna della legalità, della solidarietà e dell’integrazione significa superarla attraverso la costruzione di un contesto socio economico in cui diritti e coesione sociale sono ancora possibili.
INTEGRAZIONE, LAVORO, SVILUPPO, RISPETTO DEI DIRITTI, INCLUSIONE AL POSTO DELL’ESCLUSIONE: sono le parole che scandiscono questo primo maggio, parole che hanno come comune denominatore le attese delle persone, di un intero Paese, di più Paesi, con il loro patrimonio di esperienze, di tradizioni e culture. Attese che continueranno ad essere le priorità di Cgil Cisl e Uil nei prossimi mesi. Il primo maggio non è solo la festa di chi lavora, ma è anche la festa di chi accetta di continuare questo impegno.
Infine, credo che dovremmo accogliere l’invito fatto stamattina dal nostro Presidente Mattarella: “Non faremmo onore al Primo Maggio – ha affermato il capo dello Stato – se non fossimo capaci di guardare con adeguata presa di coscienza e con solidarietà questa condizione inaccettabile che vede continuamente spingere le istituzioni, le imprese, le forze sociali e sindacali a fare di più. A innovare, a investire, a progettare, affinché il lavoro sia per tutti”.
(Margherita Salvioli Mariani, segretaria Cisl Reggio Emilia)

 

 

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