Guastalla: riapre dopo 11 anni
il santuario della Beata Vergine della Porta

11/9/2022 – Un giorno da ricordare per Guastalla e per tutta la chiesa emiliana: domenica 11 settembre a dieci anni dal sisma e dopo 11 anni dalla sua chiusura, riapre il santurio della Beata Vergine della Porta.

Alle 16,30 il saluto delle autorità con l’intervento di Andrea Costa (Regione E-R), Camilla Verona sindaca di Guastalla, Stefano Storchi presidente Comitato Restauri, Gli architetti Giorgio Gabrieli e Maria Luisa Laddago, il soprintendente Angelo Dallasta.

Alle 17 la Celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi, vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Concelebrano vescovo emerito Massimo Camisasca, il Vicario Generale Alberto Nicelli e don Nildo Rossi moderatore dell’Unità pastorale Beata Vergine della Porta.

IL SANTUARIO – PROFILO STORICO

Le origini della devozione e della costruzione del santuario della Beata Vergine della Porta di Guastlla traggono la loro origine dagli avvenimenti ch caratterizzarono tutto il 1600 e gli inizi del 1700.

Il primo miracolo ed altri avvenimenti.

Nel 1646 sul muro interno della Porta di S. Francesco, nei pressi del posto di guardia, il pittore guastallese Damiano Padovani, su commissione di due ufficiali e col contributo degli stessi soldati che vi stavano di stanza, esegue un affresco raffigurante una Madonna col Bambino con ai piedi san Francesco e san Carlo Borromeo.

Di fronte a questa immagine spesso vengono accesi fuochi per riscaldarsi durante i turni di guardia ed il fumo progressivamente annerisce l’affresco.

Nel 1689-90 le mura vengono abbattute, ma la porta viene risparmiata. Il quartiere viene abbandonato ed il dipinto con i decenni va perso nell’oblio e danneggiato dall’incuria del tempo.

Non tutti però perdono memoria dell’affresco. Tra questi vi è un ex-soldato che spesso vi ha prestato servizio, Giovanni Battista Zagni di circa 60 anni e affetto da grave cecità.

La tradizione vuole che il primo miracolo sia consistito nel recupero completo della vista da parte dello Zagni avvenuto nel momento stesso in cui un conoscente, Fabio Ruina, accendeva su sua richiesta una candela alla Madonna. Il giorno viene indicato come il 7 Febbraio 1693.

Tale culto si diffonde tanto nel guastallese quanto negli stati vicini, addirittura in Austria. In effetti, il 12 Agosto 1693, a Vienna una tale Maria Cattarina Ingherin, sofferente da tempo di mal di testa, alla sola richiesta di essere unta con l’olio della lampada ardente posto sotto la sacra immagine, ottiene la guarigione. La costruzione del santuario

Il diffondersi della notizia dei primi miracoli richiama nella città un grandissimo numero di persone sia del Ducato sia dagli Stati confinanti.

Già il 13 Febbraio dello stesso anno (1693) l’afflusso è talmente elevato che si provvede a nominare un custode e procuratore dell’immagine e del luogo nella persona di Don Giovanni Guastalla: le fonti dell’epoca ci dicono come quasi subito viene creata in corrispondenza del dipinto una cappella-santuario ed il 23 dello stesso mese l’area è già recintata.

Il 17 Marzo viene programmata una convocazione generale di teologi e uomini pii e sapienti per il giorno 26. In tale data l’immagine viene considerata veramente miracolosa, anche se occorre attendere il 18 Aprile per averne la ratifica ufficiale da parte dell’Abate Cesare di Spilimbergo.

Il giorno successivo (il 19) alla presenza del Duca, l’immagine viene solennemente benedetta dall’Abate che intona per tre volte il “Salve Porta” con triplice risposta dell’assemblea ” ex qua mundo lux est orta” per imporre il nome all’immagine. Per tutta la città si assiste ad una grandiosa festa con tanto di fuochi d’artificio.

Il 9 Maggio, su specifico desiderio e volere del Duca, il Consiglio della Comunità autorizza la costruzione del nuovo Santuario. I lavori iniziano già il giorno successivo, 10 Maggio 1693, Domenica di Pentecoste, a ridosso della porta dove è presente l’affresco miracoloso. Come architetto viene chiamato il reggiano Prospero Mattioli che riprende come schema base la struttura interna del Duomo guastallese.

Considerati i tempi difficili, la costruzione dell’edificio procede abbastanza rapidamente, circa 8 anni.

Un terremoto, un assedio, razzie varie e carestie causano rallentamenti continui nell’opera economicamente sostenuta soprattutto dalle offerte dei fedeli e dai proventi dei lasciti di privati al Santuario.

La 1^ pietra viene posta alla presenza della Duchessa Maria Vittoria il 20 Agosto 1693: si tratta di una pietra quadrangolare di marmo bianco con un incavo contenente una cassetta al cui interno è presente un Agnus Dei di cera benedetto da Papa Innocenzo XI, una pergamena con riassunto dei fatti miracolosi di quei mesi ed un doblone d’oro raffigurante probabilmente Ferrante 1° Gonzaga.

All’inizio del 1701 l’edificio è quasi del tutto terminato. Il 1° Luglio si procede identificazione dell’immagine che viene traslata all’interno del tempio il 6 Luglio.

Tuttavia l’apertura ufficiale al culto con solenne benedizione avviene alcuni anni dopo, ossia il 1° Luglio 1703 dopo specifico interessamento della Duchessa Anna Isabella. Il giorno successivo si tiene la prima Messa con accompagnamento musicale curato dalla stessa Duchessa.

Nel 1705 Guastalla viene presidiata da truppe francesi e il tempio trasformato in vero e proprio ospedale per i feriti francesi.

Solo il 1° Novembre 1709 la Chiesa viene definitivamente consacrata alla presenza dei Duchi da parte di monsignor Maurizio Baistrocchi di Parma, Vescovo di Anastasiopoli in Mesopotamia e Vicario Apostolico nei regni del Gran Mogol (Mongolia).

La data ufficiale di commemorazione viene fissata negli anni a venire per il 10 Novembre.

Dal momento che il muro con l’immagine miracolosa, le mura e l’area dove viene costruita la chiesa sono di proprietà del Duca, la giurisdizione del tempio, sebbene esercitata di nome dall’Abate, in realtà tocca al Signore stesso. D’altronde sue sono state anche la decisione di costruire il tempio e le prime offerte. Il Santuario è, dunque, da considerarsi come vera e propria Chiesa privata dei Duchi.

Il 3 Aprile 1949 l’allora Vescovo Giacomo Zaffrani eleva il Santuario a Parrocchia come ringraziamento alla Madonna per aver protetto la città durante l’ultimo conflitto mondiale.

Il 26 Maggio 1967, Papa Paolo VI eleva la B.V. della Porta a Patrona della Città e della Diocesi.

L’EDIFICIO

La chiesa viene costruita su disegno dell’architetto reggiano Prospero Mattioli. L’impianto architettonico si sviluppa nel seguente modo: un ampio portico /nartece precede l’ingresso alla Chiesa la quale si distende con uno sviluppo planimetrico di tipo longitudinale a tre navate con transetto non sporgente sul quale terminano le due laterali più basse. L’incrocio della navata con il transetto dà luogo alla cupola emisferica, con superiore lanterna finestrata.

Il percorso longitudinale si sviluppa oltre il transetto, con una profonda abside nella quale è collocato l’altare tridentino ornato dal maestoso ciborio che inquadra il dipinto raffigurante la Madonna miracolosa e un coro rettangolare.

La navata centrale, coperta a botte, è articolata in campate ora più larghe ora più strette, corrispondenti, nella struttura muraria verticale, ad aperture ad arco o ad aperture rettangolari basse sormontate da nicchie con statue di profeti, realizzate dal viadanese Giovanni Morini nel 1786.

Questa articolazione vale anche per il transetto e il presbiterio.

In alzato, il partito architettonico che regola l’impianto della Chiesa è costituito da un unico ordine di paraste con capitello corinzio reggenti una trabeazione che percorre l’intero perimetro della chiesa.

Al di sopra della trabeazione le paraste proseguono formando archi trasversali della volta ungulata nella quale sono state ricavate delle grosse aperture finestrate.

Si tratta di una tipologia compositiva portata al successo nell’architettura religiosa controriformata e già applicata fulgidamente nella cattedrale cittadina realizzata nel 1575 su disegno di Francesco Capriani da Volterra, per volere di Cesare I Gonzaga e con la consulenza di Carlo Borromeo, l’autore, due anni dopo, delle famose Instructiones (1577).

Le dimensioni dell’aula in pianta sono di circa m.30,00×20,00 e per il presbiterio di m.16,00×20,00; l’altezza interna è pari a m.14,50 in chiave agli archi trasversali che hanno imposta a m. 11,80.

La composizione architettonica della facciata, è caratterizzata dalla presenza del portico al pian terreno (ripreso probabilmente dal duomo) che si apre sulla strada antistante attraverso tre aperture ad arco e due rettangolari, disposte in modo alternato.

Nell’insieme, l’impaginato è basato sulla sovrapposizione di due ordini architettonici.

Il primo articolato da alte paraste di ordine dorico (però con l’abaco lineare) presenta la stessa scansione della navata centrale: una campata stretta con apertura rettangolare si alterna ad una campata larga con apertura ad arco.

All’esterno sui prospetti longitudinali e absidale posteriore, l’apparato murario risulta a vista con la trama di mattoni in laterizio non intonacati interrotto dal ritmo delle alte finestre.

Ciò che però distingue fortemente la nuova chiesa dall’illustre precedente è l’esuberanza decorativa, portata a compimento nell’arco temporale dal 1700 al 1900, che rende il santuario guastallese un unicuum in ambito emiliano.

La copertura è costituita da un tetto a due falde inclinate con struttura portante realizzate con strutture lignee composte da capriate complesse su cui poggia un doppio ordine di terzere e trave di colmo.

Il piano di falda è costituito da travetti posti in andamento della falda.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI

Il progetto ha previsto di intervenire sulle statue e i bassorilievi proponendo di riportarli alla loro resa cromatica originale effettuando preliminarmente interventi di pulizia e consolidamenti.

Le lavorazioni eseguite sono, in generale, le seguenti:

A)     Consolidamento statico dell’intero edificio, delle volte, delle copertura, della cupola, delle murature e di quant’altro strutturalmente labile;

B)     Sculture, bassorilievi ed elementi architettonici:

a.       Rimozione di depositi superficiali incoerenti e debolmente coerenti a secco con pennellesse, spazzole e aspiratori.

b.       Applicazione di bendaggi di sostegno e protezione nei casi di fratturazione, fessurazione e scagliatura per consentire il successivo consolidamento in situazioni di sicurezza.

c.       Ristabilimento della coesione, nei casi di disgregazione, mediante silicato di etile; preceduto da test con cui si è verificata la concentrazione e la metodologia di applicazione;

d.       Ristabilimento dell’adesione nei fenomeni di scagliatura ed esfoliazione,

e.       Riadesione di frammenti di grosse dimensioni mediante resina e imperniatura con perni;

f.        Consolidamento di fessurazioni e fratturazioni, mediante iniezioni;

g.       Sigillatura delle fessure e integrazione di piccole lacune con malta idonea;

h.       Presentazione estetica tramite accordatura cromatica delle sigillature, e delle stuccature;

i.        Gli elementi architettonici sono dipinti riproponendo le tonalità originali ritrovate con le indagini stratigrafiche;

j.        Protezione finale superficiale per rallentare il degrado;

k.       Preparazione delle superfici con fondo fissante a base di silicato di potassio;

l.        Pittura per tinteggiature esterne su intonaci nelle tonalità simili a quelle preesistenti concordate nella loro gradazione con la competente Soprintendenza

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