Da noto cardiologo a “terminale economico” dei Grande Aracri
La condanna a otto anni del dottor Sestito
Da Reggio Emilia a Roma per i vertici col boss Nicolino al policlinico Gemelli

6/8/2022 – Da «stimato cardiologo di levatura nazionale» che lavorava al Gemelli di Roma, lungi dal limitarsi a eseguire «mere visite sanitarie in favore di singoli affiliati», Alfonso Sestito «ha via via assunto un ruolo sempre più “centrale” nello specifico “settore imprenditoriale” della compagine associativa». La compagine associativa in questione è quella della ‘ndrangheta cutrese capeggiata dalla famiglia Grande Aracri e il settore imprenditoriale è «il controllo e la gestione di importanti strutture ricettive o complessi residenziali».
Secondo i giudici del Tribunale di Crotone, che lo scorso 2 maggio hanno condannato il professionista a otto anni e sei mesi di reclusione per associazione mafiosa e tentata estorsione nell’ambito del processo “Thomas”, il dottor Alfonso Sestito era divenuto il terminale economico della cosca prima finanziando da esterno taluni investimenti immobiliari operati dalla Camelia srl, società riconducibile ai Grande Aracri; poi assumendo la formale veste di socio, in proprio o tramite la moglie, sia della Camelia srl che della Domus Re Consulting srl; infine, esercitando direttamente i poteri decisionali e gestionali all’interno del villaggio residence San Francisco a Le Castella di Isola Capo Rizzuto.

Alfonso Sestito

«Capace di gestire i rapporti con esponenti delle altre cosche»

Secondo il collegio giudicante – Massimo Forciniti presidente, Alfonso Scibona ed Elisa Marchetto a latere – sono inequivocabili, a dimostrazione dell’impianto accusatorio retto in aula dal pm Domenico Guarascio, le intercettazioni dalle quali emerge «con assoluta evidenza, il chiaro intento dell’odierno imputato di gestire in prima persona, ancorché d’intesa con l’avvocato Domenico Grande Aracri ed in ossequio alle direttive impartite dal boss Nicolino Grande Aracri, i complessi – e talvolta anche difficili – rapporti con importanti esponenti apicali di altri gruppi criminali parimenti operanti nella provincia crotonese ed altrettanto interessati a partecipare ai flussi economici generati dal comparto turistico locale, anche sotto il profilo delle assunzione dei dipendenti e della selezione dei fornitori».
Emblematico viene considerato il dialogo del 22 ottobre 2016 con uno degli esponenti apicali della consorteria, Alfonso Mannolo, all’interno dello studio del cardiologo. I due non parlano di questioni di salute ma di «problematiche di interesse esclusivamente criminale, quali le plurime pregresse estorsioni perpetrate ai danni del residence Porto Kaleo e le più recenti resistenze opposte invece dal Notarianni (Giovanni Notarianni testimone di giustizia e parte civile nel processo, ndr) a seguito dell’incauto atteggiamento assunto nell’agosto del 2012 da Nicolino Grande Aracri nei confronti di Carolina Rettura (madre di Notarianni alla quale era stata fatta una pretesa estorsiva, ndr)». In questo contesto la conversazione «rivela l’assoluta “autorevolezza” conquistata da Alfonso Sestito agli occhi del suo interlocutore, confrontandosi entrambi su un piano assolutamente paritetico su questioni economiche d’interesse dell’intera consorteria».
Secondo i giudici, per quanto riguarda l’associazione mafiosa, «può dirsi provata, oltre alla stabile compenetrazione dell’imputato nell’assetto organizzativo della ‘ndrina di Cutro, anche il carattere armato dell’associazione».

La tentata estorsione all’esponente della cosca

Se inizialmente Sestito si era rivolto alla cosca per «ottenere il soddisfacimento dei “propri” interessi, ha poi accettato di contribuire fattivamente alla realizzazione degli interessi “dell’intero sodalizio”, divenendone in tal modo un vero e proprio “terminale economico”», è l’asserzione dei giudici. Gli interessi ai quali si fa cenno si riferiscono alla tentata estorsione ai danni di Romolo Villirillo. Sestito è considerato l’istigatore dell’estorsione perpetrata dal boss per costringere la vittima a consegnare a Sestito una somma di danaro non inferiore a 150 mila euro. Una somma di denaro che Villirillo aveva avuto dal medico tramite l’intermediazione del cognato, Antonio Colacino, il quale aveva ricevuto 180mila euro dalla moglie di Sestito e ne aveva dati 150mila a Villirillo tramite assegni intestati a lui e alle sue società. Per recuperare i soldi di Sestito, Grande Aracri aveva fatto compiere danneggiamenti e minacce di morte nei confronti di Villirillo. Dunque è emerso dalle indagini che il boss aveva predisposto una serie di atti intimidatori finalizzati a «perseguire, al tempo stesso, interessi economici sia del sodalizio (per un importo pari a circa 2.100.000,00 euro) che di Alfonso Sestito (per un importo pari a circa 150mila euro)».
In tutta questa vicenda c’è da sottolineare come Romolo Villirillo non sia un personaggio qualunque ma, fino all’estate del 2011, era uno dei maggiori riferimenti di Nicolino Grande Aracri in Emilia. Il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese lo descrive come uno «molto “vicino” alla cosca Grande Aracri per conto della quale svolgeva il compito di “muovere il denaro” …Se c’è da fare movimenti lui, specialmente che è bravo a livello finanziario, faceva movimenti, muoveva soldi in poche parole. Quindi una persona che muove soldi, riesce a muovere soldi».
Non solo Villirillo era un di quei “cristiani” dei quali andava sempre in cerca Grande Aracri perché abili negli affari ma quando a maggio 2011 il boss venne ricoverato all’ospedale di Crotone per una appendicite acuta, Villirillo è rimasto tutta la notte in ospedale «onde garantire la sicurezza del capo bastone», circostanza avvalorata dal contenuto di un sms dallo stesso inviato ad Gaetano Oliverio («Quando ti svegli vieni in ospedale al 4 piano, portami lo shampoo, una asciugamano piccola per la testa, una lametta bic e la schiuma da barba») nonché dalle false giustificazioni rese alla propria moglie (cui riferiva di non poter rientrare quella notte a casa per essere rimasto con l’auto in panne in un luogo, tuttavia, del tutto diverso da quello in cui invece si trovava)», come testimonia la posizione del suo cellulare.

Gli incontri al Gemelli

Secondo quanto emerso dalle indagini «l’attività professionale dell’imputato fungeva anche da copertura per incontri “riservati”, assicurando di tal guisa ad esponenti apicali del sodalizio di poter usufruire di locations idonee ad affrontare tematiche d’interesse della consorteria». In parole povere al Gemelli si tenevano incontri tra il boss e i suoi sodali. Non lo dicono solo gli investigatori ma anche i collaboratori di giustizia. Come Giuseppe Liperoti secondo il quale Nicolino Grande Aracri era sì, malato al cuore ma e si curava da Sestito ma «lo utilizzava anche per approfittare di fare i viaggi a Roma e eventualmente incontrare altri». E aggiunge: «… a Roma andavano tutti a trovarlo, anziché scendere a Cutro andavano tutti a trovarlo anche per evitare controlli, Roma era una situazione più gradevole e quindi si preferiva più scendere a Roma per incontrarlo, qualcuno da Reggio Emilia se doveva scendere scendeva a Roma, non scendeva a Cutro per evitare i controlli».

(DAL CORRIERE DELLA CALABRIA)

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