Disastro ambientale nell’appennino reggiano
Foreste di abeti rase al suolo: sei denunciati

8/6/2022 – Sei persone denunciate (tre reggiani, un friulano e due cittadini austriaci) per il taglio dissennato delle foreste della montagna reggiana, che fra il 2017 e il 2018 ha assunto la dimensione di un vero disastro ambientale, a conclusione di una lunga indagine condotta dai Carabinieri Forestali, coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Piera Giannusa e culminata con diverse perquisizioni tra le provincie di Reggio Emilia e Udine che hanno coinvolto lo studio di un libero professionista, uffici di enti pubblici, studi di commercialisti nonché la sede di un’impresa forestale, col sequestro di documenti contabili, agende, documenti amministrativi e apparecchiature informatiche. Fra i denunciati anche dipendenti pubblici.

Il rapporto alla magistratura ipotizza a vario titolo i reati di abbandono di rifiuti speciali non pericolosi, violazione paesaggistica, disastro ambientale colposo, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Lo scempio delle abetaie era avvenuto in particolare sul Monte Ledo a Succiso, in aree del Consorzio alto Appennino, e ai Segalari di Montemiscoso di Ramiseto, con un taglio indiscriminato attraverso macchine semoventi capaci di far fuori in pochi minuti alberi di quaranta metri. Tagli avvenuti, a quanto pare, ben oltre le autorizzazioni concesse dal comune di Ventasso e dall’Unione del crinale. Ma all’epoca, peraltro nello scetticismo generale, gli enti locali sosteneva che era tutto in regola.

Lo scempio della foresta a Montemiscoso

Reggio Report aveva denunciato per prima la distruzione, pubblicando le immagini della foresta rasa al suolo e documentando le complicità istituzionali. Distrutti, secondo i Forestali, almeno 25 ettari di foreste di cui 9 ettari in modo irreversibile, degradati ad “ambienti prativi”. Rinvenuti inoltre almeno 2 mila metri cubi di sterpaglie e residui legnosi abbandonati, e perciò a rischio incendi. Nessuna traccia, a quanto pare, degli interventi di ripristino previsti sulla carta dei piani di “coltivazione” delle foreste. Inoltre è emerso che la ditta che ha proceduto al taglio non era autorizzata a operare in Emilia-Romagna.

IL RESOCONTO DELL’OPERAZIONE PAN

Dal nome del dio Pan, dività ellenica silvana, prende il nome l’indagine condotta dai carabinieri forestali del Nucleo Investigativo del Gruppo di Reggio Emilia che, coordinati dalla Procura reggiana, hanno portato alla luce una serie di presunti illeciti in tema di disboscamento non autorizzato. In particolare nella giornata odierna i militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Reggio Emilia, con l’ausilio di reparti Carabinieri Forestale delle provincie di Reggio Emilia e Udine, dopo articolate attività investigative, tese a far luce su diversi tagli boschivi che avevano avuto un impatto negativo su foreste di conifere nel territorio montano della Provincia di Reggio Emilia, hanno eseguito, su delega della Procura di reggio Emilia, titolare dell’inchiesta, diverse perquisizioni locali con l’obiettivo di rinvenire atti utili per avere un quadro completo sulle responsabilità che hanno portato a quanto emerso nel corso delle indagini. Coinvolti lo studio di un libero professionista, uffici di enti pubblici, studi di commercialisti nonché la sede di un’impresa forestale. Nel corso degli accertamenti si è appurato che i tagli boschivi erano stati effettuati, fra il 2017 ed il 2018, su di una superficie totale di circa 25 ettari costituita da rimboschimenti di conifere con prevalenza di abete bianco. Risultavano regolarmente autorizzati dall’ente competente ed erano stati eseguiti da una ditta forestale austriaca per conto di un impresario friulano. Tali interventi, effettuati a scopo commerciale, in base al progetto approvato affidavano la ricostituzione del bosco tagliato all’effettuazione di un reimpianto, operato attraverso piantumazione e semina (rinnovazione artificiale posticipata), da realizzarsi con latifoglie autoctone entro 3 anni dalla fine delle operazioni di taglio. Già all’atto della loro realizzazione, tali interventi, visto il forte impatto visivo, erano però stati oggetto di dibattito nella cronaca locale. La preoccupazione era rappresentata dal fatto che, in caso del fallimento delle operazioni di reimpianto prescritte, si sarebbe potuta verificare la scomparsa definitiva del soprassuolo forestale. Nell’estate del 2021, trascorsi i 3 anni dalla fine delle operazioni di taglio, veniva purtroppo verificata la totale assenza di rinnovazione in uno dei principali interventi, dalla superficie di 9 ha, ove si verificava quindi, a causa della scomparsa permanente del bosco, un cambiamento di destinazione d’uso del suolo di un bene tutelato paesaggisticamente, in violazione all’Art. 181 c. 1 bis del D. L.vo 42/2004. Si constatava inoltre che risultavano abbandonati sul posto ingenti quantitativi di ramaglia e scarti delle operazioni di taglio, stimati in 2.000 metri cubi, potenzialmente pericolosi relativamente al rischio di incendi boschivi. In conseguenza di tali violazioni venivano quindi avviate le prime indagini per l’attribuzione di eventuali responsabilità sull’accaduto.

Nel corso degli accertamenti, veniva quindi acquisita la documentazione relativa all’iter autorizzativo, dall’analisi della quale emergeva che, tale iter, fosse stato viziato da presunte false dichiarazioni e di conseguenza, in assenza di diversi presupposti, tra cui la mancanza di idoneità della ditta ad operare in Emilia Romagna, l’inidoneità della polizza fidejussoria versata a garanzia di eventuali danni, nonché l’età effettiva delle piante oggetto dell’intervento, inferiore all’età minima prevista dall’allora vigente regolamento forestale.

TECNICI, INTERMEDIARI E DIPENDENTI PUBBLICI COINVOLTI NELL’INCHIESTA

Si profilavano quindi ipotesi di responsabilità, oltre che da parte del personale operante, anche a carico di altre persone, tecnici ed intermediari nonché dipendenti pubblici, che a vario titolo avevano partecipato al procedimento amministrativo finalizzato al rilascio dell’autorizzazione. Da qui le attività di perquisizione volte a completare il quadro probatorio. Dal punto di vista ambientale, la situazione attuale dell’area tagliata, con assenza totale di specie arboree, indica chiaramente un regresso allo stato iniziale della successione ecologica, rappresentato da ambienti prativi, in luogo del previsto reimpianto di latifoglie che avrebbe dovuto ricostituire il bosco; ciò ha comportato un danno rilevante di difficile stima che certamente non sarà sanabile nel breve/medio periodo. Allo stato attuale sono state denunciate a piede libero due cittadini austriaci, una persona abitante nel Friuli Venezia Giulia e altre tre persone residenti e attive nel territorio reggiano: le ipotesi di reato ravvisate a vario titolo sono abbandono di rifiuti speciali non pericolosi, violazione paesaggistica, disastro ambientale colposo, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Il procedimento, in fase di indagini preliminari, proseguirà per i consueti approfondimenti investigativi al fine di consentire al Giudice di verificare l’eventuale piena responsabilità dell’indagato.

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2 risposte a Disastro ambientale nell’appennino reggiano
Foreste di abeti rase al suolo: sei denunciati

  1. Maria Rispondi

    08/06/2022 alle 15:55

    Finalmente! Grande soddisfazione per l’ indagine andata a buon fine e il mio ringraziamento al direttore Ghiggini per aver fornito tutti gli elementi utili all’ epoca dei fatti!

  2. Bosco Rispondi

    09/06/2022 alle 08:13

    Più che denunciati vanno impalati vicino agli alberi che restano.

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