“Le vittime della guerra civile parlano ancora”
Cerimonia alle croci di Azzolini e Ferrari a Vetto

24/6/2022 – Sabato 25 a Vetto (Reggio Emilia) alle ore 11, in località Volpara e Montepiano presso le Croci poste  dalle famiglia Azzolini  e Ferrari, cerimonia di ricordo delle vittime della Guerra Civile 1943 – 1945. L’iniziativa – promossa dall’Associazione Pietro e Marianna Azzolini, dal Centro Studi Italia, dalla Federazione di Reggio Emilia dell’ Associazione Nazionale Volontari di Guerra – è indetta nel 78° anniversario dell’assassinio del dottor Pietro Azzolini e del maresciallo Ostilio Ferrari, prelevati a tradimento e barbaramente uccisi da un gruppo di partigiani della Brigata Garibaldi.

Nell’occasione il Centro Studi Italia dell’avvocato e storico Luca Tadolini, e l’associazione Azzolini ricordano “tante storie di gente umile, ma innocente, spazzata via da quel vento ideologico di odio e rancori di classe”.

I MORTI DELLA GUERRA CIVILE PARLANO ANCORA

“Abbiamo incontrato una vecchia signora, Nice, una vera patriota ci ha parlato del papà Roberto Rinaldi, cantoniere di Vetto, che mai si era occupato di politica, prelevato da casa per informazioni alle autorità, mai tornato a casa. Il suo corpo giace, insepolto in qualche bosco della nostra terra. Il fratello Roberto, 18 anni, appena rientrato dalla Germania, viene fermato a Ciano, portato nel carcere partigiano di Trinità, trucidato e sepolto sotto una spanna di terra, qualcuno vide e avviso’ la famiglia.

Giuseppe Azzolini, 5 bocche da sfamare, decise con i 2 figli più grandi di andare a lavorare per l’organizzazione Todt. Rimasero a Montepiano di Firenze per alcuni mesi, tornarono a casa nell’ estate del 44, purtroppo appena rientrati Giuseppe venne prelevato. Fu ucciso nei boschi di Costaborga, sepolto nella buca scavata da lui. La solita ” anima buona” vide tutto e avvisò, segretamente, la povera famiglia.

E Bernardo Genitoni, milite nel presidio di Castelnovo Sotto, padre di Romano e la piccolissima Renata? Dopo la resa del presidio, Bernardo con gli altri militi, tante altre donne e uomini, vennero portati, dopo varie sevizie, legati con filo di ferro, al ponte novo Crostolo e lì trucidati”.

“Abbiamo poi incontrato, nel nostro viaggio della memoria – aggiunge Tadolini – alcuni cittadini del Ramisetano, che ricordano il geometra Alfonso Dazzi, uomo delle istituzioni, giovane padre di famiglia, che tanto bene aveva fatto al suo territorio. Nel giugno del 1944 venne prelevato, a forza da casa, pena l uccisione dei propri cari, torturato, seviziato e ucciso verso Collagna.

E come non ricordare famiglia Filippi del Gazzolo, Maria Costi, Lodovico, Pierino e Marino? Spariti, come non fossero mai esistiti come la loro piccola casa. Prima uccisero i due genitori, Maria e Lodovico, mentre stavano mietendo il grano, in località Forconi, sembra, da ultime notizie avute di gente del Gazzolo, che i partigiani temessero che Pierino raccontasse ai genitori cose viste inerenti la famigerata corriera della morte, quando era con le formazioni partigiane.

Pierino tornò verso casa per cercare notizie dei genitori, chiese in giro e i partigiani lo individuarono, lo fermarono e lo uccisero nei pressi di Cereggio. E anche di Marino, povero ragazzo con strane debolezze della mente, si perse ogni traccia. Cosi’ scomparve la famiglia Filippi, nel  turbine della guerra civile” 

E Il maresciallo Ostilio Ferrari, trucidato in quei boschi vettesi… Forse perché aveva scoperto che dietro quel grosso furto di tessuti c’era un importante esponente partigiano”.

E del dottor Pietro Azzolini, che pure aveva salvato due borghi di montagna dalla furia nazista, che aveva portato per primo i soccorsi del vescovo Brettoni alla gente di Cervarolo, dopo la terribile strage nazista, e che aveva nascosto in ospedale il suo amico comandante partigiano Pasquale Marconi, sappiamo oggi da una nota informativa dell’Esercito, conservata all’Archivio di Stato di Reggio Emilia, che fu ammazzato per aver riconosciuto tra i partigiani il capitano Riccardo Cocconi “Miro”, esponente di primo piano della Resistenza emiliana, quando ancora faceva il doppio gioco con la Gnr.

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