Pietrostefani resta in Francia
No di Parigi all’estradizione degli ex-Br
Calabresi: “Amarezza”. Meloni: “Sentenza vergognosa”

29/6/2022 – La Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione richiesta dall’Italia per i 10 ex terroristi arrestati nell’ambito dell’operazione ‘Ombre rosse‘ nell’aprile 2021, tra cui l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Calabresi. Quando fu arrestato la prima volta nel 1988, a seguito della confessione di Leonardo Marino, Pietrostefani era un dirigente delle storiche Officine Meccaniche Reggiane di Reggio Emilia, all’epoca industria pubblica controllata dall’Efim.

Giorgio Pietrostefani


   Questa mattina, ad ascoltare la decisione della Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi, c’erano tutti gli italiani condannati e fuggiti in Francia, ad eccezione del più anziano, appunto Pietrostefani, che ha 78 anni, è malato da tempo per le conseguenze di un trapianto ed è spesso in ospedale, comunque in condizioni che non gli hanno consentito finora di essere presente alla altre udienze.

E’ stato uno dei fondatori di Lotta Continua, in Italia ha avuto una condanna a 22 anni come uno dei mandanti, insieme ad Aadriano Sofri, dell’omicidio Calabresi. Per lui, come per gli altri estradabili, in questi mesi si sono susseguite le udienze, soprattutto un rinvio dopo per consentire l’invio dall’Italia di materiale relativo alle condanne degli ex terroristi.

Subito dopo la sentenza l’avvocato Alessandro Gamberini, legale di Pietrostefani, ha dichiarato all’Ansa: “La Francia ha deciso 25 anni fa che l’avrebbe accolto e le persone non sono pacchi postali che possono essere rispediti indietro. E’ una decisione ragionevole presa per la tutela delle persone e del radicamento familiare ed esprimo soddisfazione, anche perché ho sempre pensato che lui sia innocente”,.

Gli arrestati Francia: Prima fila da sinistra Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella, Bergamin, Enzo Calvitti e Maurizio Di Marzio. Seconda fila da sinistra Roberta Cappelli, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti, Alimonti Giovanni e Raffaele Ventura (ph. da ansa.it)

La decisione può essere impugnata dalla procura generale francese.

MARIO CALABRESI: IL SAPORE AMARO DI UN’IMPUNITA’ GARANTITA PER DECENNI

Mario Calabresi avverte nella sentenza della Corte d’Appello di Parigi “il sapore amaro del sistema francese, che per decenni ha garantito l’impunità a un gruppo di persone che si sono macchiate di reati di sangue.

Oggi forse gli ex terroristi festeggeranno per averla scampata per sempre – dice Calabresi all’ANSA – ma auguro loro di sentire anche il bisogno di fare i conti con le loro responsabilità e il coraggio di contribuire alla verità”.

CARTABIA: ASPETTO LE MOTIVAZIONI

“Rispetto le decisioni della magistratura francese, che agisce in piena indipendenza. Aspetto di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Si tratta di una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall’intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia”. Questo il commento della Ministra della giustizia, Marta Cartabia.

“Posso valutare nei prossimi giorni l’esistenza nell’ordinamento francese di una impugnazione del tipo di quella prevista dall’art.706 cpp, ovvero il ricorso per Cassazione, nel caso di estradizioni per l’estero”, lo ha detto il procuratore generale di Milano, Francesca Nanni riferendosi in particolare in particolare a Giorgio Pietrostefani e Sergio Tornaghi.

GRIDANO “ASSASSINI!” ALLA LETTURA DELLA SENTENZA

Alla lettura nel tribunale di Parigi della sentenza un gruppo di italiani guidato dal deputato della Lega Daniele Belotti, ha gridato “assassini!’. Del gruppo, che aveva srotolato uno striscione di protesta davanti al palazzo di Giustizia prima dell’udienza, fanno parte anche il sindaco di Telgate, in provincia di Bergamo, comune di origine di uno degli ex terroristi, Narciso Manenti, e il presidente e vicepresidente dell’associazione carabinieri di Bergamo intitolata a Giuseppe Gurrieri, l’appuntato ucciso nel 1979 da Manenti davanti al figlio di 11 anni.

Fonti del Nazareno, sede della direzione del Pd esprimono “delusione”. “E’ una decisione grave” per le implicazioni che comporta rispetto alla sofferenza dei familiari delle vittime e alla memoria delle vittime.

MELONI: DECISIONE INACCETTABILE E VERGOGNOSA

La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni definiesce “inaccettabile e vergognosa” la decisione. “Ci eravamo illusi che la “dottrina Mitterrand” fosse finita. Prendiamo atto che non è così. I familiari delle vittime meritano verità e giustizia. Il governo Draghi si attivi subito: questi criminali devono scontare in Italia la pena fino all’ultimo giorno”. 

    

“La Francia ha deciso 25 anni fa che l’avrebbe accolto e le persone non sono pacchi postali che possono essere rispediti indietro. E’ una decisione ragionevole presa per la tutela delle persone e del radicamento familiare ed esprimo soddisfazione, anche perché ho sempre pensato che lui sia innocente”, ha spiegato, parlando con l’ANSA, l’avvocato Alessandro Gamberini, legale italiano di Pietrostefani. 

    Ecco gli italiani condannati e fuggiti in Francia presenti in aula.

– ENZO CALVITTI, 67 anni, ex psicoterapeuta oggi in pensione ed ex Br condannato in contumacia a 18 anni di carcere per associazione a scopi terroristici e banda armata.

– NARCISO MANENTI, 64 anni, 40 dei quali trascorsi in Francia, arredatore e gestore di una società di comunicazione. E’ sposato dal 1985 con una francese dalla quale ha avuto 3 figli ed è nonno. Ex membro dei Nuclei armati per il contropotere territoriale, fu condannato nel 1983 all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato Giuseppe Gurrieri.
  –  GIOVANNI ALIMONTI, 66 anni, padre di due figlie e oggi anche lui nonno, faceva invece parte delle Brigate Rosse. E’ stato condannato nel 1992 a 19 anni di carcere per il tentato omicidio di un poliziotto nel 1982, Nicola Simone.

– ROBERTA CAPPELLI, 66 anni, è stata condannata all’ergastolo di isolamento per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, ucciso l’ultimo dell’anno del 1980, dell’agente di polizia Michele Granato (9 settembre 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981).

– MARINA PETRELLA, 67 anni, ex Br come la Cappelli, condannata come lei per l’omicidio del generale Galvaligi, del sequestro del giudice Giovanni D’Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, e per l’attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).
–    L’ex brigatista SERGIO TORNAGHI, 63 anni, anche lui condannato all’ergastolo, fra l’altro per l’omicidio di Renato Briano, direttore generale della ‘Ercole Marelli’.

– MAURIZIO DI MARZIO, 60 anni, sfuggito alla retata dell’aprile 2021 e arrestato in seguito, è al centro di una diatriba sulla prescrizione. Dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Di Marzio gestisce a Parigi da molti anni un noto ristorante, il ‘Baraonda‘.

– RAFFAELE VENTURA, 70 anni, ex Formazioni Comuniste Combattenti, dovrebbe scontare 20 anni di carcere in Italia dopo essere stato condannato per concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto il 14 maggio 1977, durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare a Milano.

– LUIGI BERGAMIN, 72 anni, ex militante dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), è anche lui al centro di una battaglia legale per la prescrizione. Deve scontare una pena a 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti. 

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