Delitti partigiani, un dossier Mitrokhin reggiano
L’ archivista di Istoreco passò migliaia di documenti all’autore di Compagno mitra
La rivelazione al processo di Ravenna

22/6/2022 – E’ stato il Vasilij Mitrokhin di Reggio Emilia. Proprio come l’oscuro impiegato del Kgb nell’Urss di Breznev, per anni Mario Frigeri di Guastalla, vinto da una malattia nel marzo 2021, già archivista di Istoreco, collaboratore volontario dell’istituto di storia della Resistenza e autore di articoli sulla rivista Ricerche storiche, ha copiato uno dopo l’altro migliaia di documenti mai usciti prima di allora dalle stanze dell’istituto, comprese 250 schede contenenti biografie, fatti e misfatti dei partigiani reggiani. E alla fine ha deciso di consegnarli, quei documenti, allo storico e saggista Gianfranco Stella in cambio dell’impegno solenne a non rivelare la fonte sino alla sua morte. Una parte di quell’archivio segreto di Anpi e Istituto Storico della Resistenza è confluito in “Compagno mitra- saggio storico sulle atrocità partigiane” , best seller pubblicato a fine 2018 da Gianfranco Stella e che ha già esaurito diverse edizioni.

Gianfranco Stella

A rivelare per la prima volta il nome di Mario Frigeri è stato lo stesso Stella, ieri in tribunale a Ravenna, nel corso del processo intentato contro di lui dalle figlie di Amleto Paderni, partigiano comandante del primo battaglione della 76ma Brigata Garibaldi, funzionario del Pci e storico sindaco di Scandiano. L’ autore, nella prima edizione di Compagno mitra (corretta nella terza edizione uscita nel marzo 2019) aveva indicato Paderni come responsabile dell’assassinio del dottor De Buoi, medico di Arceto (noto anche come lo scopritore della Venere di Chiozza) mentre una sentenza di tribunale aveva mandato assolto il comandante partigiano per non aver commesso il fatto. Due coimputati invece se la cavarono con l’amnistia.

Da qui la querela, arrivata dopo mesi di battage dell’Anpi e del suo presidente Ermete Fiaccadori contro il libro (ci fu anche una sit-in il 10 novembre 2018 contro un’affollata presentazione alle Notarie) e il processo, approdato ieri all’esame in aula dello stesso imputato e del giornalista Pierluigi Ghiggini, chiamato a testimoniare dalla difesa.

Ma ecco come Stella è arrivato a rivelare il nome di Frigeri.

In udienza lo scrittore non solo ha ribadito che “a uccidere De Buoi” fu Paderni – “massima autorità militare e politica nel 1945 e anche dopo, a Scandiano” – ma ha rincarato la dose attribuendo all’ex sindaco anche l’uccisione di un maresciallo dei carabinieri e di altre persone. “Esiste una verità storica e una processuale – ha detto lo scrittore – Un libro di storia non può fermarsi al dilemma “assolto e non assolto”, deve fornire il quadro, il contesto dei fatti. Senza un inquadramento storico non ne usciamo fuori”.

E dunque “Paderni era il comandante della Quinta zona partigiana, e i due killer amnistiati nel 1950, Beggi e Berselli, erano suoi sottoposti. E sono stati due storici cattolici, Sandro Spreafico e Sereno Folloni a scrivere che gli assassini del medico di Arceto furono “identificati, arrestati e uccisi”.

Affermazioni che sollecitano l’attenzione del giudice Antonella Guidomei, dell’avvocato Ernesto D’Andrea legale delle figlie di Paderni (parte civile) e dell’avvocato Luca Tadolini che difende Stella.

Su quali documenti basa le sue affermazioni? “Ho già prodotto diversi documenti nell’interrogatorio del 14 luglio 2019. Ma i documenti più rilevanti sono tre – risponde Stella – La relazione del pm del 29 novembre 1950, in cui il nome del Paderni viene accostato a quello dei due killer; un’elenco di persone da eliminare fra cui il dottor De Buoi, stilato dai partigiani; e soprattutto, il più importate, un biglietto firmato Ermes, nome di battaglia di Paderni, con l’invito a De Buoi a recarsi urgentemente in un certo luogo per visitare un ferito. In realtà fu un agguato, e quel biglietto una trappola”.

Come ha ricevuto questi documenti? “Li ricevetti da una persona eminente, insieme a migliaia di documenti”. Chi? “Un funzionario di Istoreco Reggio Emilia. Sono documenti che arrivano dall’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza”. Può dire il nome di questo funzionario che le fo rnì i documenti? chiede a questo punto l’avvocato Tadolini: “Si chiamava Mario Frigeri. Era anziano e malato di tumore, credo che negli anni avesse maturato un ripensamento profondo. Mi inviò 250 schede di partigiani e una enorme quantità di fogli, verbali, relazioni, etc. Una miniera” .

Ha le prove della sua corrispondenza con Mario Frigeri? “Conservo le ricevute delle raccomandate”.






Difficile dire in quale misura questa rivelazione influirà sull’andamento del processo. Di certo ora sappiamo che, per quanto riguarda Reggio Emilia, le ricerche di Stella sono basate su documenti di fondi archivistici di Istoreco rimasti segreti sino a oggi.

Documenti che contengono anche le risposte a tante domande rimaste in sospeso da 80 anni, e che prima o poi saranno rivelate.

Insomma, un dossier Mitrokhin della Resistenza e nella guerra civile nel reggiano. Con Mario Frigeri, che lavorò in silenzio per anni, forse arriva a compimento il Chi Sa Parli di Otello Montanari e Vincenzo Bertolini. E possiamo solo immaginare lo sconcerto e l’imbarazzo dei gendarmi della memoria reggiani, per un archivio segreto sfuggito alla loro sorveglianza.

Il 6 dicembre l’udienza conclusiva del processo all’autore di Compagno mitra, con la requisitoria, le arringhe e la sentenza,

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5 risposte a Delitti partigiani, un dossier Mitrokhin reggiano
L’ archivista di Istoreco passò migliaia di documenti all’autore di Compagno mitra
La rivelazione al processo di Ravenna

  1. Laurenzia Azzolini Rispondi

    22/06/2022 alle 18:54

    Mi auguro con tutto il cuore che questa volta ci sia una sentenza
    non ideologica, ma semplicemen
    te giusta
    Troppe volte la giustizia si e’lavata le mani in modo pilatesco, scrivendo sentenze che ferivano famiglie che avevano gia’ tanto sofferto, ma soprattutto negavano la verita’

  2. Gianni Marconi Rispondi

    23/06/2022 alle 15:51

    Gentile direttore,
    mi spiace molto che la memoria di Mario venga dipinta con questo taglio scandalistico.
    Mario me lo indicò Massimo Storchi al tempo in cui cercavo primi elementi di ricostruzione storica: chiesi e mi fu dato.
    Non è questo il senso di un Istituto storico, di un archivio, di un archivista e di un ricercatore?
    Ho imparato a conoscere Mario frequentandolo più di 15 anni fa e non era un mistero per chiunque lo conoscesse, e quindi anche per il personale di Istoreco, che non ha mai appartenuto ad uno “schieramento comunista”, ciò nonostante ha sempre goduto di piena fiducia di tutti.
    Forse perché la storia e la ricerca storica sono un terreno diverso dalla politica e dalla propaganda.
    E forse perché chi conosce la storia sa che ogni contesto bellico e fratricida porta con sé violenze che solo l’evolversi della storia stabilisce quali sono da considerare giuste e quali ingiuste.
    Mario era un libro aperto per tutti e aiutava tutti quelli che cercavano nei cassetti del passato, senza retorica e con grande senso del proprio ruolo.
    Se pagine di storia non sono state scritte e lo saranno grazie a lui è un merito e non uno scandalo, cerchiamo di non lordare anche le anime più belle che ci hanno accompagnato.
    Gianni Marconi

  3. DamienKratici Rispondi

    23/06/2022 alle 16:07

    ..chissà quanti cadaveri seppelliti in appennino finita la guerra…
    Giampaolo Pansa a Reggio non l’hanno mai voluto (i “”demokratici””).

  4. gioi Rispondi

    24/06/2022 alle 00:23

    ..il tempo è galantuomo e, alla fine, coloro che hanno elevato omertà e menzogna a ragione di vita, coloro che dell’arrampicata sugli specchi hanno fatto la specialità preferita, saranno pubblicamente sconfessati…

    • Olezzi Rispondi

      24/06/2022 alle 08:32

      Dice?
      Invece io credo che in questo paese con più sei una merda criminale corrotta con più la fai franca e ora pure la giustizia (si fa per dire giustizia..) spesso è dalla loro parte (per non dire altro).
      Insomma tra le altre cosucce.. diciamocelo chiaramente.. a reggioemilia (o calabria?..) c’è sempre stata una ‘puzza pestilenziale’ e non era sempre quella del ‘sisso’.
      Anzi la seconda a confronto pareva un profumo francese.

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