Voto-vergogna in consiglio comunale
Vietato parlare della notte filo Br
Non ammesso documento della Lega
Bandiera di Alleanza 3.0: coop sponsor P38 Gang?

9/5/2022 – Ancora una volta Reggio Emilia si conferma come una città a statuto speciale, nel senso che le regole e il sentire democratico del Paese qui trovano una declinazione molto particolare. Ancora una volta la sinistra istituzionale non è riuscita a scrollarsi di dosso l’influsso, respinto a parole, del neostalinismo e dei nostalgici dell’eversione. Qualcosa, insomma, non va nelle nervature ideologiche che scendono nel profondo della politica e della cultura reggiana. L’ennesima dimostrazione oggi in consiglio comunale, dove la maggioranza ha respinto pregiudizialmente l’ammissione al dibattito di un ordine del giorno urgente sull’indegna notte filo Brigate Rosse andata in scena il 1° Maggio al circolo Arci Tunnel di via del Chionso, dove sul palco imbandierato con la stella a 5 punte, in occasione della “Festa dell’unità comunista” sono saliti i trapper brigatisti della P38 Gang inneggiando alle Nuove Br e all’assassinio di Moro, senza trascurare l’invito a sparare su Salvini. Tanto “schifo” (definizione del figlio di Marco Biagi) ha provocato un’indagine lampo della Digos (che non è chiusa) e l’apertura di un fascicolo dal parte della Procura – che ha indagato istigazione a delinquere il responsabile del Tunnel, Marco Vicini, e i trapper mascherati con passamontagna bianchi. Mobilitata anche la centrale nazionale anticrimine per dare un nome ai componenti della P38 Gang.

Nondimeno le indagini, l’ inchiesta della Procura e soprattutto l’ondata di sdegno salita dal Paese – durissime le parole di Maria Fida Moro, che ha annunciato un esposto alla magistratura – non sono bastati in Sala del Tricolore per assumere una posizione di condanna. La maggioranza e una parte delle opposizioni hanno preferito la fuga, impedendo la discussione in aula. E così oggi pomeriggio il Consiglio comunale ha respinto – con 6 voti favorevoli della Lega Salvini premier e della consigliera Piacentini del Partito Democratico),  e 19 contrari (il gruppo Pd, Più Europa, Immagina Reggio, Reggio è, Coalizione civica, Movimento 5 Stelle) – l’ammissione alla discussione di un odg ex art.21, primo firmatario il capogruppo della Lega Matteo Melato, nel quale si chiedeva sulla costituzione in parte civile del Comune di Reggio Emilia nell’eventualità di un processo sui fatti del circolo Tunnel. Di conseguenza, il consiglio comunale non ha discusso della proposta, né ha potuto confrontarsi sull’accaduto, le sue implicazioni e il suo retroterra.

In altri tempi, di fronte a episodi del genere, l’unità dei partiti politici era granitica almeno su alcuni principi fondamentali. Ma non è più così ormai da anni.

Un voto , quello di Sala del Tricolore, tanto più grave perché avvenuto nell’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse: il cadavere dello statista democristiano fu ritrovato il 9 maggio 1978 nel cofano di una R4 rossa parcheggiata in via Caetani, nel centro di Roma. A metà strada fra via delle Botteghe Oscure, dove aveva sede il Partito Comunista, e piazza del Gesù dove c’era la direzione della Democrazia Cristiana.

Quali che siano siano le motivazioni del rifiuto a discutere dei fatti del Tunnel, quanto è accaduto oggi a Reggio Emilia non ha alcuna giustificazione: è uno dei punti più bassi della storia di Sala del Tricolore. Dopo la bocciatura, il gruppo della Lega è uscito dall’aula per protesta. In un comunicato il Carroccio parla appunto di “vergognoso voto in consiglio comunale” di cui si sono resi protagonisti i consiglieri di maggioranza nel giorno della ricorrenza del ritrovamento del corpo di Aldo Moro.
“Un voto contrario evidentemente politico – accusa il gruppo – di cui i consiglieri di maggioranza si prenderanno ogni responsabilità. Ritenendo assolutamente grave quanto avvenuto, soprattutto nella ricorrenza di una giornata così tragica per la storia del nostro paese, abbiamo ritenuto doveroso uscire dall’aula.
Come Lega – conclude la nota – ci teniamo inoltre ad esprimere solidarietà a tutti i familiari delle vittime del terrorismo rosso, in particolare ai familiari del Professor Marco Biagi e del Presidente Aldo Moro”.

La bandiera di Alleanza 3.0 nel video di Ghiaccio Siberia.

Del resto, è sconcertante la disinvoltura con cui l’Arci circuita i P38 in tutta Italia. E sconcertante come il video Ghiaccio Siberia sia stato girato sotto i palazzi delle regione Emilia-Romagna a Bologna (anche se il presidente Bonaccini ha condannato il fatto con decisione). E ha dell’incredibile come nella stessa clip compaia in bella vista una bandiera di Alleanza 3.0, gigante cooperativo del consumo. Dal quale non è arrivato alcun chiarimento, né tanto meno una presa di distanza. Perché tacciono l’azienda e la stessa Legacoop? Perchè tanto imbarazzo? Noi intanto ripetiamo la domanda: “Alleanza 3.0è sponsor della P38 Gang, o no?”. Attendiamo una risposta esauriente e senza ambiguità.

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Una risposta a 1

  1. L'Eretico Rispondi

    10/05/2022 alle 08:06

    Perché non vanno a lavorare come il resto del mondo anziché fare i deficienti con le maschere?

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