Ristorante D’Amato a Tellaro: subito tre Cappelli della Guida Espresso
Perchè l’orma di Gianni non si cancella

12/5/2022 – Un esordio con triplo cappello per il Ristorante Gianni D’Amato, aperto da meno di un anno rilevando la storica Miranda a Tellaro, in provincia della Spezia. Lo chef – due stelle Michelin al mitico Rigoletto di Reggiolo, tempio della grande cucina dissolto in una notte causa terremoto – ha un passato importante ricco di storia e riconoscimenti. Nondimeno essere premiati con il nuovo ristorante da Le Guide L’espresso, nel rinomato volume I ristoranti e i Vini d’Italia, al primo ingresso, con tanto di tre Cappelli, dopo aver aperto solamente a luglio 2021 in quel gioiello del Golfo dei Poeti amato da Arnold Böcklin, D.H. Lawrence, Mario Soldati e Attilio Bertolucci, è un episodio insolito e degno di nota.

Federico, Fulvia e Gianni d’Amato

Punto di riferimento all’interno del panorama gastronomico italiano, Gianni D’Amato è un nome noto a chi sa di Cucina Italiana e della sua grande tradizione. Uno chef capace di far fronte alle diverse sfide della vita, con la suprema abilità di rinnovare in una ricerca continua e destinata a superare i suoi stessi limiti. La capacità di trasformare i limiti in sfide, l’abilità di rinnovarsi rimanendo tradizione, l’energia di tornare con una proposta gastronomica d’eccezione.


E così, dopo più di trent’anni dall’inaugurazione della sua prima attività, Gianni D’Amato è oggi a Tellaro, con Fulvia e il figlio Federico. In un ambiente elegante ma non sfarzoso, Gianni D’Amato non è più solo maestro in quanto punto di riferimento della ristorazione italiana, ma l’ispiratore della fantasia e del talento del giovane Federico: insieme proseguono sulla strada della professionalità e della sperimentazione, mantenendo l’equilibrio tra tradizione e innovazione tipico dell’incontro tra generazioni. Se da una parte il padre mette a disposizione un entusiasmo contagioso e un ricco bagaglio di esperienze costruito negli anni, dall’altra il figlio identifica la sua cucina come “retro-innovativa”: è il connubio perfetto, la promozione della tradizione sostenuta dall’ esaltazione delle materie prime e dal desiderio di mantenere fermi i capisaldi del successo di Gianni. Tutto ciò unito alle fresche energie di Federico e alla sua voglia di crescere a partire proprio dai punti di forza della filosofia paterna.

Un grande riconoscimento di rilancio, frutto di un lavoro costante fatto di passione per la cucina, l’ospitalità e la cura al dettaglio che ottiene il meritato plauso dopo un esordio ex novo. La formula vincente è stato il lavoro di squadra di famiglia, che ha rischiato decidendo di aprire un’attività lontano da quella già conosciuta e che aveva ricevuto molti riconoscimenti. Un atto d’amore verso quel paesino, il “nido d’aquile” raccontato da Lawrence, dove in altri tempi il giovane D’Amato aveva passato a pieni voti l’esame di un maestro come Mario Soldati.
La cucina di D’Amato ha un’impronta stilistica unica e ben riconoscibile. Il focus è puntato sulla tecnica e sulla ricerca delle materie prime, per lo più̀ locali. Il racconto dei territori ha come punto di vista quello di un narratore che ha girato tutto il mondo, per poi far ritorno dove tutto ha avuto inizio. I capisaldi sono i prodotti, i sapori, i colori e i profumi del territorio ligure di levante e ponente con un tocco di Lunigiana. Ma non manca una nostalgia padana di Fulvia, moglie di Gianni, con i cappelletti reggiani invitati permanenti nel menu.

La chiesa di Tellaro al tramonto (Golfo della Spezia)

Si può affermare senza tema di smentita che ogni incursione al Miranda-D’Amato a Tellaro si materializza in un unicum di sapori, colori, fusioni, invenzioni e riscoperte. Una cucina che non si piega al clichè versiliese, ma trasforma il pescato “povero” della notte in un’armonia elegante e sorprendente (l’acciuga in scatola), e che per altri versi nobilita il terroir con interpretazioni da antologia (gli spaghetti affumicati, l’agnello di Zeri presentato in cinque cotture differenti). I tre Cappelli della Guida Espresso conquistati di primo acchitto – ma prima ancora i giudizi lusinghieri di critici di vaglia come Gatti, Massobrio e Paolini – sono in fondo il riconoscimento che l’impronta di D’Amato non si cancella, e che a Tellaro è cominciato un’altra avventura destinata a lasciare il segno nella nuova “retro-innovativa” cucina italiana.

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