L’indegna notte dei P38 al Tunnel
L’ Arci coperta di vergogna: “Dimettetevi”
Il figlio di Marco Biagi: “Uno schifo che li invitino”

4/5/2022 – Bufera, anche se a scoppio ritardato, per la vomitevole performance dei “trapper brigatisti” con stella e 5 punte, musiche e testi inneggianti alle Brigate Rosse, e garrire di bandiere cremisi, compreso il vessillo del gruppo terroristico.

I P38 al Tunnel

Protagonista la P38 Gang, quattro ragazzi col volto celato da maschere bianche, nipotini della lotta armata che si fanno chiamare Astore, Papà Dimitri, Jimmy Pentothal e Yung Stalin, approdati la sera del 1° Maggio al Circolo Arci Tunnel per una Festa dell’Unità Comunista. Naturalmente questi “untorelli”, li chiamerebbe Berlinguer, non spianteranno nè Reggio nè l’Emilia: del resto nella loro ignoranza non sanno neppure che le Br ammazzarono fra i tanti anche un dirigente operaio comunista come Guido Rossa, che li aveva denunciati.

Guido Rossa

Però la storia degli anni di piombo, con i suoi lutti e le sue tragedie, la conosce bene chi li ha ingaggiati al Tunnel, e li ha messi nella lista dell’ Arci: sono loro ora che devono delle spiegazioni, cambiare mestiere (sempre che sappiano fare qualcosa), comunque migrare dove non fanno danni. Tanto più in un città, Reggio Emilia, che ha fatto da balia al nucleo storico delle Br e dove certe pulsioni non sono mai sopite.

Ma veniamo alla bufera. Il movimento Reggio Emilia Identitaria, che è di destra ma interpreta in questo momento un sentimento molto diffuso, ha chiesto “la chiusura del locale che ha permesso un tale scempio, nella totale mancanza di rispetto verso i familiari caduti per mano brigatista”.

Il presidente del circolo Tunnel, Marco Vicini, invece non chiede scusa e difende imperterrito la sua scelta: “È solo un’esibizione artistica – ha detto – Il trap per vocazione tratta tematiche estreme e provocatorie. Il mondo della musica è pieno di esempi di natura dissacrante, come la canzone ‘Juriij
spara
‘ dei Cccp”. Quando si dice il sonno della ragione…

Va detto che la ‘P38’ tra marzo e aprile aveva suonato anche a Roma, Firenze, Bergamo, Padova e Bologna (all’ex centrale). Ma questa è piuttosto un’aggravante, anche perchè i testi della band sono zeppi di frasi tipo “Zitto zitto pagami il riscatto, zitto zitto sei su una R4…“: riferimento terrificante alla R4 rossa dove, in via Caetani nel cuore di Roma, fu fatto trovare il cadavere di Aldo Moro.

Il corpo di Moro nella R4


Durissimo sui social il commento di Lorenzo Biagi, figlio di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Nove Brigate Rosse a Bologna, il 19 marzo 2002: “Le cose più schifose a mio parere sono due. La prima è che il titolare di questo locale che li ha invitati li ha pure difesi in seguito alla loro esibizione (in 3 col passamontagna per cercare di non farsi riconoscere ) dicendo che è solo una provocazione la loro e che c’è di peggio. La seconda cosa schifosa è che non è la prima volta che questo ‘gruppo’ viene invitato nei locali ad esibirsi”.

Marco Biagi

Anche il comitato Arci provinciale di Reggio prende le distanze dal circolo Tunnel e dal filoterrorismo della P38 Gang: “Ci dissociamo dai contenuti espressi dallo spettacolo del gruppo ‘P38’ ospitato al circolo
Tunnel lo scorso 1 maggio” – scrive l’Arci – La stagione degli anni di piombo e dei suoi protagonisti rappresenta una delle pagine più buie della storia del nostro Paese e la sua condanna, di qualunque colore sia, non prevede se e ma. L’Associazione Arci non ha niente a che vedere con la lotta armata, anzi è da sempre profondamente e intimamente non violenta”. E, assicura il comitato, “incontreremo i dirigenti del circolo Tunnel per approfondire i contorni di questa vicenda che ci lascia con l’amaro in bocca anche perché vede protagonisti un gruppo di giovani musicisti”.

Il senatore Enrico Aimi, coordinatore regionale di Forza Italia, si chiede come sia stato possibile tutto questo: “Sul palco è stata esposta la bandiera delle brigate rosse e questo sarebbe dovuto bastare agli organizzatori per chiedere spiegazioni e interrompere la performance. Per non parlare poi dei testi che rievocano pericolosamente gli anni di piombo, le pagine più nere della nostra storia.

Qui non c’entra la censura. E non c’entra nemmeno il trap – aggiunge Aimi – Nessuna giustificazione può bastare. Qui c’entra il rispetto per coloro che hanno perso la vita, barbaramente assassinati da un gruppo terroristico che si lasciò dietro una scia di sangue e violenza. I riferimenti al delitto Moro in una delle loro canzoni sono davvero troppo. E mi meraviglio del presidente dell’Arci che ha bollato l’iniziativa come dissacrante e provocatoria, scontrandosi però con l’Arci provinciale che sta valutando provvedimenti. Quel che è peggio è che questi ragazzetti che credono di fare i ‘rivoluzionari’, nulla conoscono della storia del nostro Paese di quegli anni: non solo non la conoscono, ma hanno anche la pretesa di veicolarne la conoscenza con pericolosi messaggi, inneggiando a chi si macchiò di quei delitti vergognosi. Cos’ altro dovremmo aggiungere? – conclude Aimi – Il direttivo Arci rassegni le dimissioni e chieda scusa pubblicamente ai cittadini di Reggio Emilia e a tutti gli italiani“.

Ma tutto questo è accaduto per caso? La risposta è no. Ci sono ancora i cattivi maestri? La risposta è si, e sono tanti.

Si dovrebbe avere il coraggio di ammettere che la cultura e la politica hanno abbassato la guardia da troppo tempo, e che l’ideologia della violenza variamente dissimulata ha ripreso campo a sinistra anche perché l’ideologia dell’antifascismo settario, usata come clava contro qualsiasi avversario politico (quella per cui “dopo la guerra ne ammazzarono troppo pochi“, come ha scritto tempo fa sui social un noto politico del Pd reggiano) ha finito per dare una copertura ad ampio spettro pure a questi nipotini ignoranti delle Br, i quali tornano comunque utili per parlare con i giovani, sia pure attraverso messaggi infami, e a mantenere il potere.

EBOLI: IL SINDACO VECCHI TENGA ALLA LARGA IL CIRCOLO TUNNEL . VIA DALLA PAGINA WELCOME REGGIO EMILIA


4/5/2022 – Il Circolo Arci Tunnel che ha ospitato, il 1° maggio una band inneggiante alle Brigate Rosse è inserito nella pagina Welcome Reggio Emilia, degli eventi e luoghi turistici. Vergogna! Il Presidente Marco Vicini, già esponente di spicco dei giovani della sinistra, rappresentante di istituto del Liceo “Aldo Moro“, l’esponente democristiano ucciso e rapito dalle Br, minimizza invece di indignarsi. Il Sindaco Vecchi prenda posizione sull’oltraggio che si è consumato al Circolo Tunnel, revochi ogni eventuale sponsorizzazione, tolga immediatamente dalla pagina Welcome Reggio Emilia il Circolo Tunnel. (Marco Eboli – Portavoce Fratelli d’Italia Comune di Reggio Emilia

PD: CONDANNA SENZA TENTENNAMENTI. I RAGAZZI DEVONO SAPERE: AL TUNNEL SI PARLI DEGLI ANNI DI PIOMBO

In merito all’esibizione della band P38 al circolo Arci Tunnel il Partito democratico esprime ferma condanna per i contenuti espressi che rimandano a una delle pagine più buie della storia recente del nostro territorio e del Paese.

Non è in discussione la libertà di opinione e di espressione, valori costituzionalmente garantiti per cui tanti reggiani e italiani hanno dato la vita e di cui custodiamo le lezioni esemplari. La diffusione di messaggi e simboli riconducibili agli Anni di Piombo e alla stagione del terrorismo, di qualunque colore sia, è da esecrare senza esitazione e non è accettabile che venga mascherata sotto la copertura della libertà del gesto artistico, della provocazione intellettuale e delle istanze antagoniste.

L’ oltraggio alle vittime del terrorismo non è show, non è spettacolo, è una intollerabile diffusione di idee regressive e pericolosissime. È un messaggio che ferisce la storia di Reggio Emilia e sulla cui condanna non ci devono essere tentennamenti.

Al circolo Arci Tunnel che ha accolto l’evento chiediamo di ospitare una riflessione pubblica sul fenomeno brigatista e sugli anni del terrorismo, sia sul piano locale che nazionale, i ragazzi, i tanti ragazzi che frequentano il circolo devono sapere che il 9 maggio del 1978 in via Caetani all’interno della Renault 4 non c’era solo il corpo di Aldo Moro, ma c’erano tutti gli italiani che hanno a cuore la libertà e la democrazia. Alle idee potenzialmente ammorbanti si risponde con le idee costruttive.

Cogliamo l’occasione per esprimere vicinanza ai famigliari delle vittime del terrorismo che per queste vergognose rievocazioni vedono riacutizzarsi il loro dolore. (Partito Democratico di Reggio Emilia – Il Segretario provinciale Massimo Gazza)

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.