Strage di Cernaieto: sabato commemorazione alla croce del bosco

6/5/2022 – I morti di Cernaieto, vittime di una strage perpetrata dai partigiani comunisti all’indomani della Liberazione (erano militi della Gnr, ma anche tre donne e due ragazzi sedicenni), vengono ricordati sabato mattina 7 maggio alle 11,30 nel bosco di Cernaieto-Trinità, in comune di Casina. E’ la diciottesima commemorazione indetta, con la partecipazione dei famigliari delle vittime davanti alla croce alzata ai margini del bosco della strage, più volte abbattuta e rimessa al suo posto. Croce che anche quest’anno sarà benedetta da don Giancarlo Denti.

L’incontro è indetto da Fabio Filippi, dall’associazione cuturale Pietro e Marianna Azzolini, da centro Studi Italia e Associazione nazionale Volontari di Guerra.

LA RIEVOCAZIONE

Era il 23 aprile 1945, 21 militi della GNR del presidio di Montecchio, dopo due giorni di battaglia, si fidarono delle parole del parroco di Montecchio, Don Ennio Caraffi, anche lui ingannato, che portava loro il messaggio dei partigiani comunisti: “la resa a patto di aver salva la vita e la condizione di non subire maltrattamenti e percosse”. Verso le nove del mattino uscirono da “Cà Bedogni” (Montecchio) crivellata di colpi, all’interno dell’abitazione giacevano due ragazzi feriti (gli unici che si sarebbero salvati), due legionari morti, e nello scantinato il cadavere del partigiano *Lodovico Landini. Il vicecomandante dei partigiani, nonostante la parola data nella trattativa di resa, ordinò che tutti i militi venissero fucilati seduta stante. L’ordine però non venne eseguito per l’intervento di un superiore ed i partigiani legarono i prigionieri tra di loro, con del filo di ferro e li avviarono a piedi verso la “prigione” partigiana di Vedriano di Trinità – Canossa (RE), dalla quale non fecero più ritorno. In seguito vi fu un “processo” farsa della polizia partigiana e’ i 21 soldati vennero riconosciuti prigionieri di guerra, in spregio alla Convenzione di Ginevra vennero poi massacrati (unitamente a tre donne), anche se nel contempo la guerra era terminata. Sono passati oltre settant’anni dalla tremenda fine dei prigionieri trucidati nel bosco di Cernaieto e mai nessuna Istituzione li ha voluti ricordare, non sappiamo se per paura di ritorsioni o per ipocrisia. Nelle due fosse comuni nel bosco di Cernaieto sono stati rinvenuti resti di minorenni, di un padre massacrato assieme al figlio, di tre donne: Viappiani Paolina di 22 anni, Spaggiari Maria di 29 anni e un’altra non identificata.
La storia di Paolina, ragazza madre, è particolarmente toccante in quanto fu sequestrata dai partigiani comunisti e ammazzata dopo un mese terribile trascorso nell’edificio della Scuola Elementare trasformato in luogo di detenzione e violenza: eppure il padre del suo figlioletto di due anni era un noto partigiano garibaldino. Altre salme non sono state identificate in quanto impossibile il loro riconoscimento. Fu una vera e propria strage: i cadaveri dei prigionieri vennero ammassati in fosse comuni come non si fa neppure con gli animali. Questo sterminio non è ricordato come atto di giustizia nelle rievocazioni storiche della Resistenza, a testimonianza della volontà del Pd, sinistra e associazioni partigiane, di occultare la parte scomoda della storia. Questa commemorazione è anche un’occasione per fare doverosa memoria del sacrificio di persone innocenti (sempre dimenticate dalle Istituzioni!) e per ribadire la condanna di ogni forma di violenza.
Relativamente al partigiano *Lodovico Landini, secondo la ricostruzione operata sulla base di documenti inediti nel libro “CERNAIETO”, il partigiano sarebbe stato ucciso non dai militi della Rsi, ma da una pallottola di “fuoco amico” nella battaglia di “Cà Bedogni”.
(Fonte: “CERNAIETO,  La Strage, La Croce e il Femminicidio di Paolina”, di Fabio FILIPPI e Pierluigi GHIGGINI).
                                                                       

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