La notte brigatista del Tunnel
Maria Fida Moro: “E’ istigazione al terrorismo, denuncio i P38”
“Mio padre fu ammazzato perché faceva del bene”

6/5/2022 – “Intendo agire per vie legali. Qui non si tratta di libertà di pensiero, ma è istigazione al terrorismo. Mio padre, Aldo Moro, era il contrario di tutto ciò che c’è in quei testi, altrimenti sarebbe stato comprato come altri. Invece è stato ucciso. E ancora oggi in Italia e in Europa paghiamo l’assenza della sua politica lungimirante”.

9 maggio 1978: il cadavere di Aldo Moro nella R4 rossa in via Caetani a Roma

Così, alla Gazzetta di Reggio Maria Fida Moro, figlia primogenita dello statista democristiano ucciso dalle Br, annuncia l’intenzione di affidarsi al suo legale per valutare gli estremi di una denuncia nei confronti della band P38, che rievoca le Brigate Rosse, al centro di polemiche e anche di accertamenti della Digos reggiana dopo un concerto il primo maggio al circolo Arci Tunnel, la disco più gettonata di Reggio Emilia.

Aldo Moro prigioniero delle Br

“Solo chi è passato per un dolore del genere può davvero capire cosa si prova e può capire che anche una canzone può avere esiti volgari e pericolosi – aggiunge Maria Fida Moro – Mio padre era una persona ad esempio che non era assolutamente attaccata al denaro, che non ha mai accettato regali e usava l’indennità parlamentare per far studiare i bambini poveri del sud. Di tutto questo ci si dimentica, spesso si dimenticano anche le persone aiutate, ora diventate adulte. Se fosse stato attaccato al denaro non sarebbe mai morto ammazzato. Invece era attaccato a solidi principi giuridici del fare il bene e non il male, sapendo che, ahimè, proprio facendo il bene sarebbe stato ammazzato. Purtroppo lo ha sempre saputo”.

FONTE: ANSA.IT

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