La notte BR e P38 all’ Arci Tunnel
Aimi-choc: “A Reggio rischio violenza comunista. Quanto è compromesso il sistema?”

7/5/2022 – “A Reggio Emilia il rischio di una ripartenza della violenza comunista è tutt’altro che remota. Reggio Emilia rimane un enclave anomala, che non ha ancora fatto pienamente i conti con la propria storia e sottovaluta a livello politico – e a volte anche istituzionale – la gravità di certe ideologie. Per questo è doveroso capire qual è il livello di compromissione del sistema, e i finanziamenti elargiti a un certo sottobosco della politica vanno monitorati con severità. Sono necessarie indagini approfondite” perché “la stagione dei cattivi maestri deve finire una volta per tutte”.

Parole durissime quelle pronunciate dal senatore Enrico Aimi, coordinatore di forza Italia in Emilia-Romagna, dopo la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica contro la “schifosa” – come ha scritto il figlio di Marco Biagi – gazzarra della P38 Gang la sera del 1° maggio al circolo Arci Tunnel di Reggio Emilia. Il presidente del Tunnel, Marco Vicini, e i membri del gruppo (braccati dalla centrale Anticrimine della Polizia ) sono indagati per istigazione a delinquere. Ora Aimi chiede che la pratica non venga derubricata a semplice incidente di percorso, ma si approfondisca sino a che punto sia penetrata l’infezione neo eversiva e quale sia il livello di “compromissione del sistema” politico e, anche, istituzionale.

I P38 sulkimi palco del Tunnel

“Finalmente anche a Reggio Emilia qualcosa si muove. Dopo la mia interrogazione al Ministro degli Interni, la Procura ha ora aperto un fascicolo con tanto di nomi e cognomi. Le indagini, siamo certi, investiranno anche le complicità all’interno del Circolo ARCI e non solo, perché i testi espliciti di quelle canzoni sono veri e propri inni alla violenza e al terrorismo e le cose, lo sappiamo, non avvengono mai per caso. Qui a Reggio Emilia si è trovato un terreno fertile che dovrà essere bonificato anche attraverso indagini approfondite che squarcino il velo di ipocrisia che avvolge questi fatti inquietanti.

Enrico Aimi

Doveroso capire qual e’ il livello reale di compromissione del sistema. Si ha la sensazione che non si sia realmente compreso fino in fondo, a livello politico, la reale portata di quanto avvenuto. Certi segnali non vanno presi sotto gamba. Bastava il nome dei “musicanti”, per capire che c’era qualcosa che non andava: P38 – La Gang. Una domanda sorge spontanea: ma la Digos era stata informata della manifestazione, e se si in che modo?
Strizzare l’occhio alla parte sbagliata della storia non può rimanere senza conseguenze politiche.

Reggio Emilia fatica ancora a scrollarsi di dosso la nomea di città in cui certo pericoloso fanatismo ancora sopravvive e inneggia alla lotta armata. Doverosa dunque un indagine approfondita, a 360 gradi, che scandagli anche l’humus in cui sono prosperate queste posizioni politiche pericolose e che lanciano l’allarme relativo al rischio di una ripartenza della violenza comunista a Reggio Emilia, ipotesi tutt’ altro che remota. Le BR nascono proprio nella città del tricolore ed è assolutamente necessario tenere alta la guardia. I finanziamenti, poi, elargiti a certo sottobosco da parte della politica devono essere monitorati con severità.

Sarebbe opportuno che tutte le amministrazioni nel reggiano si dotassero di un codice etico che conceda spazi ed altro, solo a condizione di esplicito rifiuto di ogni ideologia totalitaria. L’Europa su questo si è già espressa – e da anni – con chiarezza, equiparando l’ideologia Nazional Socialista a quella di stampo Comunista. Reggio Emilia rimane un enclave anomala, che non ha ancora fatto pienamente i conti con la propria storia e sottovaluta a livello politico – e a volte anche istituzionale – la gravità di certe ideologie. Prevenire è sempre meglio che curare. Lo diciamo per evitare una nuova stagione di sangue di cui non abbiamo proprio bisogno. La stagione dei cattivi maestri deve cessare definitivamente.”

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