Ferrarini: più che affare, una farsa
Bonterre rilancia e chiama Amco
Il tribunale rinvia e chiama Bartoli

4/5/2022Ferrarini, il concordato più lungo della storia. Dopo quattro anni dall’apertura avvenuta nel luglio 2018, i creditori (che aspettano inutilmente il ristoro per centinaia e centinaia di milioni, compresi i pensionati rimasti senza TFR) non sono stati ancora chiamati in adunanza ad esprimersi col loro voto. E la convocazione fissata da tempo per il 12 maggio è stata nuovamente rinviata di almeno cinque mesi con decreto della sezione fallimentare del Tribunale di Reggio Emilia.

Tutto nasce dal colpo a sorpresa della cordata Bonterre (cooperative) che dopo un lungo silenzio è scesa in campo con una proposta monstre destinata a polverizzare quella del gruppo Pini, insediato stabilmente a Rivaltella ma da tempo in rotta di collisione con la famiglia Ferrarini. Almeno così si sussurra nell’industria del maiale.

La villa di Rivaltella

Dopo aver rilevato il credito di banca Unicredit verso Ferrarini, la cordata Bonterre il 12 aprile ha inviato al Tribunale una proposta concorrente che contiene miglioramenti sostanziosi rispetto alla precedente: i creditori pubblici Save e Simest verrebbero soddisfatti al 100%. Notizie interessanti anche per i creditori privati che, secondo la nuova proposta Bonterre, potranno ottenere, in aggiunta al soddisfo ordinario, oltre 30 milioni di euro derivanti dalle azioni di responsabilità sui beni dei precedenti amministratori di Ferrarini. Proposta basata, si dice, su una solida perizia, e che naturalmente non sarebbe gradita alla famiglia di Rivaltella.

Altra rilevante novità, sia pure tardiva, è la lettera ufficiale con cui la cordata ha chiesto ad Amco (bad bank del Tesoro già intervenuta nella cordata Pini, anche capitali freschi) di garantire parità di condizioni e di assicurare il proprio sostegno anche alla cordata Bonterre.

La proposta sulla carta è vantaggiosa, tuttavia il Tribunale appare tentennante, si potrebbe dire non precisamente incline alla parità di condizioni. Perché quando si trattò di revocare il primo concordato e attivare il secondo sulla base della nuova proposta Pini, al collegio bastarono pochi giorni onde chiudere precipitosamente la finestra temporale in cui qualche creditore avrebbe potuto insinuarsi con un’ istanza imparabile di fallimento.

In questo caso, invece, l’adunanza viene fatta slittare al 20 ottobre, è l’allungamento è motivato con la necessità di valutare la nuova situazione in modo scrupoloso. Ma chi sarà l’esaminatore? Proprio lui, il commercialista Bruno Bartoli, commissario giudiziale di Ferrarini Spa, che nella sua relazione finale ha raccomandato caldamente ai creditori di aderire alla proposta del gruppo Pini.

Quale che siano le finalità della contromossa del Tribunale fallimentare, nella massa dei creditori ormai serpeggia l’esasperazione: si parla senza mezzi termini di “rinvio beffa”. Perchè dal 20 ottobre saranno saranno passati più di 4 anni e tre mesi dall’avvio del primo concordato Ferrarini: con questi ritmi, quando saranno distribuiti i primi ristori, c’è da credere che molti creditori saranno già nel mondo dei più e avranno chiuso gli occhi senza aver visto un centesimo.

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Una risposta a 1

  1. alessandro Rispondi

    05/05/2022 alle 19:37

    Chi stanno tutelando i giudici di Reggio? Noi creditori,non credo? Non credo proprio!la condotta del tribunale è scandalosa! Che la politica si faccia sentire e faccia cessare questa palese farsa inscenata a vantaggio di pochi. Solo di pochi. A danno dei più.

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