Com’ eravamo nelle case popolari La ricostruzione nelle foto di Vaiani e Farri
Archivio Acer in mostra al chiostro della Ghiara

21/5/2022 – Un pezzo davvero notevole e inedito della storia sociale e urbanistica del territorio reggiano: è la mostra fotografica di Acer Reggio Emilia, dal titolo “Case e quartieri popolari in bianco e nero: scatti di Vaiani, Farri e altri fotografi reggiani”, aperta al Chiostro della Ghiara (via Guasco 2) a Reggio Emilia.

Inserita nel Circuito OFF di Fotografia Europea, e nelle iniziative per il centenario dell’ Azienda Casa di Reggio, la mostra è visitabile tutti i giorni, dalle ore 10 alle 21, fino al 12 giugno.


Interno di un alloggio popolare (foto Vaiani)

Le immagini degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e dei suoi abitanti documentano le condizioni della città e dei comuni del reggiano negli anni del dopoguerra, a partire dal 1945, quando il nuovo organo amministrativo dell’Istituto autonomo case popolari, nominato il 17 agosto, si impegnò nella riparazione e nella ricostruzione degli alloggi colpiti nel corso del conflitto. A settembre dello stesso anno quasi tutti gli edifici danneggiati erano nuovamente agibili. I mesi e gli anni seguenti furono caratterizzati da un fiorire di cantieri per il recupero dei tanti fabbricati distrutti dai bombardamenti.


Uno straordinario periodo di rinascita, documentato dagli scatti dei fotografi reggiani Stanislao Farri e Renzo Vaiani e di tanti altri professionisti e tecnici dell’istituto case popolari che per lavoro o per passione si resero testimoni, volontari o involontari, di una delle stagioni più laboriose per la Comunità reggiana e la stessa Acer.


Un patrimonio storico di immagini e testimonianze documentali conservato, nell’eredità di tutti, nell’Archivio dell’Azienda casa pubblica reggiana e nella Fototeca della Biblioteca municipale Panizzi di Reggio Emilia ed oggi esposto, in una selezione di circa settanta scatti, presso il Chiostro della Ghiara fino al 12 giugno.


La mostra, promossa da Acer Reggio Emilia, progettata dall’ingegner Angelo Zani e curata da Daniele Ganapini (che già nel 1996 coordinò la ricerca “Case, Quartieri, Città. Interventi IACP di Reggio Emilia 1971-1996), attraverso la forza espressiva della fotografia documenta l’evoluzione storica di abitazioni e quartieri popolari che hanno contribuito a definire l’identità nostro territorio. Ma soprattutto restituisce con immediatezza la forza vitale delle persone, la volontà, il coraggio, la voglia di riscatto e di emancipazione dei protagonisti che hanno lavorato alla ricostruzione della nostra città e del Paese.


All’inaugurazione, col presidente Acer Marco Corradi e l’assessore De Franco, erano presenti i dipendenti e i dirigenti di Acer Reggio Emilia, e anche tanti ex dipendenti ed ex dirigenti, riuniti per festeggiare, anche in questa occasione, i cento anni di attività dell’Azienda Casa di Reggio Emilia.


“Queste immagini – ha detto Corradi – testimoniano l’architettura e l’urbanistica del periodo della ricostruzione post bellica, durante il quale fu realizzato un importante lavoro non solo sugli edifici, ma anche sulla comunità reggiana. La mostra documenta, attraverso immagini di cantieri e di inquilini, l’evoluzione dei quartieri di edilizia residenziale pubblica sui quali Acer continua, oggi come allora, ad investire per migliorare la qualità abitativa degli alloggi e garantire migliori condizioni di vita per gli abitanti”.


Il patrimonio fotografico di Acer è molto vasto e merita di essere condiviso da tutti i cittadini, ha sottolineato il curatore Daniele Ganapini: “E’ un’operazione culturale di grande valore, che ci permette di riscoprire e apprezzare immagini della città e della provincia. Grazie all’Archivio storico di Acer e alla Fototeca della Biblioteca Panizzi abbiamo recuperato numerosi scatti fotografici di due grandi autori, Renzo Vaiani e Stanislao Farri, maestri della stampa in bianco e nero, artefici e protagonisti di documentazione di altissimo valore fotografico, che oggi viene messa a disposizione di tutti. Il percorso progettuale espositivo è stato arricchito anche con immagini di altri fotografi reggiani, a ulteriore testimonianza delle attività e delle trasformazioni che hanno interessato il nostro territorio”.

Circuito OFF – Fotografia Europea

ACER REGGIO EMILIA, DA OLTRE CENTO ANNI LA NOSTRA IDEA DI CASA

Case e quartieri popolari in bianco e nero: scatti di Vaiani, Farri e altri fotografi reggiani

Curatore Daniele Ganapini

Progetto di Angelo Zani

Chiostro della Ghiara, via Guasco 2, Reggio Emilia

(Dal lunedì al venerdì accesso da via Guasco 6)

Aperta tutti i giorni, dalle ore 10 alle 21, fino al 12 giugno.


Renzo Vaiani

Per cinquant’anni abbondanti, tra il 1930 e il 1980, Renzo Vaiani ha fotografato la città di Reggio, documentando i suoi luoghi, gli eventi e i cittadini che in quel lungo, fondamentale periodo hanno condotto una città, che si avvicinava al secondo conflitto mondiale, ad un notevole sviluppo economico e sociale. Un percorso di sofferenza, di rinascita e di libertà che si è potuto compiere grazie alla grande operosità dei reggiani e al profondo legame con il proprio territorio. Davanti all’obiettivo di Vaiani scorrono quindi gli eventi e i luoghi del regime, le distruzioni dei bombardamenti, gli edifici e i luoghi chiave della città che via via vengono ricostruiti, le Officine Reggiane e la loro produzione, passata da civile a bellica e tornata civile, le attività e i prodotti-simbolo del nostro territorio che ritrovano vitalità, come l’allevamento, il latte Giglio, il Parmigiano Reggiano: grazie al lavoro, non si ricostruisce solo una città ma l’identità stessa di una comunità.

Renzo Vaiani era nato a Reggio Emilia nel luglio 1915, figlio di Mario e di Virginia; aveva quattro fratelli, due maschi e due femmine. Proprio nel rinomato studio fotografico del padre, il primo ad aprire in città in corso Cairoli, trasferitosi poi sotto i portici della Trinità, Renzo quindicenne cominciò il suo apprendistato. Due sono le tappe fondamentali che hanno formato in modo decisivo il giovane fotografo: la prima, il trasferimento a Milano nel 1932, per lavorare presso lo studio fondato da Vincenzo Aragozzini (1891-1975), specializzato nella fotografia industriale (con commissioni da parte di FIAT, Philips, Pirelli, e altri significativi) e in seguito per lo stabilimento fotografico Crimella, da cui aveva ottenuto l’incarico di eseguire pannelli fotografici per la Triennale di Milano (1933). La seconda, dopo una parentesi reggiana, il servizio militare cui Renzo fu chiamato ad assolvere nel 1936, che lo portò a trasferirsi a Roma per lavorare presso la «Compagnia fotografi» del Genio militare. La fotografia industriale da un lato, e la cronaca militare e di regime dall’altro, divennero tratti fondamentali della sua attività.

Renzo Vaiani, al rientro a Reggio nel 1937, fu infatti incaricato di seguire le attività della Gioventù italiana del Littorio e documentò così gli anni del fascismo in città, come hanno evidenziato la mostra e il volume “10 anni di fascismo a Reggio Emilia nella fotocronaca di Renzo Vaiani” (1985) a cura di Massimo Mussini e Laura Gasparini.

Stabilitosi definitivamente in città, Renzo affiancò il padre Mario nello studio, fino alla sua morte nel 1943, per poi proseguire da solo, trasferendo il negozio, negli anni Cinquanta, all’interno della nuova galleria San Rocco, aiutato dalla sorella Wanda. Da questo momento, se si escludono gli eventi familiari (il matrimonio con Afra, da cui ebbe due figli, Sergio e Mario), non vi sono molte altre notizie sulla vita del fotografo, che negli anni Sessanta, in pieno boom industriale conobbe un periodo di grande notorietà, ricevendo commissioni da parte di aziende importanti come Autobianchi, Maserati, Stock, Pidigas, la Società italiana zuccheri e la Società italiana spiriti. Vaiani si dedicò quindi interamente alla professione che, se si escludono gli incarichi per le grandi industrie, gravitò essenzialmente attorno al territorio di Reggio e della sua provincia, oltre a gestire il proprio studio, che chiuse l’attività con la sua morte.

Renzo Vaiani si è spento nell’ottobre del 1996, all’età di 81 anni.



Stanislao Farri

Stanislao Farri nasce nel 1924 a Bibbiano, da un’umile famiglia di origine contadina. Nel 1949 lascia la bottega di calzolaio del padre per lavorare in città come apprendista tipografo. Nel contesto lavorativo viene a contatto con la tecnica fotografica e sperimenta i materiali fotosensibili. Nel 1943 partecipa per la prima volta ad una mostra fotografica collettiva. Nel 1955 lascia il lavoro da tipografo e abbraccia quello del fotografo professionista, mettendo a frutto l’esperienza maturata nel campo amatoriale che mantiene sempre vivo per tutta la sua carriera. Farri ha partecipato ad oltre 500 mostre italiane e straniere ottenendo riconoscimenti internazionali nel settore dilettantistico. Nell’ambito della fotografia professionale si è distinto per la documentazione di beni culturali e nel settore industriale, lasciando una preziosa attestazione della storia del lavoro nella città di Reggio Emilia. Farri ha intrapreso anche un’intensa attività di indagine relativa alla cultura materiale – come, ad esempio, le ricerche sui caseifici e sugli usi e costumi delle classi più umili – che ha permesso di creare, nella moltitudine dei soggetti, un archivio di straordinaria importanza.

L’archivio fotografico di Stanislao Farri, acquisito dalla Biblioteca Panizzi a partire dal 1995, è costituito da circa 170.000 unità, tra negativi e positivi, provini di stampa e diapositive, che illustrano l’intensa attività professionale e di ricerca dell’autore iniziata nel 1955. La mostra e il catalogo diventano strumenti della riscoperta dell’archivio, reso disponibile agli utenti grazie a un’operazione di riordino e inventariazione.

Stanislao Farri, infatti, si concentra nel documentare le diverse sfaccettature del patrimonio culturale, folklorico e industriale locale, includendo anche il paesaggio che viene presentato come “museo diffuso”. Caratteristica della sua ricerca fotografica è lo studio costante nel tempo, fondamentale per comprendere sia le modalità di lavoro di Farri sia le diverse identità culturali che hanno trasformato la città e il territorio nel corso degli anni. L’attività professionale s’intreccia con la ricerca amatoriale che gli consente una libera sperimentazione, attraverso l’innovativo utilizzo dei materiali fotosensibili.

Il lavoro di Farri si caratterizza così con uno stile che ha trovato riconoscimento nel mondo della fotografia italiana dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del Novecento.








In una intervista alla Gazzetta di Reggio, del luglio 2019, Farri ripercorse la propria esistenza professionale e personale e la sua passione per la fotografia, a partire dall’uso di una fotocamera prestatagli da Renzo Vaiani, presso il quale poi avrebbe perfezionato la tecnica e l’arte della stampa – come ricordato dal figlio di quest’ultimo Sergio – intraprendendo un cammino che permette di capire le identità culturali che hanno formato Reggio e il suo territorio nel tempo.

In quello stesso anno si terrà a Parma una mostra di suoi scatti relativi a opere architettoniche progettate da Calatrava, Kuma, Libeskind, curata da Sandro Parmiggiani.

Stanislao Farri si è spento nel giugno del 2021, all’età di 97 anni.




I CURATORI DELLA MOSTRA


Daniele Ganapini

Laureato in Economia e Commercio all’Università degli studi di Bologna, ha coordinato dal 1986 al 2022 (presso Quasco, NuovaQuasco, ERVET ed ARTER) la realizzazione di progetti, pubblicazioni, servizi riguardanti il territorio e l’industria delle costruzioni. In particolare, ha curato la predisposizione di scenari sull’andamento del settore e del sistema abitativo, tra cui i monitoraggi implementati nel 1997 come Osservatorio Scenari Abitativi Regionali OSAR su incarico della Regione Emilia-Romagna e oggi confluiti nell’Osservatorio Regionale Sistema Abitativo O.R.S.A.

Molte le pubblicazioni, tra cui si ricordano le principali riguardanti Reggio Emilia: Sviluppo economico e pianificazione urbanistica a Reggio Emilia dal 1945 ad oggi, Amministrazione Municipale, Reggio Emilia (1986); Recupero edilizio e urbanistico: l’esperienza dei piani integrati a Reggio Emilia, Bologna (1990), Quaderno Quasco (con Ivan Arduini); Case Quartieri Città. Interventi IACP in provincia di Reggio Emilia 1971-1996, Bologna (dicembre 1996), Quaderno Quasco 26; Costruzioni e Responsabilità Sociale. 40 anni di esperienza della Cassa Edile e nuove prospettive per il Settore, Cassa Edile, Reggio Emilia (2005).



Angelo Zani

Laureato in ingegneria nucleare all’Università degli studi di Bologna, si è occupato prevalentemente di pianificazione territoriale e protezione civile e, in questi campi, ha diretto progetti di livello nazionale e internazionale. In ambito artistico si è dedicato a musica, pittura, scultura e, negli ultimi anni, in particolare all’abbellimento di edifici pubblici. Tra queste si possono citare le opere in ferro che decorano la facciata della scuola materna di Nave San Rocco (in provincia di Trento), la scultura in acciaio (alta sei metri) antistante la stazione dei Vigili del Fuoco di Pozza di Fassa, due quadri ad olio di grandi dimensioni per il Nuovo Teatro Comunale di Pergine Valsugana e per l’atrio della residenza per anziani APSP “Redenta Floriani” di Castel Ivano (2019). La fotografia è parte integrante di quasi tutte le sue rappresentazioni pittoriche. Da questa forma espressiva, infatti, provengono le suggestioni e le pre-elaborazioni esemplificative dei soggetti successivamente dipinti.

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