50 anni fa l’assassinio del commissario Calabresi
Il figlio Mario: “Per noi non ha più senso l’estradizione di Pietrostefani”

17/5/2022 – Oggi sono cinquant’anni dalla morte del commissario Luigi Calabresi, freddato a colpi di pistola da un commando davanti alla sua casa, la mattina del 17 maggio 1972.

Per il suo omicidio è stato condannato come mandante Giorgio Pietrostefani, tra gli ex terroristi arrestati in Francia: all’epoca del primo arresto, nel 1988, Pietrostefani era un dirigente commerciale delle Officine Reggiane di Reggio Emilia. Domani, 18 maggio, a Parigi, udienza in tribunale per decidere sull’estradizione. Questa mattina, dopo la messa in suffragio di Luigi Calabresi, a Milano, il figlio Mario che l’estradizioni dio Pietrostefani “non ha quasi più senso”.

“Domani a Parigi ci sarà un’udienza del tribunale per decidere se dare l’estradizione a Giorgio Pietrostefani, uno degli organizzatori dell’omicidio di mio padre. Ci siamo molto interrogati su questo. Oggi a noi che un uomo di 78 anni malato vada in carcere non restituisce più niente. È importante dal punto di vista simbolico ma per noi non ha quasi più senso“: così il giornalista Mario Calabresi a margine della cerimonia in memoria del padre Luigi. “Devo dire la verità, è importante che ci siano questi segni, ma che succeda dopo 50 anni fa anche una certa impressione”. E comunque, ha proseguito rispondendo ai cronisti, “io non ho fatto il lavoro che ha fatto mia madre che è un percorso di perdono. Ho fatto un percorso di pacificazione e ho imparato a non coltivare la rabbia”.

Ha aggiunto il figlio del commissario Calabresi: “Proprio due giorni fa ho incontrato una persona per strada, un ragazzo che mi ha detto che era del Movimento studentesco e che incontrava mio padre quando andava fuori dall’università a parlare con gli studenti quando c’erano le occupazioni. Mi ha fatto piacere perché mi ha detto che era un uomo di dialogo, ecco così lo voglio ricordare”. Questi anni “non sono passati invano, 50 anni sono tanti e questa deve diventare una cosa della storia, non più della cronaca – ha concluso – però il dato importante di questi 50 anni è che la figura di mio padre è ripulita e intorno a lui c’è serenità”.

Qui morì il commissario Calabresi, il 17 maggio 1972

“Sono stati 50 anni proficui, in cui l’ho portato con me e riabilitato“. Lo ha detto Gemma Capra, lvedova di Luigi Calabresi, al termine della messa di suffragio. “L’ho fatto vivere con me, con le sue passioni e oggi finalmente tutto il Paese guarda a lui come a un uomo onesto, le cose sono davvero cambiate. Avevo detto ai miei figli all’inizio del processo – ha concluso – noi lo riabilitiamo. E lo abbiamo fatto”.

IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE MATTARELLA  

“Sono trascorsi cinquant’anni dal criminale agguato terroristico che stroncò la vita del Commissario Luigi Calabresi, servitore dello Stato democratico fino al sacrificio. La Repubblica non dimentica i suoi caduti. La memoria è parte delle nostre radici ed è ragione e forza per le sfide dell’oggi. In figure come il Commissario Calabresi sono testimoniati valori che consentono all’intera comunità di progredire, di trovare l’unità necessaria nei momenti più difficili, di sentirsi responsabile verso le nuove generazioni”. Così un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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