STRAGE DI BOLOGNA
Il 6 aprile sentenza-lampo
Bellini ripete: “Sono innocente”. E la Procura chiude gli occhi sul filmato Polzer

DI PIERLUIGI GHIGGINI

2/4/2022 – “Io reputo che un imputato non debba dire troppo dopo che hanno parlato i suoi difensori: insisto a dire che non ho arte né parte nella strage di Bologna“.

Lo ha detto Paolo Bellini, alla Corte d’Assise di Bologna Paolo Bellini, in una dichiarazione spontanea resa ieri pomeriggio al termine delle controrepliche dei suoi legali, nella penultima udienza del nuovo processo per la strage alla stazione del 2 agosto 1980. Rivolgendosi ai giudici, l’ex killer della Mucciatella (collaboratore di giustizia dal lontano 1999) ha ribadito di “essere stato un assassino”, ricordando poi che per quello “sto pagando”. Sul punto, Bellini sottolinea di aver confessato numerosi reati, e ha aggiunto che se avesse avuto un ruolo nella strage “lo avrei confessato”. Bellini è imputato come co-autore della strage nonostante l’assoluzione degli anni 80. Assoluzione revocata per mandare al processo l’ex Primula nera di Reggio Emilia: e infatti senza di lui questo processo non si sarebbe potuto nemmeno celebrare, considerato che i cosiddetti mandanti (Gelli, Ortolani, D’Amato e Mario Tedeschi) sono tutti morti, e per questo non possono essere processati. Nonostante ciò il loro nome è risuonato di continuo nell’aula dell’Assise, tanto che più di un osservatore ha parlato di processo “ai limiti della Costituzione”.

Paolo Bellini in udienza

Ma andiamo avanti. Ieri Bellini ha nuovamente negato con forza di essere l’uomo che appare nel video girato in stazione il giorno della strage dal turista Harald Poltzer, affermando inoltre di “non aver mai avuto né portato crocefissi, come si evince da tutte le foto e i filmati che mi hanno sequestrato“. Il riferimento è al fatto che l’uomo che appare nel video amatoriale, e che secondo l’accusa sarebbe proprio Bellini, indossa una catenina con un crocefisso. Cosa già sottolineata dai suoi difensori, e confermata dai famigliari del Bellini stesso, come emerso dalle intercettazioni lette in aula.

La prossima udienza è fissata per mercoledì 6 aprile, con le eventuali repliche e controrepliche relative a Piergiorgio Segatel, poi la Corte si ritirerà in Camera di consiglio per una sentenza che dovrebbe essere emessa nella stessa giornata. Ad affermarlo con determinazione è stato lo stesso presidente Francesco Maria Caruso: “Mercoledì ci sarà la decisione”. Evidentemente il Collegio si è già formato un’idea chiara, nondimeno suscita qualche meraviglia il fatto che il presidente abbia già programmato e annunciato una Camera di consiglio breve per decidere su una richiesta di ergastolo, con sentenza in giornata.

Veniamo alle controrepliche della Procura generale, intervenuta per ribadire la tesi di un Bellini bugiardo matricolato. Gli argomenti della difesa (sulla inattendibilità del filmino Polzer) hanno indotto i titolari dell’accusa a fare muro intorno alla cosiddetta “prova regina”, la cui consistenza del resto è stata smontata da Pelizzaro e Paradisi nell’ultimo articolo pubblicato da Reggio Report, con il corredo di fotogrammi significativi del filmino girato dal turista tedesco e rimontato dopo la strage.

Il Procuratore generale Nicola Proto ha così ribadito che “Bellini dice una falsità dietro l’altra. Marina Bonini, sua ex cognata, non è in contraddizione con l’ex moglie Maurizia, chi è in totale contraddizione è Paolo Bellini, ma quell’immagine del video girato in stazione lo inchioda alle sue responsabilità. Era lì per i suoi legami con la destra eversiva e i servizi”. Nel suo intervento, Proto rispedisce al mittente l’idea, avanzata dai difensori di Bellini, che quel video possa essere stato girato in un giorno diverso dal 2 agosto 1980, mostrando nuovamente, a riprova della sua affermazione, un fotogramma in cui si vedono una persona con la testa insanguinata e l’uomo che, secondo la Procura generale, sarebbe proprio Bellini. Il magistrato poi ha contestato poi un altro passaggio fondamentale dell’arringa dei difensori dell’imputato, Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti, i quali hanno messo in dubbio la credibilità di Maurizia Bonini, l’ex moglie di Bellini che, a distanza di oltre 40 anni, ha smentito l’alibi dell’ex marito sull’orario di arrivo a Rimini il girono stesso della strage.

Secondo il pg è falsa l’ipotesi che Bonini possa aver mentito, cambiando la propria versione dei fatti, per paura di essere arrestata. Perchè la donna,”poteva avvalersi della facoltà di non rispondere, ma non lo ha fatto: è venuta qui con coraggio e ha demolito l’alibi di Bellini”.

Il pg tuttavia ha taciuto sull’intercettazione in cui Maurizia Bonini afferma che “se dico tutto quello che so… mi arrestano”. E incredibilmente ha sorvolato su un particolare decisivo: l’uomo del filmino Polzer è la medesima persona fotografata e filmata da una tv locale subito dopo la strage, mentre è impegnata nelle operazioni di soccorso e a un certo punto fa strada a un automezzo dei Vigili del fuoco agiktando una paletta delle forze dell’ordine. Come può essere Bellini (all’epoca sotto il falso nome di Roberto Da Silva) quell’uomo che si comportava come un agente di polizia?

Di certo della strage di Bologna, dei suoi misteri ancora senza risposta, dei segreti di Stato, come delle rivelazioni di Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi, pubblicate da Reggio Report negli ultimi due anni, si parlerà ancora a lungo.

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