Strage di Bologna, i fulmini di Paradisi
“La sentenza era già scritta. Questa è giustizia di diritto felsineo”
L’analisi dell’autore de “La pista segreta”

6/4/2022 – “Mi dispiace dirlo, ma era una sentenza già scritta. La speranza era in un processo equo, invece giustizia non è stata fatta, questa è una giustizia di diritto bolognese, felsineo”. Così all’AdnKronos, commentando la condanna all’ergastolo di Paolo Bellini per la strage di Bologna, il giornalista e scrittore Gabriele Paradisi, co-autore con Gian Paolo Pelizzaro e De Tonquedec del libro-inchiesta Dossier strage di Bologna. La pista segreta“, a cui hanno fatto seguito molte nuove rivelazioni sull’attentato, negli ultimi due anni soprattutto attraverso Reggio Report.
“A carico di Bellini c’erano tre elementi proposti dalla procura generale – osserva Paradisi -, uno era la nuova testimonianza della ex moglie, che ha ritrattato la dichiarazione del 1980 sulla base della quale il suo alibi era stato ritenuto validissimo.

Gabriele Paradisi

Bellini la mattina del 2 agosto era a Scandiano a prendere la nipote di 10 anni e poi doveva raggiungere sua moglie e i suoi due figli a Rimini e insieme andare al Passo del Tonale, dove arrivano in effetti alle cinque del pomeriggio. Anche i tempi, quindi, erano strettissimi e impossibili per quello che gli viene imputato. Anche perché, dove ha lasciato la nipote mentre portava la bomba alla stazione? In ogni caso la
ritrattazione della moglie è stata considerata una prova a suo carico”.
“Poi, addirittura – spiega Paradisi – è stata ritenuta prova a suo carico anche quella che ha stabilito che la persona somigliante a nBellini ripresa nel filmato amatoriale girato la mattina del 2 agosto
1980 da un turista tedesco, fosse proprio lui, nonostante le perizie antropometriche non abbiano stabilito che sia lui. Anzi, la perizia della difesa ritiene che non sia assolutamente lui, ma il fatto che la moglie abbia detto che l’uomo nel filmato è lui è stato sufficiente ai magistrati per non pretendere una perizia indipendente“.

Quanto al terzo elemento, afferma il giornalista investigativo, “si tratta di un’intercettazione ambientale del 1996 a casa dell’ex capo di Ordine nuovo, Carlo Maria Maggi, nella quale sembrava che Maggi avesse parlato di un aviere che aveva portato la bomba, e Bellini aveva il brevetto di pilota. Ma la polizia scientifica, ripulendo e filtrandon quel nastro, ha fatto emergere che Maggi dice “è stato lo sbaglio di
un corriere
“. Dunque questa prova è stata demolita scientificamente. Nonostante ciò si è giunti alla condanna”.
Per Paradisi, inoltre, “essere presente il 2 agosto a Bologna alle n10.25 è necessario ma non sufficiente per condannare qualcuno. Bisogna anche trovare altri elementi. Ad esempio, come si connette Bellini con
quelli già condannati per la strage, ovvero Mambro, Fioravanti, Ciavardini e Cavallini? C’è una dimostrazione che ci fosse un rapporto fra di loro? Com’è avvenuta l’organizzazione di questa strage che
mette insieme persone che probabilmente nemmeno si conoscevano?

Fra l’altro, con ogni probabilità quella mattina a Bologna c’era anche Thomas Kram, un esperto di esplosivi del gruppo Carlos. Come mai lui se n’è uscito tranquillamente dalle indagini pur non avendo saputo spiegare il motivo della sua presenza quella mattina a Bologna?”.


E proprio sulla pista palestinese, non presa in considerazione al processo, Paradisi spiega: “Teniamo conto che la richiesta di archiviazione del luglio del 2014 da parte della procuran ha stabilito che permane un grumo residuo di sospetto nei confronti di nKram. E occorre anche tenere conto che il 22 febbraio del 1980, sei mesi prima della strage, Bellini va in un hotel di Bologna dove non era mai andato prima, e guarda caso lo stesso giorno nello stesso hotel si registra anche Kram, ma questa cosa nel processo non è emersa.

Che rapporti c’erano fra Kram e Bellini? Io sostengo, ma è solo una mia sensazione, non ci sono prove, che Bellini fosse lì per monitorare gli elementi del gruppo Carlos perché in quei giorni il
nostro governo era sotto scacco dei palestinesi del Fronte popolare,n che minacciavano ritorsioni per l’arresto di Abu Saleh, referente dell’Fplp in Italia, finito in carcere per i missili di Ortona. Tutto è scritto nelle carte, che però ancora oggi sono secretate e inaccessibili perché, come ha scritto la presidenza del Consiglio, possono arrecare gravi pregiudizi agli interessi essenziali della Repubblica, parole testuali”.
Quanto al fatto che per la giustizia la strage di Bologna sia stata ideata ed eseguita da personaggi appartenente all’estrema destra, Paradisi chiosa: “Non è assolutamente vero. Quel mondo lì era un mondo inconciliabile. Già fra i Nar e Terza Posizione, gruppi così vicini, nc’era un incredibile conflitto, enormi divergenze, tanto che quelli di Terza Posizione erano scappati fuori dall’Italia perché altrimenti
Fioravanti li faceva fuori.

Non parliamo, poi, dei vecchi arnesi della ndestra, vale a dire Ordine Nuovo o Avanguardia Nazionale, cioè quei gruppi che erano lontanissimi dalla “ideologia” dei Nar. Basta ascoltare cosa ne pensava Fioravanti. E allora, ritenere che ci fosse nun accordo che metteva insieme tutte quelle schegge impazzite dellan destra eversiva è storicamente inaccettabile, come storicamente inaccettabile è pensare che la strage di Bologna sia ascrivibile alla “strategia della tensione“. Significa cercare di far confluire tutto in uno schema ormai stantio e storicamente improponibile”.
(fonte: Adnkronos)

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