SAMAN, UN ANNO DI DOLORE E DI MISTERI

DI PIERLUIGI GHIGGINI

29/4/2022 – E’ trascorso un anno dalla maledetta notte fra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 in cui Saman Abbas, ragazza pakistana di appena 18 anni, è scomparsa da Novellara. Presto il giudice deciderà sul rinvio a giudizio dei genitori, fuggiti in Pakistan lo stesso primo maggio , lo zio Danish Hasnain e i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Su tutti incombe l’accusa di omicidio premeditato aggravato: un’accusa da ergastolo. Hasnain, accusato dal fratello minore di Saman di essere l’autore materiale del femminicidio – un assassinio di carattere tribale, perché Saman non intendeva piegarsi a un matrimonio combinato e voleva andarsene lontano – e i due cugini suoi complici, sono stati catturati in Francia e in Spagna, e ora sono dietro le sbarre nel carcere di via Settembrini. I genitori invece sono ancora liberi in Pakistan, protetti da un clan potente nella regione di Lahore.

Saman Abbas

Sulla tragedia e sul processo ormai non lontano incombe tuttavia un mistero cupo come la notte e pesante come il piombo: il corpo di Saman, a un anno dalla scomparsa, non è stato trovato. Qualcuno ha fatto sparire i suoi resti da qualche parte, qualcuno talmente abile da prendersi gioco, al momento con successo, di un reggimento di militari, ufficiali, tecnici, consulenti, informatori e investigatori che hanno dispiegato le tecniche più disparate, dai droni ai cani molecolari arrivati dalla Germania, nella vana ricerca di una pur labile traccia nelle campagne della bassa.

Se l’ombra di Saman introvabile suona come uno smacco per le forze dell’ordine e la magistratura, che pure non hanno lesinato alcuno sforzo e continuano a cercare, al tempo stesso grida vendetta e incombe sulle responsabilità diffuse, e che nessuno vuole ancora riconoscere, sulla mancata o insufficiente protezione della ragazza da parte di chi doveva tutelarla e invece l’ha lasciata sola nel momento più pericoloso. Come se il suo destino fosse già segnato, e alla sua comunità fosse implicitamente riconosciuto un diritto tribale extra legem.

L’ombra di Saman incombe sull’omertà dei clan pakistani che nella Bassa sono ben radicati e indispensabili per mandare avanti agricoltura e allevamenti. Nessuno crede davvero che nella comunità nessuno fosse al corrente di quanto accadeva in quella famiglia Abbas che lavorava nelle sterminate distese di serre da cocomeri Dop, e voleva imporre alla ragazza ribelle un matrimonio in Pakistan. Nessuno crede davvero che l’assassinio abbia colto tutti di sorpresa, e che proprio nessuno tra i pakistani di Novellara e Campagnola sa cosa sia davvero accaduto in quella maledetta notte di un anno fa, e dove siano finiti i resti di quella ragazza intelligente e studiosa, costretta da abbandonare la scuola alla terza media, che sognava una vita diversa e aveva deciso di non piegarsi alla brutalità del clan, in nome della propria libertà.

1° maggio 2021, aeroporto della Malpensa: i genitori di Saman in fuga dall’Italia

Mai come oggi c’è bisogno di mettere al bando silenzi, complicità e ipocriti compromessi contrabbandati per integrazione. Mai come oggi sindaci, amministrazioni, organizzazioni politiche devono avere il coraggio di assumersi le loro responsabilità, riconoscere gli errori commessi e correggerli. Mai come oggi c’è bisogno di un chi sa parli. Chi sa qualcosa di Saman? E’ l’ora di farsi avanti. Un anno troppo lungo è passato, non può passarne un altro ancora senza la verità.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.