Francesco Caruso in pensione
Esce di scena il giudice di Aemilia e del processo a Bellini

18/4/2022 – Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna e prima ancora di Reggio Emilia – dove ha guidato il tribunale per sette anni, dal 2010 al 2017 – ha compiuto settant’anni e da ieri è in pensione. Lo ha annunciato con un post sul suo profilo facebook, ricevendo una valanga di complimenti e di auguri. Come presidente dei collegi giudicanti, Caruso ha legato il suo nome al processo Aemilia (il procedimento di gran lunga più importante contro la ndrangheta al Nord) e al processo cosiddetto ai mandanti della strage di Bologna, il cui primo grado di fronte all’Assise felsinea si è concluso il 6 aprile con la condanna di Paolo Bellini all’ergastolo: sentenza pronunciata dopo una Camera di consiglio lampo e secondo diversi osservatori, alla luce dell’andamento del processo e di una Procura generale letteralmente sdraiata sulle richieste dell’associazione di Bolognesi e del corso mediatico che la sostiene, nella sostanza già scritta da tempo.

Caruso legge la sentenza del processo Aemilia

IL SALUTO DI CARUSO

Gioco, partita, incontro, finiscono in questa domenica di Pasqua – così ha scritto Caruso su facebook – Questa partita è finita senza punteggio; il giudizio sarà dei cittadini, del pubblico degli amici. Quelli più vicini che hanno voluto ricordare il mio settantesimo compleanno mi danno motivi per sperare. Da domani altra vita ma chi è stato magistrato e giudice non smette di esserlo nella vita civile, nel post. Per questo mi limito a ringraziare tutti degli affettuosi pensieri e parole e riprendo la mia strada sul percorso segnato dagli ultimi 42 anni. Un cordiale saluto e auguri a tutti. Francesco Caruso

Nella sua carriera, Caruso ha avuto molti estimatori dalla sua parte, ma anche persone che lo hanno criticato apertamente per le sue prese di posizione. E’ stato un magistrato ideologicamente orientato, e non ne ha mai fatto mistero. Come quando nel 2016 era sceso in campo aperto per il No al referendum costituzionale, che gli costò un procedimento al Csm, peraltro finito nel nulla. In quello occasione, Castagnetti definì “delirante” il suo appello contro la riforma costituzionale di Renzi che, è noto, era naufragata nella fuga dalle urne.

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Anche nella sua ultima fatica, il processo a Paolo Bellini – fatica che in un modo o nell’altro resterà nella storia giudiziaria dell’Emilia-Romagna – ha applicato un approccio ideologico granitico. Come quando ha convocato come testimoni soltanto giornalisti e ricercatori allineati con il teorema della Procura e soprattutto graditi all’associazione di Bolognesi. O quando con una mossa surreale, in sentenza ha denunciato per falsa testimonianza, frode in processo penale e depistaggio alla Procura generale gli analisti della Polizia Scientifica che attraverso la ripulitura della famosa intercettazione di Carlo Maria Maggi hanno dimostrato che la parola “aviere” – interpretata come riferimento a Bellini – era una bufala, bella e buona: invece Maggi aveva detto “lo sbaglio di un corriere“. La Scientifica ha così demolito una delle prove a carico di Bellini, tuttavia Caruso anziché procedere con una nuova perizia super partes, ha tenuto per buona la prima (completamente smontata dalla seconda) e per non fare deragliare il teorema della Procura ha denunciato i tre tecnici della Scientifica che hanno avuto il grave torto di aver fatto il loro mestiere.

Anche se ufficialmente in pensione da ieri, le fatiche del presidente Caruso non sono ancora finite: dovrà depositare entro i primi di luglio le motivazioni della sentenza del processo a Bellini. Lì vedremo come Caruso ha coronato la sua importante carriera, e il pubblico potrà esprimere in modo compiuto il proprio giudizio su una sentenza – quella dell’ultimo processo per la strage del 2 agosto 1980 – che comunque imbarca acqua da tutte le parti, e che difficilmente le motivazioni riusciranno a raddrizzare. E vedremo come proseguirà l’impegno del giurista nella vita civile: forse in politica?

PIERLUIGI GHIGGINI

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