ESCLUSIVO
Condannato all’ergastolo sulla base di questa (inesistente) somiglianza

Nelle foto: l’uomo coi baffi del filmino Polzer e, a destra, la foto segnaletica di Paolo Bellini scattata dai carabinieri il 15 febbraio 1981

GIAN PAOLO PELIZZARO

GABRIELE PARADISI

6/4/2022 – Paolo Bellini, di Reggio Emilia, 69 anni il prossimo 22 giugno, una vita spericolata, sempre borderline, a volte da romanzo criminale, latitante per circa sei anni, autore di numerosi crimini e delitti, come il tentato omicidio del fidanzato della sorella per futili motivi d’onore o l’omicidio (del qual si è autoaccusato) del suo concittadino Alceste Campanile (simpatizzante di Lotta Continua freddato con due colpi di pistola la sera del 12 giugno 1975), è stato condannato oggi all’ergastolo per la strage di Bologna sulla base di questa (a nostro parere) inesistente somiglianza.

La Corte d’Assise di Bologna ha emanato la sentenza di condanna nel processo sui cosiddetti mandanti (tutti deceduti) dell’attentato del 2 agosto 1980, nel quale Bellini è imputato con l’accusa di essere l’esecutore – in concorso con altri cinque presunti complici (Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato, Mario Tedeschi, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardrini e Gilberto Cavallini) – della strage che è costata la vita a 85 o 86 persone e il ferimento di circa altre duecento.

La cosiddetta ex primula nera di Reggio Emilia, già sospettato di essere l’esecutore materiale della strage, indagato e poi prosciolto in sede istruttoria il 28 aprile 1992, è stato condannato sulla base di una presunta «spiccata somiglianza» con un uomo ripreso da un turista tedesco residente a Lucerna con la sua cinepersa portatile mentre cammina lungo il treno straordinario Ancona-Basilea, fermo sul binario 1 della stazione ferroviaria di Bologna almeno 15-18 minuti dopo l’attentato. Ricordiamo che l’ordigno esplose 12 minuti dopo l’arrivo del treno Adria Express 13534 (Ancona-Basilea) alla stazione di Bologna, proveniente da Rimini. Su quel treno speciale viaggiava anche il turista tedesco Harald Polzer con la sua famiglia, di ritorno da una vacanza sulla riviera romagnola, autore del filmato amatoriale in cui si vede questo individuo sulla trentina, con baffi e maglietta celeste che passa sotto il treno fermo sul 1° binario.

L’elemento d’accusa che ha portato alla condanna all’ergastolo di Bellini è la testimonianza della ex moglie, Maurizia Bonini, la quale – dopo decenni – ha ritrattato le sue dichiarazioni dell’epoca in merito al presunto falso alibi dell’uomo. Inoltre, in un contesto non immune da alcune inquietanti zone d’ombra, la testimone ha ritenuto di riconoscere nel suo ex marito l’uomo ripreso da Polzer quella mattina di sabato 2 agosto 1980 mentre passava presso il treno straordinario Ancona-Basilea.

Questa è – in sostanza – la prova regina a carico di Bellini, il quale si è sempre dichiarato innocente. Ricordiamo che la testimone Maurizia Bonini, in una intercettazione ambientale, si lasciò scappare questa sorta di inquietante confessione in merito al riconoscimento dell’uomo ripreso nel fotogramma del filmato Polzer a lei mostrato dagli inquirenti: «Io son stata vaga… perché se per caso io devo dire… vengo a dire la verità, mi arrestano». In altre parole, la testimone confessa che se avesse detto la verità (e cioè che non era il suo ex marito l’uomo del fotogramma) sarebbe stata arrestata.

Ma torniamo al filmino amatoriale, registrato su una pellicola Kodak Super 8. Harald Polzer filma stando a bordo del treno straordinario Adria Express 13534 che da Rimini viaggia verso Bologna. Si vede l’arrivo del treno alla stazione di Bologna e che si ferma sul 1° binario. Il vagone da dove filma Polzer si ferma proprio di fronte all’edicola dei giornali che in quel momento – alle ore 10 e 13 è ancora aperta. Questo esercizio commerciale, come tutti gli altri, dopo l’esplosione abbasserà la saracinesca. Polzer filma dal finestrino del suo vagone. A un certo punto, fra un gruppo di persone sulla banchina del 1° binario, spunta prima di spalle e poi di fronte un uomo sulla trentina, con baffi e t-shirt celeste che inizia a camminare accanto al treno, verso il vagone di Polzer. Sembra quasi che il turista tedesco fosse stato attratto da questa figura che – a un certo punto – sembra parlare con qualcuna a bordo del treno che gli rivolge la parola dal finestrino del vagone.

Questo filmato amatoriale venne messo a disposizione delle autorità italiane da Polzer il 10 gennaio del 1985, pochi giorni dopo l’attentato al treno rapido 904 del 23 dicembre 1984. «Nel consegnare la predetta bobina – si legge nella lettera di trasmissione del direttore generale dell’Emigrazione e degli Affari sociali del ministero degli Esteri all’allora capo di Gabinetto del ministero di Grazia e Giustizia, Salvatore Zarahbuda – il signor Polzer ha dichiarato che la sua tardiva offerta di consegnare il materiale è motivata dalla impressione in lui suscitata dal recente attentato sul treno Napoli-Milano e dal conseguente sentimento di rimorso».

Misteriosamente, questo documento filmato non venne mai utilizzato all’epoca per confermare o smentire la presenza di Paolo Bellini a Bologna, anche se nel 1985 l’ex killer reggiano era già indagato di aver partecipato alla strage. Le indagini su di lui partirono inizialmente dalla Procura di Reggio Emilia e poi vennero trasferite a quelle di Bologna. Il filmino Polzer rimase nella disponibilità degli inquirenti bolognesi fino al 3 ottobre del 1988, quando la Corte d’Assise di Bologna decretò la restituzione della bobina originale a Polzer. Nel frattempo, la pellicola – invece che essere analizzata per fini investigativi – venne prestata a Sergio Zavoli per realizzare la puntata sulla strage di Bologna della sua trasmissione “La notte della Repubblica”.

A condanna all’ergastolo emessa a carico di Bellini, proprio sulla base del filmino Polzer, oggi è possibile mettere a confronto due immagini di profilo e da queste trarne le dovute conclusioni. La prima è un fotogramma (diverso da quello mostrato a Maurizia Bonini) dell’uomo ripreso da Polzer. La seconda è una foto di profilo di Paolo Bellini, scattata dai Carabinieri il 15 febbraio 1981 (a distanza di soli sei mesi dopo la strage) il giorno dopo l’arresto di Bellini a Castel Fiorentino reduce da un furto in villa di mobili antichi.

La storia criminale dell’uomo racconta anche questo: lo stragista che avrebbe agito per conto di Gelli, Ortolani e D’Amato, dopo aver partecipato al più grave attentato della storia italiana, invece di sparire e far perdere definitivamente le sue tracce, non solo ha continuato la sua latitanza utilizzando il suo passaporto falso brasiliano, ma ha continuato a svaligiare ville e case, per poi ricettare la refurtiva nel giro della mala locale.

Ebbene, questo confronto tra i due profili doveva essere svolto in sede di indagine e soprattutto in dibattimento, per eliminare ogni dubbio su una testimonianza non priva di dubbi e contraddizioni. Ma questo non è mai stato fatto. Alla testimone della pubblica accusa, Maurizia Bonini, è stato mostrato solo un fotogramma estrapolato dal filmato Polzer e non tutto il girato, dove – appunto – si vede il misterioso uomo prima di spalle, poi di lato e infine di fronte. Tre prospettive che avrebbero potuto chiarire meglio il riconoscimento da parte della donna.

Osservate con attenzione le due immagini (per la prima volta disponibili l’una accanto all’altra), soprattutto la parte bassa del volto e in particolare il mento, e decidete voi se sono o meno la stessa persona. Ciascuno, in tutta onestà, potrà trarne il personale convincimento.


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