Strage di Bologna, mail a Reggio Report
Bellini torna a chiedere il Dna di fratellanza tra i figli
“Ho il diritto di sapere prima di morire”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

4/3/2022 – Paolo Bellini, l’ex killer reggiano dal 1999 collaboratore di giustizia, principale imputato nel nuovo processo per la strage di Bologna, torna a chiedere il “Dna di fratellanza” tra Silvia e Guido Bonini, i figli nati durante il suo matrimonio con Maurizia Bonini. Lo chiede con una mail inviata ieri sera dopo le 22 a Reggio Report, alla vigilia della nuova udienza in cui, questa mattina, l’avvocato di parte civile Alessandro Forti lo ha accusato in aula di aver pronunciato parole “mendaci e diffamatorie” nei confronti della stessa Maurizia Bonini, che secondo l’ex Primula nera della Mucciatella avrebbe avuto una relazione con il cognato (ossia il fratello di Bellini). Affermazione pronunciata e ribadita durante i suoi interrogatori in aula avvenuti in novembre, accompagnata dalla richiesta di un confronto diretto con la ex-moglie (che lo ha riconosciuto nelle immagini del filmino Poltzer, girato in stazione a Bologna la mattina del 2 agosto). Confronto tuttavia negato dal collegio giudicante presieduto da Francesco Maria Caruso, così com’è stata respinta la richiesta di una perizia sul filmino girato sul primo binario dal turista tedesco.

Paolo Bellini

“Dire che lei aveva avuto una relazione con Guido Bellini, tanto da mettere in dubbio la paternità del figlio – ha detto in mattinata l’avvocato Forti – non serviva a confutare le sue dichiarazioni, ma solo a far partire la ‘macchina del fango’ contro di lei”, In sostanza Bellini avrebbe cercato di sminuire la portata della testimonianza dell’ex moglie non contestando nel merito le sue dichiarazioni, ma attaccandola sul piano personale “per cercare di dimostrare che lei era mossa da astio nei suoi confronti“.

Accusa pesante, che tuttavia non scalfisce la posizione dell’ex Primula Nera, come emerge dalla mail a Reggio Report. Anzi, Bellini rincara la dose, affermando che da 16 anni attende inutilmente l’esito di un esame del Dna di fratellanza tra i due figli.

“Sono 16 anni – scrive testualmente – da quando ho richiesto l’annullamento del matrimonio, che attendo dalla Bonini Maurizia il risultato del DNA di fratellanza tra i suoi figli Silvia e Guido. Buio più assoluto. come mai? Prima di morire avrò il diritto di sapere?“. E aggiunge: “Da sue confessioni, nel 1970”, prima “che con me era andata con un altro” (i termini sono più espliciti, ma la sostanza è la stessa, ndr.). E conclude “E’ interesse anche della Bonini Silvia sapere!”. Seguono altre considerazioni non divulgabili, per ragioni di tutela della privacy, fuori da un’aula di giustizia. Appare inquietante l’affermazione “prima di morire avrò il diritto di sapere“, come se l’imputato sapesse che gli resta poco da vivere.

E comunque, su tutto rimane il fatto che su Bellini rischia una condanna all’ergastolo duro (come da richiesta della Procura Generale) sulla base della testimonianza della ex moglie, che dopo decenni ha smontato l’alibi dell’ex marito sull’orario di arrivo al delfinario di Rimini; e che nel contempo l’imputato muove un’accusa precisa alla ex-moglie. Il Dna di fratellanza dovrebbe chiarire la situazione: perché non si procede di conseguenza, visto che in ballo c’è un ergastolo?

Nell’udienza di oggi, ha fatto capolino un’altra vicenda che la giustizia italiana sembra voler coprire con una pietra tombale definitiva e intangibile. Parliamo della scomparsa dei resti di Maria Fresu, la ragazza madre morta sotto le macerie della sala d’aspetto della stazione: dopo quasi 40 anni si è scoperto che le spoglie mortali conservate nella tomba di Montespertoli, non sono le sue, ma appartengono a un’altra donna, al momento non identificata: la “Ignota 86”, vale a dire una 86ma vittima non riconosciuta della strage del 2 agosto 1980.

L’accenno è arrivato proprio dall’avvocato Forti, che ha concluso il suo intervento di questa mattina rivolgendo “un pensiero a tutte le vittime della strage” e citando in particolare Angela Fresu, la bambina di tre anni che fu la vittima più giovane dell’attentato. Angela, appunto, la figlioletta di Maria Fresu: indagare sul mistero della scomparsa della madre sarebbe il miglior modo anche per ricordare la piccola vittima, che quel giorno maledetto andava verso la vacanza al mare insieme alla mamma. Ma si vuole davvero ricordare? Si vuole davvero arrivare alla verità ?

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