Cults mafiosi nigeriani a Reggio
Dieci in manette e quindici indagati

       2/3/2022 –   La Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna , ha portato a termine una complessa operazione, eseguendo dieci misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti cittadini nigeriani, gravemente indiziati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, rissa, lesioni e rapina, reati questi ultimi aggravati dal metodo mafioso. I dieci nigeriani sono tutti residenti a Reggio Emilia, anche se in parecchi avevano cambiato aria dopo lo sgombero delle ex-Reggiane, e sono stati rintracciati in altre città. Arresti e perquisizioni, ordinati dalla Procura della Repubblica felsinea, sono in corso da questa mattina.

I destinatari di misura cautelare, e altri 15 soggetti destinatari di decreto di perquisizione e sottoposti ad indagine nel medesimo procedimento penale, sono indiziati di appartenere a due Cults, diretta promanazione delle confraternite criminali operanti in Nigeria e precisamente “Supreme Vikings Confraternity e National Association of Air Lords”, conosciuta anche come “Supreme Eiye Confraternity”.

L’INCHIESTA

nel corso del 2018, nell’ambito di una indagine volta al contrasto di un traffico di sostanza stupefacente, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia (interamente definita con 24 arresti in flagranza di reato e il sequestro di 110 Kg di marijuana e 300 grammi di cocaina) si ERA rilevata l’esistenza di un contrasto in atto, culminato anche con violente aggressioni, consumate in taluni casi con l’uso di armi da taglio e sfociate in lesioni anche gravi, tra due gruppi di cittadini nigeriani appartenenti a due Cults contrapposti.

          Le emergenze investigative relative all’esistenza di due “locali” della strutturata, radicata e consolidata mafia di matrice nigeriana in Reggio Emilia, comportava il passaggio del fascicolo, alla Procura della Repubblica di Bologna. All’indagine veniva applicato, anche, il Pubblico Ministero reggiano titolare dello stesso fascicolo, in ragione della stretta connessione con questo capoluogo.

          La paziente attività di analisi e valorizzazione di dati già emersi in altri procedimenti penali da parte degli investigatori della Squadra Mobile, poi, consentiva di ricostruire, sin dall’anno 2015, la presenza ed operatività, in Reggio Emilia, della mafia nigeriana.

Venivano raccolti indizi di colpevolezza in ordine a numerosi e gravi reati consumati in Reggio Emilia, il cui movente era da attribuire a contrasti tra Cults; a titolo di esempio, nell’anno 2015, una violentissima rissa scoppiata all’esterno della stazione ferroviaria reggiana e, in successione, altri cruenti analoghi fatti, verificatisi negli anni seguenti, che avevavno suscitato notevole allarme sociale,  con scontri tra opposte fazioni, a causa dei quali i protagonisti avevano subito gravi lesioni e reati contro il patrimonio, accaduti nella “terra di nessuno” delle ex officine Reggiane, oggi murata e sgombrata.

IL QUESTORE: “EVITATO IL RADICAMENTO IN CITTA’ DELLA CONSORTERIA NIGERIANA”

“L’operazione odierna, al di là delle responsabilità individuali che andranno accertate nelle sedi opportune, testimonia uno sforzo, sempre teso a “leggere” il contesto criminale emergente dal territorio”: lo ha dichiarato il questore di Reggio Emilia Giuseppe Ferrari, a margine dell’operazione contro le feroci confraternite della mafia nigeriana, con 25 persone arrestate di cui 15 indagate.

“Anche in questo caso, è stato rilevato un possibile rischio di infiltrazione e radicamento delle associazioni a delinquere di stampo mafioso, in particolare in un zona molto sensibile della città, sottoposta a continui controlli, quale quella della stazione ferroviaria storica e delle ex officine Reggiane – ha sottolineato il questore – Pertanto, di concerto con l’Autorità Giudiziaria, Circondariale e Distrettuale, la Questura si è mossa secondo un duplice binario, perseguendo un primo obiettivo, di breve – medio periodo, ovvero quello di monitorare e reprimere, con arresti in flagranza ed esecuzioni di misure emesse per reati fine, la criminalità di matrice nigeriana, onde evitarne il radicamento; e un secondo obiettivo strategico, ovvero quello di ricostruire, pazientemente, l’organizzazione criminale nigeriana, al fine di documentarne l’operatività e la struttura, che il Giudice per le indagini preliminari, allo stato in via cautelare, ha ritenuto avere i connotati della associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il fatto che numerosi soggetti sottoposti ad indagine non siano più domiciliati in territorio reggiano e si siano spostati altrove, rappresenta, di per sé, un dato confortante, perché significa che l’attività di controllo e repressione sinora esperita dalla Polizia di Stato, anche grazie alla liberazione delle ex officine Reggiane, ha evitato il pericoloso radicamento della consorteria nigeriana nel tessuto locale”.

IL PLAUSO DEL PREFETTO ROLLI

Soddisfazione è stata manifestata dal Prefetto di Reggio Emilia, Iolanda Rolli: “Si tratta di un’operazione che dimostra la presenza forte dello Stato e la capacità di magistratura e forze di polizia di contrastare vecchie e nuove mafie che tentano di ampliare il loro raggio di azione criminale e di espandersi con un capillare controllo dei territori anche ricorrendo a metodi mafiosi. Le indagini non nascono dal nulla, sono partite nel 2018; gli investigatori della Squadra Mobile, lavorando con grande impegno alla raccolta, analisi, approfondimento e riscontro di un notevole quantitativo di evidenze investigative hanno fatto emergere la presenza di due strutture criminali, che rispondono agli schemi dell’associazione mafiosa”.

       “Rivolgo il mio sincero apprezzamento – ha aggiunto Rolli -al Questore Giuseppe Ferrari, al dottor Guglielmo Battisti ed a tutto il personale della Squadra Mobile per l’attività di controllo del territorio, svolta con grande spirito di abnegazione e professionalità e per l’elevata capacità investigativa, confermata ancora una volta, nel contrasto alle organizzazioni criminali i cui interessi illeciti assumono sempre più un carattere transnazionale“.     

FIORINI: REGGIO, SITUAZIONE AL COLLASSO. E’ IL FALLIMENTO DI QUESTA GIUNTA

Le 10 misure cautelari e le 15 perquisizioni a carico di 25 nigeriani, indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso e vari reati aggravati dal metodo mafioso, fotografano la situazione drammatica in cui versa ormai Reggio Emilia da anni: lo dichiara la deputata reggiana della Lega, Benedetta Fiorini . Un plauso alle nostre Forze dell’ordine tutte, alla Polizia reggiana, alla Dda di Bologna e al Prefetto Rolli che hanno ottenuto in queste ore un risultato importante per la sicurezza della nostra città. Sono anni che denunciamo il degrado e l’escalation di violenze in città. Reggio Emilia è diventata teatro di traffici illeciti e di scontri tra bande criminali, oltre che terreno fertile per l’infiltrazione di mafie e criminalità. Non ci stancheremo mai di denunciare e di lottare per la sicurezza e per la legalità, ma la situazione purtroppo è al collasso. È palese e sotto gli occhi di tutti a Reggio Emilia che, per colpa dell’inadeguatezza e del fallimento di questa Giunta, si è arrivati a questi livelli di illegalità e violenza. Mi auguro per il bene di tutti i cittadini che si cambi presto il passo”. 

AIMI (FORZA ITALIA): FALLITO L’ESPERIMENTO IMMIGRAZIONISTA, ORA TOLLERAZA ZERO

“Innanzitutto grazie alle Forze dell’Ordine, alla DDA di Bologna e al Prefetto Rolli per la brillante operazione condotta contro la mafia nigeriana che ha messo le radici a Reggio Emilia: 25 gli stranieri coinvolti, 10 ordinanze di custodia cautelare eseguite e 15 perquisizioni. L’esperimento immigrazionista delle sinistre è miseramente fallito. Intere zone della città e della periferia sono diventate  in pochi anni terra di nessuno, ora occorre fermezza.

Contro il crimine diffuso occorre “tolleranza zero”, prima che tutto degeneri. Non vogliamo una città trasformata in una base logistica delle attività criminali di sbandati provenienti da terre lontane. Gli stranieri che delinquono, dopo aver scontato la pena vanno rimpatriati.

Siamo davvero attoniti quando assistiamo allo spettacolo in perenne replica di una sinistra che si preoccupa più di ius soli che della sicurezza della gente. Il territorio va monitorato, controllato e difeso. Non possiamo lasciare ancora a lungo nelle mani di chi ha fallito in tema di sicurezza la curatela del fallimento. La gente è stanca ed ha paura che la situazione possa ulteriormente degenerare. Se necessario certe zone vanno presidiate anche con l’utilizzo dei militari, come nell’operazione strade sicure.” Così il senatore Enrico Aimi, coordinatore regionale di Forza Italia

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Una risposta a 1

  1. Lanzichenecchi Rispondi

    03/03/2022 alle 09:56

    Personaggini da ‘vasca’ in Via Emilia del 2022.
    Complimentoni vivissimi a chi gestisce politicamente la city e a chi li vota.

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