Silk Faw: il più grande bluff della storia di Reggio?
Domande che scottano a Bonaccini, Vecchi e al prof. Prodi

17/3/2022 – Silk Faw: luminoso futuro 4.0, oppure un bluff colossale, il più grande nella storia industriale di Reggio? La domanda ormai corre senza freni sulla bocca di tutti gli stakeholders coinvolti nell’operazione o a vario titolo interessati all’immaginifico polo sino-americano dell’auto elettrica che dovrebbe sorgere nei terreni di Gavassa, a ridosso di un megaimpianto di trattamento rifiuti e con tanto di casello autostradale dedicato.

Il presidente della Regione Bonaccini, che aveva promesso 4,5 milioni di contributi, ha rotto gli indugi e ha diffuso una dichiarazione allarmata (“Se non vediamo gli investimenti non daremo un centesimo”), lo stesso giorno in cui il sindaco Luce Vecchi e il vicesindaco Alex Pratissoli andavano in pellegrinaggio a Milano per incontrare il nuovo Console generale della Repubblica Popolare Cinese. Col quale hanno parlato proprio delle sorti del progetto Silk-Faw e dei rapporti con la provincia di Jilin, in cui ha sede Faw, braccio cinese della joint venture di Gavassa.

Rendering del progetto di Gavassa: un bluff?

Insomma, dopo averci messo la faccia, Bonaccini e Vecchi chiedono, e a ragione, un chiarimento vero e definitivo, in una situazione di stallo apparente in cui mister Jonathan Krane non formalizza l’acquisto dei terreni di Gavassa (ufficialmente sino a quando il Consiglio comunale non avrà licenziato in via definitiva il progetto) e, a quanto si sente in giro, i fornitori non vengono pagati. E secondo altre voci ricorrenti il partner cinese avrebbe fatto un passo indietro molto pesante, e Krane con i suoi manager sarebbe costretto all’affannosa ricerca dei capitali indispensabili a dare consistenza al polo delle supercar elettriche.

Così le domande si moltiplicano, e inevitabilmente le richieste di chiarimento diventano un fuoco incrociato politico sul Vecchi e su Bonaccini, accusati da più parti di aver sposato Silk-Faw senza un’istruttoria adeguata a proposito della credibilità e della trasparenza del partner e dell’operazione nel suo complesso, a cominciare da origine e qualità dei capitali in campo (sempre che lo siano, in campo).

Cinzia Rubertelli

E oggi la consigliera di opposizione Cinzia Rubertelli ha diffuso un’analisi al vetriolo della situazione e dei suoi prolegomeni, concludendo con una serie di quesiti scottanti a Vecchi e Bonaccini (e loro tramite al professor Romano Prodi) e reclamando “risposte precise”.

“Quella che il prof. Prodi, il presidente Bonaccini e il sindaco Vecchi hanno presentato come uno dei maggiori investimenti esteri in Italia – è la constatazione di Rubertelli – al momento appare ancora come una incerta scommessa sviluppata da un operatore che fatica a raccogliere i circa 500 milioni di euro necessari”.

Ma ecco le domande della consigliera di Alleanza Civica

  • Perché hanno trattato dall’inizio questa scommessa finanziaria come un vero investimento industriale senza fare verifiche?
  • Per quale motivo gli organi amministrativi e il sistema reggiano non sono stati coinvolti seriamente in questa iniziativa?
  • Il sistema industriale reggiano che ricerca 3.000 persone, come potrebbe reggere l’arrivo di e di una fabbrica che da sola richiede altri 1.300 dipendenti?
  • Perché la Regione avrebbe predisposto il suo maggior finanziamento, oltre quattro milioni di euro, a Silk FAW che non dispone neppure di un terreno?
  • La spinta verso l’elettrico della Regione è coerente con quanto le industrie metalmeccaniche e sindacati stanno chiedendo al Governo?

E VENIAMO ALLE RIFLESSIONI DI RUBERTELLI

“A distanza di un anno dal clamoroso annuncio dell’arrivo a Reggio Emilia degli americani di Silk e dei cinesi di FAW, in questi giorni abbiamo appreso che non è stato ancora perfezionato l’acquisto del terreno di Gavassa, destinato a ospitare l’insediamento.  Un ritardo clamoroso che non rappresenta solo un fatto di cronaca, ma anche un dato politico sul quale riflettere.

Nel corso delle trattative né gli organi del Comune – tranne i suoi vertici – né la Camera di Commercio, le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria – al di là di Unindustria che pare abbia svolto il ruolo di facilitatore nella trattativa – sono state ufficialmente coinvolte in tavoli di confronto su questa rilevante iniziativa economica e produttiva.

Informalmente e solo recentemente, è trapelato che il Comune di Reggio Emilia, senza alcuno studio preventivo di impatto ambientale, aveva proposto diverse aree insediative tra le quali: una in prossimità della fiera, una vicina allo Stadio, una all’interno dell’area delle ex Reggiane e, infine, quella di Gavassa, poi risultata prescelta. Aree che nella loro eterogeneità testimoniano l’improvvisazione con cui gli amministratori locali hanno offerto soluzioni insediative gravide di conseguenze negative per lo sviluppo urbano e la qualità della vita dei reggiani.

Persino sull’identità degli investitori c’è stata leggerezza: si parla dell’arrivo dei cinesi di FAW, mentre, come ripreso più volte dalla stampa locale, nella realtà ci si trova di fronte a un progetto finanziario, prima ancora che industriale, messo a punto da Jonathan Krane, businessman statunitense specializzato in titoli cinesi. Un operatore finanziario che, leggendo le notizie che lo riguardano, risulta privo di esperienza nel campo dell’automobile e impegnato su due fronti: tentare di convincere altri finanziatori ad aderire al suo progetto reggiano e convincere i cinesi di FAW ad acquisire, nel medio periodo, l’85% della joint venture attualmente detenuto dallo stesso Krane che, in tal modo, otterrebbe il proprio legittimo profitto.

Quella che il prof. Prodi, il presidente Bonaccini e il sindaco Vecchi hanno presentato come uno dei maggiori investimenti esteri in Italia, al momento appare ancora come una incerta scommessa sviluppata da un operatore che fatica a raccogliere i circa 500 milioni di euro necessari.

Ciò spiega quello che è emerso sui giornali: ritardi e problemi di liquidità che paiono essere alla base del mancato acquisto dei terreni di Gavassa e del mancato pagamento di fornitori.

Tutto ciò mentre è in corso un’ imponente campagna di stampa anche su testate nazionali volta a rassicurare sulla serietà di Silk FAW, ovvero sulla qualità del management, sull’originalità delle nuove vetture, sul valore che l’iniziativa esprime per il territorio, sull’eccezionalità dell’insediamento produttivo che viene definito “campus”. Uno stabilimento, quest’ultimo, destinato a ospitare solo un atelier per hypercar e auto di super lusso, mentre la produzione di serie delle vetture premium dovrebbe essere realizzata in Cina. Lecito dunque pensare che questo “campus” sarà il luogo nel quale le competenze della Motor Valley potrebbero essere rielaborate per essere poi tacitamente trasferite in Cina.

Oggi la questione politica non è rassicurare i reggiani sulla solidità di Silk FAW e delle partnership istituzionali con questa o quella provincia cinese, bensì spiegare come sia stato possibile che gli amministratori locali abbiano preso sul serio, senza indagini e analisi preventive, un progetto industriale che, dopo un anno, esiste solo sui giornali.

Se il cosmopolitismo delle imprese reggiane è fuori di dubbio, lo è anche il provincialismo dei nostri amministratori che si sono dimostrati incapaci di distinguere tra una possibile speculazione finanziaria internazionale e l’industria”.

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3 risposte a Silk Faw: il più grande bluff della storia di Reggio?
Domande che scottano a Bonaccini, Vecchi e al prof. Prodi

  1. sandroun Rispondi

    18/03/2022 alle 03:12

    Mi auguro che non si tratti di un bidone colossale. In tal caso ce n’è per tutti, Sindaco e vice in primis.

  2. L'Eretico Rispondi

    18/03/2022 alle 10:15

    Scritto e detto 4 mesi fa.
    Saluti.

  3. Marco Rispondi

    19/03/2022 alle 18:30

    Buonasera Direttore, è raro poter esprimere un proprio pensiero essendo un cittadino come tanti, appassionato di politica, se non su quel tritacarne di FB se vuoi provarci. Grazie! Anche buon questo suo articolo dimostra di essere con il suo quotidiano online molto attento e libero, mentre altre testate locali dormono o hanno rinunciato alla loro funzione di comprendere ed indagare i grandi fatti della città. A Reggio Emilia non solo dome in beata vanagloria la maggioranza che ci governa su questo e altri grandi temi, ma l’opposizione non è meglio e se escludiamo qualche sparata senza seguito, è in letargo da anni. L’affaire Sino Americano probabilmente troverà una quadra o almeno penso, altrimenti sarebbe proprio la dimostrazione d’inettitudine totale di questa classe dirigente locale. Tralascio la Giunta, la peggiore mai conosciuta in questa città, in larga parte per inesperienza e incompetenza totale dei componenti, che ne hanno consentito uno svuotamento da parte del Sindaco e suo staff dirigenti, che l’ha ridotta a soggetto operativo della messa a terra delle sue decisioni. Decisioni prese dal Sindaco e fuori dal Municipio da ambienti politici ristrettì area cattolica PD e altri non meglio collocabili. Lo stesso e anzi peggio vale per il Consiglio Comunale, completamente svuotato e umiliato nelle sue prerogative. Un po’ per colpa della legge sugli enti locali e molto per volontà politica di una certa sinistra priva di storia. Quindi la responsabilità delle scelte in questa amministrazione stanno in capo al Sindaco e al mondo cattolico di sinistra ristretto a cui politicamente si è consegnato. Facciamo due conti a spanne come si fa in famiglia: lo stabilimento dovrebbe produrre qualche migliaio di supercar elettriche all’anno da vendere a circa 2 milioni cadauna. Questi soggetti investono circa 1 miliardo di euro e dicono assumeranno circa 1000 persone, di cui il 30% laureati. A questi laureati, che sicuramente non vanno a lavorare in linea, ma in ricerca e progettazione, sottraiamo la quota necessaria di soggetti di base amministrativi e organizzativi e che possiamo quantificare in un 20% circa. Quindi mi viene da pensare che Krane, Ad di Silk Faw, produrrà quelle migliaia di auto con dei robot pazzeschi e meno di 500 persone in fabbrica. Che bravo! Un uomo di finanza come lui e che non solo si trasforma in un AD metalmeccanico, come si definiva il compianto Sergio Marchionne, ma diventa un mago delle auto. Credo sia evidente la sproporzione dei numeri tra loro con quel poco che si sa. Siccome io penso male e sbaglio sicuramente, vorrei che il Sindaco mostrasse al Consiglio Comunale e alla città il piano industriale e dimostrasse, come sicuramente sarà, che chi ragiona come me è un mal pensante. Sarò felice di scusarmi. Sono certo che il piano industriale è conosciuto dal Sindaco a livello riservato, perché in città invece diversi esponenti di Giunta e in particolare l’Assessore alle attività produttive, confidano ad amici che in Giunta questo,piano industriale non lo hanno mai visto sul serio. Va precisato che l’assessora al commercio e attività produttive e centro storico, Mariafrancesca Sidoli, come tutti in città sanno è la cugina di Eugenio Sidoli, ex Amministratore Delegato in Italia della multinazionale del tabacco, Philip Morris, chiamato da Confindustria Reggio per svolgere il delicato compito di facilitatore dell’arrivo dei sino americani in città. In conseguenza, capisco che aldilà della convenzioni i rapporti non idilliaci puniscano il dialogo, ma viene difficile pensare che l’assessora, con questa delega e rapporto privilegiato, non sappia più di altri sul tema e se non lo sa e francamente credo sia così, non credo che gli altri sappiano di più su questa operazione. Se mi permette Direttore, se il Consiglio Comunale tutto non ha mai visto uno straccio di piano industriale, la Giunta nella sua interezza nemmeno e il Sindaco e il Governatore forse pure loro, come fanno e facciamo a formarci una opinione seria, ed avere non dico sicurezze, ma almeno un quadro preciso della situazione reale su cui riflettere ed assumere decisioni consapevoli. Il Vice Sindaco poi, che non perde occasione di dire che finito il PUG o questo o quel provvedimento importante si dimette, perché stanco e sente il richiamo della famiglia, é il maggior sponsor e nei fatti fa il contrario di come vorrebbero i suoi intenti e spinge su questo progetto con una accelerazione degna di una supercar…..non elettrica, ma a motore termico e vera! Troppo ghiotta questa operazione dal punto di vista urbanistico per la maggioranza e alcuni esponenti di questa per sottrarsi. Il tanto lavoro necessario per la realizzazione delle infrastrutture e dello stabilimento è una grande opportunità per molti e soprattutto per chi ha certi bottoni in mano e per questi spingere sull’accelerazione è una occasione unica. Il mio convincimento è che l’investimento si farà, lo stabilimento avrà una produzione volutamente limitata (auto cinese costruita in Italia da 2milioni di euro circa cadauna e la possibilità di sdoganare del timbro cinese quelle prodotte in casa loro con questo ombrello italiano), costi sociali ed infrastrutturali esagerati per la città non per loro, nessuno sviluppo ulteriore per il futuro di questo investimento, difficoltà nel reperimento di manodopera per tutti e necessità di importare lavoratori da fuori o sottrarli alle aziende vicine e il vero risultato sarà quello di dare per una mancia la possibilità ai cinesi di avere una base nella motor valley, togliersi di dosso il minus commerciale di avere auto Made in China e di portare nel loro paese un prezioso Know-How italiano altrimenti impossibile in modo diretto. Tutto questo fino a quando serve. Perché poi a Reggio Emilia e non altrove qua vicino é semplice: Modena, Stellantis, una vera grande casa automobilistica, con Ferrari e Maserati in loco e un marchio proprio e territoriale da difendere e di valore, non volevano di certo un auto elettrica cinese vicina di casa che ne sminuisse il valore e se ne potesse avvantaggiare e Bologna con Audì, altra grande casa automobilistica, con Lamborghini e Ducati, ha fatto lo stesso pensiero e tralascio quelli di Pagani, una vera supercar di nicchia prodotta in pochi numeri annuali. Non ci rimane che tifare per il Sindaco e che sapendo abbia visto giusto l’operazione, altrimenti saranno guai politici per lui, la Giunta e tutto il PD, ma ciò che peggio anche per tutti noi e purtroppo non solo politici…. Pensiamo e colleghiamo al dubbio sino americano anche le problematiche di bilancio comunale: il bilancio appena presentato dal solito maldestro Marchi é pieno di sorprese poco piacevoli e aumenti, IMU per le imprese, tassa di soggiorno per gli alberghi in questa fase inopportuna, la Cosap per le distese rimessa a regime aldilà delle balle, mancati accantonamenti e soprattutto un aumento del debito pro capite comunale spaventoso…. Il nostro Comune con tanti difetti che poteva avere, si è sempre distinto nella sua storia per una gestione parsimoniosa del debito pro capite e lo ha sempre tenuto molto basso in modo oculato. In queste condizioni non possiamo permetterci errori come quello che potrebbe significare l’insuccesso del progetto dei sino americani. Lo ripeto: forza Vecchi non sbagliare con questi cinesi…non portarci nei guai.

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