Guerra in Ucraina, altra mazzata sul distretto ceramico
Niente argilla dal Donbass, fra un mese scorte finite

4/3/2021 -Una nuova emergenza per il distretto ceramico reggiano-modenese. Ai costi insostenibili dell’energia, che hanno portato a un passo dalla chiusura numerose aziende, oggi si aggiunge anche il problema del reperimento di materie prime provenienti dall’Ucraina invasa dai russi.

A lanciare l’allarme è la Lega con la deputata Benedetta Fiorini e il consigliere regionale Stefano Bargi.

“La zona vicina al Donbass – afferma la parlamentare reggiana – è un fornitore strategico di materie prime per l’intera industria ceramica italiana ed europea. Nel 2019 sono stati importati dall’Ucraina 2,2 milioni di tonnellate di argilla ed oltre 200 mila tonnellate di caolino. Si stima che, al momento, le singole aziende produttrici abbiano scorte di materie prime per meno di un mese di produzione. È evidente che le ripercussioni per il territorio produttivo emiliano, ma non solo, connesse alle dure sanzioni e all’embargo applicato alle repubbliche separatiste sarebbero devastanti e a rischio ci sono migliaia di posti di lavoro. Per l’Italia la continuità di tali forniture è essenziale per garantire l’attività delle imprese ceramiche e l’occupazione che esse assicurano sia direttamente (35.000 addetti nella filiera) che nell’indotto nei distretti produttivi e logistici in particolare nell’Emilia-Romagna”.

Donetsk bombardata

A sua volta, Bargi sottolinea che “da una rilevazione di Confindustria Ceramiche del 22 febbraio scorso emerge infatti che le aziende importatrici di materie prime hanno scorte stoccate necessarie per la produzione non superiore a 1-2 mesi”.  “E’ chiaro il valore strategico delle importazioni di argille dall’Ucraina per l’industria ceramica europea ed italiana. Tuttavia i principali siti di estrazione di materie prime di interesse per il settore sono localizzati nella regione del Donbass, in particolare nella Provincia di Donetsk. È però evidente come la chiusura dei rapporti con la Russia, e il rischio che un’estensione delle aree interessate da scontri o eventuali azioni che compromettano la funzionalità delle infrastrutture ferroviarie, potrebbero portare a gravi criticità di approvvigionamento”. 

“Vien da sé – conclude Bargi – che priorità assoluta in questo momento sia il raggiungimento della pace: per salvare vite, ristabilire l’armonia e anche salvaguardare le nostre attività economiche”.

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