Fiume Po, la crisi idrica “peggiora ed è grave”
Allarme dell’Osservatorio, dati sconvolgenti
E’ il terzo inverno più secco in 65 anni

3/3/2022 – La crisi idrica che interessa il bacino del fiume Po “peggiora ed è grave“, è “emergenza in Piemonte e nel Delta, ma tutto il Distretto è in difficoltà”.

Si registra fino al 40% di portata in meno nelle sezioni esaminate del Po e fino al 60% in meno negli affluenti.

E’ l’sos lanciato dall’Osservatorio sulle crisi idriche riunitosi oggi in seno all’Autorità distrettuale del Fiume Po-Ministero transizione ecologica. Diversi gli indicatori dell’allerta idrica, in stato avanzato, a causa della perdurante mancanza di neve, pioggia, della “grave aridità” dei suoli e del progressivo impoverimento delle falde sotterranee.

A rischio copertura fabbisogni idrici 

Questo inverno a causa del manifestarsi contemporaneo di diversi indici negativi – dal crollo delle precipitazioni alle temperature in aumento – è “particolarmente anomalo”. Inoltre il rischio, in assenza di piogge imminenti per i prossimi mesi, contemporaneamente ai prelievi idrici a scopo irrigazione, è la copertura dei fabbisogni del bacino padano. È lo scenario delineato dall’Autorità distrettuale del Fiume Po-Ministero transizione ecologica. “Tutti i modelli previsionali – spiega l’autorità – convergono su una stabilità climatica con scarse piogge e temperature piuttosto elevate, che fanno presagire che la disponibilità d’acqua attuale non potrà colmare i fabbisogni della prima parte dell’estate e potrebbe generare una situazione di forte stress per l’habitat fluviale e di mancanza o calendarizzazione degli approvvigionamenti per l’universo produttivo”.

Scarsità idrica pesa anche su idroelettrico 

“In un momento di evidente preoccupazione collettiva per le forniture energetiche del Paese, anche la scarsità di acqua presente per la produzione di energia pulita idroelettrica potrebbe diventare un’ulteriore aggravante in un contesto che già paventa, con potenziali effetti negativi sulle emissioni di carbonio, un ritorno all’utilizzo del carbon fossile”. Così l’Autorità distrettuale del Fiume Po-Ministero transizione ecologica alla luce della riunione dell’Osservatorio permanente sulle crisi idriche che ha lanciato l’allarme sulla situazione grave di siccità per il fiume Po.

GLI INDICATORI 

Nel mese di Febbraio, secondo quanto emerso dall’Osservatorio, le piogge previste sono cadute in modo scarso e disomogeneo e non hanno apportato ristoro e miglioramenti sostanziali, mentre le temperature medie hanno confermato un trend di aumento di 3 gradi centigradi “che caratterizza questo anomalo inverno come il secondo più caldo degli ultimi 40 anni”.

Inoltre, “una stagione invernale mite e asciutta come quella che si sta per concludere non era mai stata registrata”. Tutti gli indicatori presi in esame risultano in prossimità dei minimi rispetto le serie dal 1961 ad oggi. Per quanto riguarda le portate d’acqua, su tutta l’asta del fiume Po persiste una condizione di marcata siccità idrologica invernale, dall’inizio dell’anno le portate (per tutte le stazioni di misurazione) sono sempre rimaste sotto le medie. A febbraio in particolare male Piacenza.

Situazione precipitazioni: le cumulate di pioggia sono abbondantemente sotto la media del periodo 2006-2020 e prossime ai valori minimi. Solo febbraio 2012 e 2020 hanno fatto registrare cumulate inferiori, rendendo questo inverno il terzo più secco degli ultimi 65 anni. Tra le conseguenze più pericolose le pianure aride e le aree di montagna a potenziale rischio incendi. 

L’entità del manto nevoso su tutto l’arco Alpino è prossimo ai minimi e il totale dell’acqua così immagazzinata è del 70% inferiore rispetto alla media stagionale. Un dato, secondo l’Osservatorio, destinato a peggiorare perché l’avanzare della stagione primaverile impedisce una “ricarica” della risorsa.

Soffrono anche i Grandi laghi e i serbatoi alpini e appenninici, ancora scarichi in attesa delle piogge. Il lago Maggiore è di poco superiore allo zero idrometrico. Como e Iseo sotto lo zero idrometrico. I livelli bassi dei laghi rappresentano un problema sia per la navigazione, ma anche per l’habitat. La scarsa piovosità del periodo e l’innalzamento del livello del mare contribuiscono in modo marcato anche all’avanzamento del cuneo salino, all’intrusione delle acque salate nelle acque dolci. Fenomeno che in questo momento interessa un largo tratto di costa adriatica in prossimità del Delta del fiume Po, nelle province di Rovigo e di Ferrara, raggiungendo una intrusione nei comprensori irrigui tra i 10 e i 15 chilometri.

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Una risposta a 1

  1. Maximiliano Giberti Rispondi

    04/03/2022 alle 15:33

    Io sono sempre più dell’idea che la diga di Vetto non può attendere oltre.

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