Vade retro similare
Confcoop: “No e poi no alle copie del Parmigiano Reggiano”
“Né deroghe né compromessi: è una questione di serietà”

15/2/2022 – Mentre si avvicina il momento in cui a pronunciarsi sui cosiddetti prodotti “similari” saranno chiamati i caseifici aderenti al Consorzio di tutela, per Confcooperative Reggio Emilia non ci sono dubbi: “Nei caseifici del nostro comprensorio si può e si deve produrre soltanto Parmigiano Reggiano e non sono accettabili deroghe o compromessi”.
La centrale cooperativa di Largo Gerra, dunque, non asseconda l’ipotesi – che emerge dalle proposte sin qui elaborate dal Consorzio – che si possano accettare le situazioni in cui un prodotto non marchiato a puntini, ma in tutto identico alle forme del “re” dei formaggi, possa essere avviato ad altri usi fino ai sei mesi successivi alla produzione. Un’osservazione specifica, dunque, sulla produzione di forme, “perché altri prodotti quali caciotte o yogurt – precisa Confcooperative – sono evidentemente non considerabili come prodotti assimilabili e restano comunque estranei alle dinamiche di mercato del Parmigiano Reggiano”.
“Come è emerso anche dal confronto con tanta parte dei nostri caseifici – spiega il presidente di Confcooperative, Matteo Caramaschi – c’è una questione di serietà e di correttezza che non è aggirabile, perché si tratta di tutelare la stragrande maggioranza dei produttori che si sono sempre comportati e si comportano nel pieno rispetto di regole previste dal piano produttivo che sanzionano gli eccessi di produzione”.

Il similare in vendita nello store del presidente Bertinelli


“Un patto approvato e sottoscritto assemblearmente, a suo tempo richiesto e riconosciuto dall’Unione Europea e dalle autorità garanti della concorrenza – osserva Caramaschi – che garantisce proprio i produttori rispetto a sbilanciamenti di mercato e consente di programmare la produzione in modo ordinato”.
“E’ proprio rispetto a questi obiettivi – prosegue il presidente di Confcooperative – che non è accettabile che vi sia la possibilità di evitare di pagare il superprelievo sulla produzione eccedente le quote assegnate ai produttori (che oggi rappresentano un patrimonio di grande valore economico) ricorrendo a meccanismi artificiosi che danneggiano chi agisce nella piena correttezza, premiano chi elude le regole e consentono produzioni che vanno comunque ad incidere sui mercati e si prestano ad usi impropri, generando ambiguità attorno al valore e all’unicità del Parmigiano Reggiano”.
“Eludendo la supercontribuzione – sottolinea Caramaschi – queste pratiche, oltretutto, tolgono risorse al Consorzio per la promozione e la comunicazione a sostegno dei mercati e rappresentano una doppia beffa per i produttori che agiscono nell’osservanza delle norme, che non solo corrono i rischi di mercato che stanno in capo a tutti, ma vanno a pagare da soli – con l’eventuale superprelievo versato – le iniziative promozionali di cui beneficiano anche coloro che eludono le norme”.
Per Confcooperative, dunque, non vi sono “sconti” possibili né alternative rispetto ad un’azione che deve portare a ribadire che “in questo territorio si fa Parmigiano Reggiano e basta, un prodotto premiato dai consumatori perchè è unico ed è simbolo di un territorio, di artigianalità, di passione e di affidabilità”.
“Una scelta a favore del rigore – conclude Confcooperative – che eviterebbe anche il sovraccarico di controlli atti a verificare che le forme bianche non finiscano su mercati intrecciabili con quelli del prodotto originale e autentico”.

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Una risposta a 1

  1. Luciano Rispondi

    15/02/2022 alle 13:58

    che nei caseifici da parmigiano reggiano si faccia solo quello sono d’accordo ma che nel comprensorio sia la stessa cosa questo no lo vieta anche l’antitrust.
    ognuno deve essere libero di produrre ciò che vuole senza imposizine di nessuno.
    chi è più bravo sarà premiato dai consumatori. Sofia Goggia insegna

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