Strage di Bologna: “Contro Bellini macigni probatori”
Ma la perizia sulle parole di Maggi fa vacillare l’accusa. Pg furibondo con la Polizia scientifica

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23/2/2022 – Processo strage di Bologna: la Procura che sostiene l’ accusa contro Paolo Bellini, appare in difficoltà a dimostrare in modo convincente la colpevolezza dell’ex killer reggiano, collaboratore di giustizia da oltre 20 anni, quale co-autore materiale della strage alla stazione del 2 agosto 1980.

Paolo Bellini

Lo si è capito nell’udienza di oggi, in cui è continuata la requisitoria, sostenuta dal Pg Nicola Proto. A proposito della perizia della Polizia Scientifica sulla famosa frase intercettata nel 1996 a Carlo Maria Maggi, il magistrato non ha trovato di meglio che dichiarare sbagliato e “ingiustificabile” il lavoro della Polizia Scientifica di Roma, peraltro condotto con le metodologie più avanzate. Perchè dalla registrazione “ripulita” dalle interferenze , emerge chiaramente che Maggi non parlò affatto di “aviere” (che sarebbe Bellini, secondo l’accusa, il quale aveva un brevetto da pilota) bensì disse “lo sbaglio di un corriere“. Un colpo durissimo per la Procura, che su quell'”aviere” aveva fondato un pilastro portante del teorema accusatorio. E infatti il colpo è stato avvertito. Non trovando di meglio, il magistrato ha dunque affermato che la Scientifica si sarebbe lasciata suggestionare dalla cosiddetta “campagna” sulla pista palestinese. E dato che in definitiva tra il 2020 e il 2021 a dedicare una completa controinchiesta sulla strage è stato Reggio Report, i nostri lettori sappiano che questo piccolo giornale on line sarebbe in grado, secondo taluni, di influire sugli inquirenti, se non di subornare persino la Polizia scientifica. Cose che non hanno bisogno di ulteriori commenti, tanto appaiono campate in aria, ma che accadono nel Belpaese alla latitudine non del sole cocente della Bassa che cuoce le teste (come scriveva Guareschi), ma a quella ben più vernenga delle nebbie e dei misteri d’Italia.

Ma procediamo col racconto dell’udienza di oggi.

Il Pg Proto ha affermato che nei confronti di Paolo Bellini “più che indizi ci sono macigni probatori“. Uno di questo sarebbe il famoso riferimento di Maggi all’aviere, su cui sorprendentemente la Procura continua a insistere, nonostante tale parola sia stata dimostrata inesistente dalla Polizia Scientifica. L’altro, in verità più concreto, riguarda l’alibi “precostituito” e confermato dalla famiglia, sul viaggio di bellini da Reggio Emilia a Rimini e al Passo del Tonale, alibi smentito dopo molti anni e in questa istruttoria da Maurizia Bonini, (ex moglie di Bellini) che il pg Proto nell’udienza di venerdì scorso aveva definito “attendibile senza alcun dubbio”.

Certo, il fatto che Bellini fosse in stazione a Bologna quella mattina (e c’era anche Thomas Kram, esperto di esplosivi del gruppo Separat del terrorista Carlos, assoldato dal Fronte popolare palestinese di George Habbash, ma a nessuno sembra interessare) non può significare automaticamente che l’ex Primula Nera avesse preso parte della strage. Tuttavia, secondo il Pg, proprio l’esistenza di un alibi precostituito trasforma appunto l’indizio in “macigno probatorio”.


Proto ha affrontato l’argomento dopo aver smontato la ricostruzione dell’imputato sui suoi spostamenti la mattina del 2 agosto 1980. In particolare si è soffermato sul fatto che Bellini avesse dato appuntamento ai suoi familiari per il viaggio verso il Passo del Tonale al Delfinario di Rimini, anziché andarli a prendere all’albergo di Torre Pedrera in cui
alloggiavano. Allontanando dall’albergo i familiari la mattina presto, secondo il magistrato, avrebbe creato — agli occhi degli albergatori — la parvenza di un appuntamento temporalmente incompatibile con la sua partecipazione alla strage. In sostanza, per il Pg, Bellini evitò di andare di persona in albergo al fine di ‘eliminare dei potenziali testimoni‘, perché gli albergatori avrebbero potuto sostenere che Bellini non era arrivato a Rimini la mattina presto, bensì verso l’ora di pranzo.

IL TENTATIVO DI DELEGITTIMARE LA POLIZIA SCIENTIFICA

E veniamo alla parte più sconcertante della requisitoria di oggi: la delegittimazione dell’operato della Polizia Scientifica. La critica verso i periti e la perizia è implacabile, sul piano operativo e prima ancora procedurale: la Scientifica sarebbe andata oltre i compiti a lei richiesti.

Il terrorista internazionale Carlos, detto Lo Sciacallo

Per il Pg resta incrollabilmente valida la precedente perizia sull’intercettazione ambientale del gennaio 1996 in cui a casa, davanti alla tv, Carlo Maria Maggi parlando della strage col figlio, avrebbe detto: “Ma in pratica già qua nei nostri ambienti… erano in contatto con il padre di sto’ aviere… e dicono che portava una bomba, ecco!“.

Per la Procura il presunto aviere sarebbe proprio Bellini, che aveva un brevetto da pilota. Ma come abbiamo visto, la Scientifica ha demolito quella frase e di conseguenza le ipotesi che ne sono seguite. La cosa, per la Procura, non è in alcun modo digeribile.
Chiamati solo a digitalizzare e ripulire il file originale – ha sostenuto Proto – i tecnici sono andati oltre al loro incarico, “e utilizzando un metodo censurabile che va incontro a forti critiche“, hanno ipotizzato – anche perché in
quei giorni sui giornali si parlava molto della pista palestinese per la strage
– che la frase pronunciata da Maggi fosse “per lo sbaglio di un corriere”. Ebbene, quella decisione di andare oltre al mandato assegnato, per il Pg è “assolutamente ingiustificabile”.

MAURIZIA BONINI ASSOLUTAMENTE CREDIBILE

Nell’udienza di venerdì 18 febbraio, il Pg Proto aveva affermato che Maurizia Bonini, “merita una patente di assoluta credibilità”, perché “demolisce l’alibi dell’ex marito, che lei stessa aveva contribuito a creare”.

Secondo Proto numerosi elementi dimostrano la veridicità di quanto dichiarato in questo processo da Bonini, che dopo aver sostenuto l’alibi dell’ex marito per 40 anni ha cambiato versione, affermando che il 2 agosto 1980 Bellini non si trovava al delfinario di Rimini alle 9.30 – circostanza che avrebbe reso impossibile la sua presenza in stazione a Bologna alle 10.25 – ma che raggiunse i familiari nella città romagnola intorno all’ora di pranzo. In primo luogo, ricorda il pg, in un’intercettazione ambientale dell’11 luglio 2019 la donna, parlando con il figlio Guido “in un contesto protetto”, ovvero a casa sua, “ha riconosciuto per ben tre volte Bellini in una foto pubblicata sui giornali ed estrapolata dal video girato in stazione il 2 agosto 1980 dal turista svizzero Harold Poltzer”.

Sempre in quei giorni, durante una perquisizione della Digos, la donna fece una dichiarazione spontanea a una poliziotta, dicendo già allora che il giorno dell’attentato Bellini era arrivato a Rimini verso l’ora di pranzo. Infine, ha rimarcato Proto, la sua testimonianza resa il 21 luglio scorso “è andata oltre ogni aspettativa: Bonini è andata oltre a quello che aveva detto a noi, ha riconosciuto l’ex marito nel video senza ombra di dubbio e ha retto in maniera straordinaria al durissimo controesame della difesa, senza cedere di un millimetro”.

Peraltro “venire qui ad ammettere che il marito era in stazione a Bologna e che lei aveva mentito deve essere costato molto” a Bonini, anche considerando il fatto che per 40 anni la donna ha sostenuto l’alibi di Bellini. Una decisione, quella di mentire per proteggere il marito, che secondo il pg fu presa da un lato a causa delle pressioni fatte alla donna dal suocero Aldo Bellini, definito dalla stessa Bonini “un padreterno”, e dall’altro per la paura nei confronti del marito. Senza contare, ha concluso Proto, la comprensibile riluttanza della donna ad ammettere che Bellini potesse essersi reso responsabile di un fatto tanto grave. “Il mio cuore – disse infatti Bonini rispondendo alle domande dei magistrati – rifiutava l’idea che fosse stato mio marito”.

Proto si è infine rivolto ai giudici della Corte d’Assise: “Questo processo dipende dalla credibilità maggiore o minore che voi date a chi ha riconosciuto Paolo Bellini nel filmato in stazione, ovvero Maurizia Bonini, che ha riconosciuto l’ex marito in privato e in dibattimento. Non fatevi fuorviare da un elemento che comunque noi abbiamo smontato e criticato”.

Due perizie in cui sono state messe a confronto delle foto dell’imputato e le immagini dell’uomo ripreso nel video girato in stazione a Bologna il giorno dell’attentato dal turista Harold Poltzer e che sono giunte a risultati opposti. Per la Procura generale le conclusioni di Tessitore portano ad un giudizio di compatibilità di secondo livello, corrispondente al massimo grado possibile. Nel caso specifico, ricorda Proto, gli elementi analizzati porterebbero ad un giudizio di “compatibilità totale” tra Bellini e l’uomo che compare nel video, contrariamente a quanto sostenuto dai consulenti della difesa, che però, secondo i pg, hanno utilizzato “un metodo sindacabile”, servendosi di “fotografie non congrue” per escludere alcuni elementi di compatibilità, come “la fossetta giugulare”.

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