Processo strage di Bologna: la requisitoria
“Bellini coperto dai servizi sin dal delitto Campanile”
Allora dite che ci faceva a Bologna con Thomas Kram

18/2/2022 – “Bellini, che noi riteniamo presente in stazione a Bologna il 2 agosto, è stato un killer di Avanguardia Nazionale. Un killer protetto dai servizi segreti, a partire dall’omicidio di Alceste Campanile“. Omicidio avvenuto a Reggio Emilia nel 1975, in pieni anni di piombo.

Bellini, un killer protetto dai servizi sin dal 1975: lo ha affermato il Pg Umberto Palma nel corso della sua requisitoria, cominciata mercoledì e proseguita nell’udienza di oggi, al nuovo processo sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, che vede come principale imputato proprio Paolo Bellini, accusato di concorso nella strage medesima.

In aula, accanto ai Pg Palma e Nicola Proto, anche era presente la procuratrice generale reggente di Bologna, Lucia Musti.
    Avanguardia Nazionale, ha dunque spiegato Palma, “non può essere stata tenuta fuori dalla strage, non può essere resa estranea a questo attentato, che coagulava varie forze eversive“. Dunque Avanguardia Nazionale rappresentava “l’anello di congiunzione tra il vertice finanziario-organizzativo della strage di Bologna”, costituito secondo il teorema della Procura dal binomio piduista Licio Gelli-Federico Umberto D’Amato, e “la figura di Paolo Bellini, che fu un militante operativo di Avanguardia Nazionale, quanto meno, nella metà degli anni settanta”.

Palma ha poi sottolineato il ruolo di Stefano Delle Chiaie, leader assoluto di Avanguardia “e confidente di Federico Umberto D’Amato. Anzi – ha posto l’accento Palma – tra i due c’era una convergenza strategica, che va al di là del fenomeno del confidente. Ed era noto in ambienti politici e giornalistici che D’Amato manipolava Delle Chiaie“.
    Palma è tornato poi a soffermarsi sulla figura di Sergio Picciafuoco, criminale legato all’estrema destra, presente in stazione la mattina della strage, affermando che “Picciafuoco è colpevole ma è un colpevole non punibile”, in quanto già assolto in via definitiva dall’accusa di aver partecipato all’attentato.

Dunque, con l’inizio della fase dibattimentale vera e propria, a Bologna è andato in scena, ed era prevedibile, un processo ai morti: vale a dire a Licio Gelli, Federico Umberto d’Amato, Umberto Ortolani e Mario Tedeschi ritenuti i veri mandanti occulti della strage. I quali però, essendo morti, non possono comunque difendersi e controbattere le accuse, e per questo a norma di legge non potrebbero essere giudicati. La legge è legge, tuttavia il condizionale è d’obbligo perché la Procura generale procede imperterrita col suo teorema e imbastisce inevitabilmente il processo ai morti, attingendo a piene mani alla sterminata pubblicistica sugli anni di piombo, sull’Italia dei poteri occulti e dei servizi deviati, e in definitiva scrivendo una pagina molto speciale della storia delle giustizia italiana. Pagina in cui la verità si costruisce in buona sostanza su un filone ideologico ripetuto e ribollito in modo martellante da decine di anni, al di là dei fatti più o meno dimostrabili e addirittura prescindendo da essi.

Eppure, se esiste nella requisitoria di Bologna un elemento di novità, esso riguarda l’affermazione perentoria secondo Bellini, il killer reggiano collaboratore di giustizia dal 1999, fosse coperto dai servizi segreti sin dall’omicidio di Alceste Campanile, cioè dal 1975, e che era presente a Bologna la mattina del 2 agosto 1980. Vedremo più avanti, nelle prossime udienze, se e come l’ex Primula Nera, come lui stesso ha promesso in aula, riuscirà a dimostrare che l’uomo immortalato nel famoso filmino Poltzer girato in stazione poco prima e subito dopo la strage, non era lui.

Tuttavia, se all’epoca Bellini era già un uomo dei servizi segreti, se il 2 agosto 1980 era in zona stazione a Bologna, e soprattutto se la Procura Generale crede veramente a quello che afferma, allora la Procura stessa non può più ignorare il fatto che Bellini si sarebbe incrociato ben due volte a Bologna con Thomas Kram, uomo delle Cellule rivoluzionarie tedesche occidentali e inquadrato nel gruppo Carlos (all’epoca al soldo del Fplp): una volta nello stesso albergo il 21 febbraio 1980, e l’altra in stazione la mattina della strage.

Se l’uomo dei servizi, dunque, “parlava” con Kram terrorista del gruppo Separat, o lo teneva d’occhio, perché non si indaga su questa verità clamorosa? La risposta è, purtroppo, semplice: perché questo particolare da solo è in grado di minare in profondità il teorema della strage targata P2, e nel contempo fa rientrare dalla porta principale del processo la pista mediorientale – che i bugiardi, sapendo di mentire, continuano a bollare come depistaggio – pista sulla quale è calato uno spaventoso silenzio di Stato, con la blindatura del segreto prima di Stato, e ora funzionale, ai livelli di segretezza più elevati, sui dispacci del colonnello Giovannone da Beirut e sul Lodo Moro.

Di certo, prescindendo dai fatti conclamati, il processo ai morti rischia di scivolare nella fantascienza d’autore. Nell’udienza di mercoledì, il PG Palma è riuscito a far passare D’Amato, lo spione più potente e capace della Prima Repubblica, come un burattino nelle mani di Gelli e del suo demi-monde, e persino a tirare in ballo il presidente Cossiga, morto da tempo pure lui, non a caso sostenitore della pista palestinese.

“Il piduista Federico Umberto D’Amato venne incaricato da Licio Gelli dell’operazione Bologna, e sovvenzionato con 850mila dollari, non perché fosse un piduista qualsiasi, ma perché era un uomo di potere enorme e associava a questo potere l’amicizia con Francesco Cossiga“.

Non c’è da meravigliarsi se Gelli nell’operazione Bologna – ha aggiunto Palma – si sia rivolto all’uomo che dava più garanzie per manovrare i gangli del potere e appoggiare operazioni di depistaggio già prima che la strage fosse realizzata materialmente“.

In sostanza secondo il Pg il poliziotto-gourmet, fedelissimo al Patto Atlantico ma che si incontrava segretamente in un appartamento di Roma con Pajetta plenipotenziario del Pci, avrebbe costruito i depistaggi ancora prima della strage di Bologna. E hai visto mai che tra i depistaggi montati a tavolino, come sostenuto di recente da una famosa giornalista senza la minima ombra di vergogna, non vi sia anche la scoperta, soltanto quarantina di anni dopo la strage, che volete che siano quarant’anni, della presenza di Bellini e Kram nello stesso albergo di Bologna?

Come sempre il sonno della ragione genera mostri. Che il più delle volte sono in fondo comici, ma quando si tratta di giustizia, sono purtroppo l’icona di una cupa tragedia.

(PIERLUIGI GHIGGINI)

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Una risposta a 1

  1. Poli Fausto Rispondi

    20/02/2022 alle 17:36

    Gentile Sig. Ghiggini: approvo il Suo metodo per la pubblicazione di documenti e quant’altro, ma pero’ chi legge si sente sempre un paletto che consiste nel non progredire del Paese, come se questi eventi blocchino.

    Buona serata.

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