Mal’aria di città: il rapporto Legambiente
Smog: 2021 anno nero, e il 2022 sarà peggiore
Allarme Legambiente per Modena, Piacenza e Reggio Emilia

3/2/2022 – In Italia l’emergenza smog “resta un problema cronico”. E l’Emilia-Romagna è uno dei territori dove l’allarme è più elevato. Lo sostiene Legambiente, sulla base del nuovo report “Mal’aria di città” realizzato nell’ambito della campagna Clean Cities.

“Il 2021 è stato un anno nero per la qualità dell’aria- spiega l’associazione- su 102 capoluoghi di provincia analizzati, nessuno è riuscito a rispettare tutti e tre i valori limite suggeriti dall’Oms per Pm10, Pm2,5 e biossido di azoto”. In Emilia-Romagna, in particolare, “nessuna provincia rispetta i valori per tutti e tre gli inquinanti”. In generale, segnala Legambiente, sono 17 le città italiane con i valori più alti di polveri sottili, superando più del doppio i limiti.

Fra queste c’è Modena, che nel 2021 ha registrato una media annuale di Pm10 pari a 31 microgrammi per metro cubo (il limite è 15). Per le polveri ultrafini (Pm2,5) sono 11 le città più inquinate con oltre quattro volte i valori Oms. Fra loro c’è Piacenza, con una media annuale di 21 microgrammi (il limite è cinque). Infine, sono 13 le città più inquinate da biossido di azoto con il triplo dei livelli rispetto al limite. E ancora Modena, con 30 microgrammi (il massimo è 10). Per poter rientrare nei prossimi anni nei limiti più stringenti dell’Oms, calcola Legambiente, le città italiane dovranno ridurre in media di un terzo le concentrazioni di polveri sottili.

Lo sforzo sarà maggiore per Modena, che dovrà dimezzarle. “Obiettivo lontano anche per Piacenza e Reggio Emilia”, avverte l’associazione. Le polveri ultrafini, invece, andranno ridotte del 61% a livello nazionale, taglio che per Piacenza in particolare sale al 75%. Per il biossido di azoto, infine, “la riduzione dovrà essere consistente per tutte le province emiliano-romagnole- afferma Legambiente- con le criticità maggiori a Modena, che dovrà ridurle del 67%”.

Se questa è la prospettiva, però, in Emilia-Romagna il 2022 l’anno è cominciato nel peggiore dei modi. Dal 13 gennaio, ricorda infatti Legambiente, tutte le province emiliane, e dal 18 gennaio tutta la regione, “si sono viste costrette ad applicare le misure emergenziali previste per lo sforamento dei limiti delle Pm10. Misure che sono terminate solo l’1 febbraio, grazie alle previsioni di vento forte. Alcune città tra cui Modena, Reggio Emilia e Piacenza registrano ad oggi già più di 20 giorni di sforamenti, quando il limite previsto è di 35 giorni nell’arco di un anno”.

Per questo Legambiente ribadisce “l’urgenza di ripensare aree metropolitane, spazi pubblici urbani e mobilità sostenibile”. Secondo l’associazione, è importante anche “agire su più fronti. Ad esempio l’agricoltura, che contribuisce in maniera determinante sulla qualità dell’aria. In particolare gli allevamenti intensivi, insieme all’utilizzo delle deiezioni, contribuiscono per il 94% alle emissioni di ammoniaca, inquinante primario precursore del particolato. Un problema che non può più essere ignorato, ma che va regimentato limitando l’ulteriore intensivizzazione degli allevamenti in Pianura Padana”.

Da oggi prende il via la seconda edizione della campagna ‘Clean Cities‘ che dal 3 febbraio al 3 marzo toccherà 17 capoluoghi italiani, con una tappa a Bologna il 16-17 febbraio. Sono previste iniziative di piazza, flash mob, presidi, attività di ‘bike to school’ e confronti pubblici. “È evidente che le misure messe in campo fino a qui dal Piano aria integrato regionale non sono sufficientemente valide- afferma Legambiente Emilia-Romagna- sarà necessario nel nuovo piano individuare strumenti che ne monitorino costantemente l’efficacia e che prevedano un adeguamento delle misure in base ai risultati ottenuti”.

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