Il gruppo Happy compra Coopbox e la chiude
Sindacati sulle barricate: “Atto di pirateria industriale”

1/2/2021 – ”Un atto speculativo di vera e propria pirateria industriale quello perpetrato dal gruppo Happy di Cremona ai danni della Coopbox. L’azienda lombarda ha acquisito i due siti industriali di Ferrandina (Matera) e Bibbiano (Reggio Emilia) solo con l’intento di accaparrarsi il loro portafoglio clienti e chiudere la produzione, al momento annunciata nell’incontro con le organizzazioni sindacali territoriali. Un’ azienda che opera ininterrottamente dal 1982 con risultati positivi. È un’operazione a cui ci opporremo in tutte le sedi e in tutti i modi”.

Questa la dura presa di posizione delle segreterie nazionali Filctem Cgil, Femca Cisl,
Uiltec Uil
quest’oggi riguardo una vertenza che vede a rischio 40 posti di lavoro.

”Quote di mercato in cambio di posti di lavoro -ribadiscono i rappresentanti dei tre sindacati- non è l’economia che vogliamo e non è quella di cui ha bisogno il Sud con il rischio, inoltre, di gravi riflessi sociali sull’intero territorio. Un atto predatorio inaccettabile perpetrato sulla pelle dei lavoratori che le istituzioni non devono consentire. Le nostre paure sono anche per lo stabilimento di Bibbiano, per cui temiamo un destino non diverso e che sarà
coinvolto direttamente nella vertenza”.

”Siamo vicini a tutti i lavoratori, da oggi in stato di agitazione, e sollecitiamo le istituzione affinché convochino presto un tavolo di confronto con l’azienda per determinare soluzioni che salvaguardino il futuro dei siti produttivi e dei loro lavoratori”, hanno concluso le segreterie nazionali di Filctem, Femca, Uiltec.

Coopbox, azienda leader nei contenitori per prodotti alimentari, era un fiore all’occhiello del Ccpl di Reggio Emilia. Nei mesi scorsi è diventata definitiva la sanzione multimilionaria per il vecchio “cartello” europeo del packaging, a conclusione di una vertenza durata anni a Bruxelles.

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Una risposta a 1

  1. Poli Fausto Rispondi

    02/02/2022 alle 21:19

    Il sindacato, se effettivamente volesse il bene dei propri iscritti, si organizzerebbe per sviluppare nuove situazioni di business per i 2 siti chiusi. Se e’ così come e’ descritto, bisognerebbe fare come coopsette, che i dipendenti si sono uniti in cooperativa, e hanno continuato. I sindacati se ne sbattono. Allora i migliori titoli sarebbero: il sindacato non si e’ impegnato per riqualificare, per riorganizzare. Mentre un tempo era tutto piu’ semplice e solidale. Ma poi, questa realta’, perche’ non e’ rimasta in seno alla proprieta’ attuale CCPL ? Quali inciuti non sappiamo ? Qua c’e’ in gioco il benessere, e’ inutile.

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