Festival Verdi: Parma colonizzata da Bologna
Va in scena la rivolta degli artisti del Regio
Contestato Pizzarotti, in fuga il direttore Roberto Abbado

DI CORRADO GUERRA

8/2/2022 – Il paradosso del nuovo Festival Verdi 2022, presentato tra le polemiche al Teatro Regio di Parma, è che le locandine degli spettacoli programmati per settembre e ottobre prossimi smentiscono i proclami fatti dal sindaco Federico Pizzarotti e dalla direttrice generale del teatro Anna Maria Meo per spegnere le polemiche stesse: dei principali titoli in programma (La Forza del Destino, Simon Boccanegra, Quattro Pezzi Sacri), uno solo è affidato al coro e all’orchestra del Teatro Regio di Parma, il Simon Boccanegra; la Forza arriverà infatti da Bologna, i Quattro Pezzi Sacri da Firenze.(il Trovatore, programmato al teatro Magnani di Fidenza è poco più che un contentino per accontentare il territorio parmense e in versione minore).

Difficile credere che, in queste condizioni, il ruolo e la fiducia riposte a parole dai vertici del Teatro su coro e orchestra del Regio siano immutate e che le proteste siano solo frutto di un “chiacchiericcio da bar”. Ciò che conferma, invece, la preoccupazione degli artisti parmigiani, che hanno alzato gli scudi contro il nuovo cartellone: le masse artistiche di Parma ridotte al ruolo di comparsa in casa loro, con un impegno lavorativo di circa 20 giorni, mentre solo qualche anno fa l’impegno superava i 100 giorni. In queste condizioni molti protagonisti del successo di questi anni potrebbero essere costretti a revocare la propria disponibilità andando a lavorare altrove e finendo per impoverire ulteriormente la qualità artistica finale, dopo 20 anni di onorato servizio nel nome di Giuseppe Verdi.

La presentazione del Festival Verdi

Un rischio vero per il Teatro Regio che prova a ripartire dopo il Covid: quello di scambiare l’apertura alla collaborazione con altri teatri con una colonizzazione mascherata, ma senza ritorno, snaturando l’idea stessa di festival: pensato e nato nei luoghi di Verdi, per valorizzare la via parmigiana all’esecuzione delle opere del compositore di Busseto.

Ecco perché la protesta che è andata in scena in parallelo alla presentazione del nuovo cartellone del Festival Verdi appare come una ferita profonda tra il Teatro e la città di Parma. Davanti alla platea rumorosa degli invitati alla presentazione del cartellone, i vertici della città e del teatro in scadenza: su Pizzarotti – contestato vivacemente durante il suo intervento – la spada delle elezioni amministrative di maggio; sulla Meo la scadenza del contratto di direttore generale fissata a fine dicembre di quest’anno.

Come dire: un Teatro senza garanzie di un futuro certo.

Un segnale su tutti: Roberto Abbado, direttore musicale del Festival Verdi, inaugurerà a Parma la rassegna 2022 ma con i complessi artistici del Comunale di Bologna (lui è anche direttore principale della Filarmonica di Bologna i cui componenti sono gli stessi dell’Orchestra del Comunale). E, per l’imbarazzo della situazione che si è venuta a creare, sospettato da molti di essere il Cavallo di Troia dell’operazione di colonizzazione avviata da Bologna, ha addirittura rinunciato a presentare il cartellone di cui pure è responsabile artistico.

Gli artisti del Regio con la amscherina di protesta davanti al monumento a Giuseppe Verdi

E mentre gli artisti del coro del Teatro Regio si sono presentati all’appuntamento con la mascherina anti Covid bianca con una “x” nera in segno di protesta per rendere plasticamente l’idea che è stata loro tolta la voce, a nome e a sostegno del coro è intervenuto anche Raffaele Veggiano, medico ed ex corista, che ha riassunto le proteste di gruppi culturali e associazioni del territorio presi in contropiede da questa fuga in avanti della direzione del teatro contestandola platealmente.

Una protesta che è arrivata a rimpiangere i tempi dell’Ater, quando a livello regionale, specie tra i teatri di tradizione, c’era collaborazione e programmazione: tutti i teatri della via Emilia lavoravano e il numero degli spettacoli portati in tournée era molto di più di adesso anche sui palcoscenici meno prestigiosi.

A proposito di (mancata) programmazione, poi, c’è la politica. Sulla non chiara collaborazione tra Parma e Bologna e sul rischio di cannibalizzazione della tradizione operistica di Parma pendono anche due interrogazioni in consiglio regionale, presentate da Fabio Rainieri (Lega) e Giulia Gibertoni (Gruppo misto). Chissà se l’assessore regionale alla cultura, Mauro Felicori, riuscirà a trovare il modo per tranquillizzare gli animi.

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