Don Luigi Lenzini , assassinato da ex-partigiani, sarà Beato : la proclamazione il 28 maggio in piazza Grande a Modena

21/2/2022Don Luigi Lenzini, ucciso da ex partigiani nel 1945 a Crocette di Pavullo, sull’Appennino Modenese, sarà beatificato a Modena il 28 maggio, nel 141mo anniversario della sua nascita.

Ad annunciarlo è l’arcidiocesi di Modena e Nonantola.

Don Luigi Lenzini

“La beatificazione – rende noto l’arcivescovo Erio Castellucci – si terrà in Piazza Grande a Modena, alle 16, nel corso della messa presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, rappresentante del Santo Padre”.
    Nella chiesa di Crocette, luogo dell’uccisione, don Lenzini avrà una nuova sepoltura: è stato infatti presentato il progetto per custodirne le spoglie, ora contenute nella parete laterale destra, sotto l’immagine della Madonna, in un pilastro in marmo bianco.

(FONTE: ANSA)
   

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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    22/02/2022 alle 11:04

    Bella notizia!
    Questa è la tragica storia di questo Sacerdote, Don Luigi Lenzini, come per tanti altri dimenticati.

    Don Luigi Lenzini, parroco di Crocette – Pavullo (MO), la notte del 21 luglio 1945 – la guerra era finita da tre mesi – alle ore 2, si ode una scampanellata alla porta della canonica di Crocette. La buona “perpetua”, Angiolina F., affacciatasi alla finestra, vede un uomo che le dice di voler il parroco per l’assistenza a un infermo assai grave. Angiolina conosce l’uomo e si affretta a chiamare il parroco, Don Luigi Lenzini, 64 anni di età, che dovrebbe riposare, ma carico di preoccupazioni, veglia e prega. Don Luigi, intuito il diabolico tranello, rifiuta l’invito, dicendo che ha già visitato il malato il giorno prima e che sarebbe tornato al mattino, alla luce del sole. La perpetua dalla finestra lo dice all’uomo rimasto ad attendere. Segue un lungo silenzio nella calda notte d’estate. Quindi si sentono strani rumori lungo i muri della casa. Gli uomini presenti, partigiani comunisti (sono almeno in quattro), servendosi di una scala a pioli, riescono a entrare in canonica attraverso la finestra del ballatoio, rimasta aperta, all’altezza di 7 metri da terra. Sono mascherati e, appena entrati, terrorizzano la perpetua, la quale fugge in una casa vicina, dopo aver riconosciuto uno di questi figuri. Frattanto risuonano nella notte lenti rintocchi della campana a martello, come un gemito, un grido di aiuto. Don Luigi, compreso il pericolo, è sceso al piano terra ed è risalito subito sul pianerottolo del campanile e ha dato di piglio alla corda della campana. A quel suono, si scatena sul piazzale della Chiesa una sparatoria infernale a scopo intimidatorio: guai a chi fosse sopraggiunto! I briganti, introdottisi in canonica, sono assai pratici dei luoghi e, scendendo la scala interna, si portano in Chiesa e sparano diversi colpi, quindi salgono sul pianerottolo del campanile, dove trovano Don Luigi. Lo afferrano – quattro contro uno, buon affare, vero? – lo strappano via dal luogo santo con brutale sacrilega violenza. Nel tragitto dalla Chiesa verso la morte ormai sicura, Don Luigi vive il suo calvario. Gli assassini infieriscono su di lui con sevizie ed efferata crudeltà. Vogliono costringerlo a bestemmiare il suo Dio, quel Dio che lo ha elevato alla dignità più alta sulla terra: “Alter Christus”. Giunto nella vigna a mezzo chilometro dalla Chiesa, con il corpo orribilmente straziato, il parroco viene finito con un colpo alla nuca, quindi viene “semisepolto” sotto poca terra, intrisa del suo sangue. I senza-Dio, peggiori di Attila, fuggono “a capolavoro compiuto”. L’odio a Cristo e alla sua Chiesa li ha condotti a un delitto, contro uno dei suoi Ministri. Il povero corpo di Don Luigi è ritrovato da alcuni contadini una settimana dopo, il 27 luglio 1945, nella vigna, lungo la scorciatoia che conduce a Pavullo. I suoi funerali, in mezzo al rimpianto e alle lacrime degli onesti, vengono celebrati nella sua Chiesa di Crocette dal Vicario foraneo di Pavullo, Don Giuseppe Passini. La tomba del martire – perché di un martire vero si tratta – nel cimitero parrocchiale, è subito meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera: indimenticabile buon pastore che ha dato la vita per Gesù e per le anime a lui affidate… (Fonte: http://www.santiebeati.it). Si riporta anche la nota della “Gazzetta di Modena” del 19 luglio 1949: Alcuni uomini entrano sparando in canonica, inseguono il parroco(Don Lenzini, ndA) fino in Chiesa, lo trascinano fuori, lo torturano ed infine lo abbattono a colpi di mitra. Al processo, nel luglio 1949, i presunti autori Mario Cirri, Sauro Cantergiani, Mario Pedroni, Ruffillo Mauri e Pietro Alabastri vengono assolti per insufficienza di prove.

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