Parmigiano Reggiano, gran pasticcio al Consorzio
Caso Bertinelli, l’esecutivo rinvia al CdA
Ma troppi consiglieri sono impastati di “similari”

DI PIERLUIGI GHIGGINI*

13/1/2022 – Consorzio Parmigiano Reggiano, resta in sospeso l’affaire Bertinelli. Ieri il Comitato esecutivo di via Kennedy, nel corso di una riunione fiume cominciata dopo le 10 e conclusa alle 15,30, ha deciso di non decidere, del resto come da previsioni.

I tre sindaci revisori hanno cortesemente declinato l’invito a esprimersi sulla posizione di incompatibilità del presidente Bertinelli, la cui azienda produce ( o ha prodotto) un similare a pasta dura del Parmigiano Reggiano (con il marchio Senza, perchè privo di caglio animale) e lo ha messo in vendita nel suo store al Centro Torri di Parma. Il caso è stato documentato dall’inviata di Report Rosamaria Aquino, con un clamore sui media e sui social senza precedenti per le “grane” periodiche del P-R.

Bertinelli con l’ex premier Conte

A norma di statuto consortile, se Bertinelli ha effettivamente prodotto il “similare” deve decadere dalla carica di consigliere, e automaticamente dalla presidenza. Ma la patata scotta troppo,e per questo l’esecutivo consortile ha cercato di passarla ai sindaci revisori,i quali però si sono defilati motivando laloro posizione sostanzialmente con due ragioni:

a) Sostengono che non è loro competenza;

b) Comunque una loro decisione potrebbe veinire un domani contestata e inficiata, se putacaso venisse alla luce un qualsivoglia, potenziale conflitto di interesse. De quale peraltro oggi non si ha alcuna notizia nè ufficiale nè underground.

Insomma, mancavano solo il tovagliolo e la ciotola dell’acqua per lavarsi le mani. Ma questa è la posizione motivata dei sindaci revisori del Consorzio, di cui il Comitato Esecutivo – che probabilmente si aspettava qualcosa del genere – ha dovuto prendere atto.

Così dopo un lungo pensare e travagli di non poco conto, anche per il profilarsi di una fronda interna di consiglieri reggiani e dell’altra sponda del Po (di cui però non si sa praticamente nulla), la decisione è rimpallata a un Consiglio di amministrazione già convocato da Bertinelli per lunedì 17 gennaio alle 10. Ordine del giorno: “Aggiornamento servizio Report RAI 3 del 3/1/2022 e valutazioni ai sensi artt. 27 e 37 dello Statuto“.

E’ interessante a questo punto rileggere l’articolo 37, dal testo pubblicato nel sito online del Consorzio:

È altresì causa di ineleggibilità e di incompatibilità con la carica di Consigliere del Consorzio e ne determina la decadenza se eletto:

a. lo svolgimento da parte del candidato (sia in Italia che all’estero, sia personalmente che a mezzo di aziende riconducibili al candidato stesso) dell’attività di produzione di prodotti appartenenti alla stessa tipologia merceologica del Parmigiano-Reggiano e con questo comparabili e/o concorrenti;

b. la partecipazione in qualità di membro del Comitato Esecutivo, o di organo equipollente ovvero di dirigente con funzioni manageriali in società, anche di capitali, sia di diritto italiano che straniero che abbiano, sia direttamente che attraverso società controllate, partecipate o collegate, quale oggetto la produzione ovvero la commercializzazione di prodotti appartenenti alla stessa tipologia merceologica del Parmigiano-Reggiano e con questo comparabili e/o concorrenti ed il fatturato di questi ultimi prodotti rappresenti almeno 1/3 (un terzo) del fatturato aggregato di tali formaggi nelle società controllate, partecipate o collegate.

Come si vede, la norma è rigida e non lascia dubbi. Ma il Consiglio di amministrazione di Kennedy riuscirà ad approfondire la questione con la fermezza dovuta? O meglio: sarà in condizioni di farlo senza condizionamenti o retropensieri?

Il Comitato esecutivo, intanto, ha deciso di ripartire da un parere redatto anni fa dall’avvocato Riccardo Manghi, in occasione di una situazione analoga a carico dell’allora presidente Alai. E Bertinelli si era presentato proprio insieme a Manghi, la settimana scorsa, al cda informale nel quale i consiglieri di Modena e di Mantova lo avevano messo sotto accusa.

E’ possibile che il cda di lunedì chieda il conforto di ulteriori pareri legali, perchè a quanto pare nessunointende assumere a cuor leggero la responsabiltà di disarcionare il presidente in carica. E d’altra parte tira aria, come scrive oggi la Gazzetta di Reggio, di “autoassoluzione”.

Il cda del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano

Tuttavia il punto è un altro: questo cda è nelle condizione di poter decidere? Sono in molti a nutrire forti dubbi in proposito

Reggio Report ha pubblicato i nomi dei consiglieri che, in un elenco “supergreto” stilato peraltro da una fonte autorevole (e di cui a quanto pare i vertici del consorzio fossero a conoscenza), risultano essere produttori di formaggi “similari” concorrenti in vario modo col Parmigiano-Reggiano.

Su un elenco di 13, sono almeno 10 i consiglieri i cui caseifici produrrebbero similari del Parmigiano Reggiano, e quindi si troverebbero nelle medesime condizioni di incompatibilità imputate al presidente Bertinelli. Una lista ovviamente da sottoporre a verifiche scrupolose (probabilmente ne esiste una ancora più aggiornata), ma la cui attendibilità viene confermata da più parti. Solo Odini, membro del Comitato esecutivo e presidente della sezione mantovana del P-R, e lui stesso nell’elenco dei “similari”, ha il bel coraggio di parlare di elenco “fantomatico”.

Per quanto riguarda la posizione vicepresidente vicario del consorzio Kristian Minelli – vicepresidente del gruppo Granterre – va precisato che è stato designato dal Caseificio Razionale Novese di Novi di Modena che non produce formaggi bianchi “similari” del Parmigiano-Reggiano. E infatti il Novese e Minelli non compaiono nella lista resa nota da Reggio Report e che hanno visto tutti, fuorchè a quanto pare il consigliere Cristian Odini, che pure è cointeressato.

Tioriamo le somme; dieci o undici consiglieri su 28 costituiscono più di un terzo del consiglio di amministrazione. E’ chiaro che dei consiglieri impastati di similare non sarebbero in grado di decidere serenamete su Bertinelli, trovandosi loro stessi nelle medesime condizioni di incompatibilità. Per contro, se dovessero decidere per un’assoluzione, molti potrebbero gridare allo scandalo, e la storia non finirebbe in modo indolore.

E’ altrettanto evidente che, prima di decidere su Bertinelli, trasparenza vuole che vengano passate al microscopio la posizioni dei singoli consiglieri, per poi decidere se sono incompatibili o meno, o se comunque esistano conflitti d’interesse insuperabili. E se non lo fanno i sindaci revisori, dovrà pur procedere qualche autorità di vigilanza che ne ha il potere.

Vi è una terza soluzione, la più semplice e olimpica: Bertinelli e gli altri consiglieri in fumus di similare si autosospendano, e lascino ai superstiti, non impastati di similare, il compito di traghettare il Consorzio verso nuove elezioni.

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